Victor Hugo a 130 anni dalla morte


hugo“Non ho trovato presso gli espositori del Salone la magnifica immaginazione che cola dai disegni di Victor Hugo come il mistero dal cielo. Parlo dei suoi disegni a china, perché è fin troppo evidente che, in poesia, il nostro poeta è il re dei paesaggisti”: così commentò Charles Baudelaire i disegni esposti da Victor Hugo al IX Salone del 1859. Il poeta francese sintetizza al contempo molto bene lo stile icastico, descrittivo e immaginifico dello scrittore, che crea nelle sue pagine dei veri e propri scenari in cui il lettore viene immerso totalmente.

Hugo nacque il 26 febbraio 1802 a Besançon nella Franca Contea, dove il padre, conte napoleonico e militare dell’esercito di Giuseppe Bonaparte, si trovava di guarnigione. Seguì il padre a Parigi, Napoli e infine in Spagna, ma nel 1813 la separazione dei genitori costrinse lo scrittore a stabilirsi con la madre a Parigi. Lì dal 1815 al 1818 frequentò il Politecnico per volere del padre, ma ben presto abbandonò gli studi per dedicarsi alla letteratura. Scrisse così la sua prima composizione letteraria, le Odi, e nel 1819 fondò con i fratelli il foglio Il conservatore letterario. Il 12 ottobre 1822 sposò Adèle Foucher, un’amica d’infanzia, da cui ebbe cinque figli. La scoperta del tradimento della moglie lo portò a condurre una vita di libertinaggio, intrecciando relazioni con diverse donne.

La svolta nella poetica di Hugo avviene nel 1827 con l’uscita del dramma storico Cromwell: nella prefazione lo scrittore contesta le convenzioni del teatro classico ancora in auge, come le unità aristoteliche e l’obbligo di escludere azioni o parole ritenute volgari, quotidiane o umili. Diventa questo il manifesto delle nuove teorie romantiche, che vedranno la loro concretizzazione nel dramma Hernani del 1830, che dà l’avvio ad una nuova querelle tra antichi e moderni. È questo un periodo molto fertile per lo scrittore, che pubblica romanzi, poesie e drammi, tra cui il capolavoro più noto dal successo immediato è Notre-Dame de Paris del 1831.

castello“Quando la conoscenza si trova in un solo uomo, la monarchia s’impone. Quando si trova in un gruppo d’uomini, questa deve far posto all’aristocrazia. Ma quando tutti hanno accesso ai lumi del sapere, è venuto il tempo della democrazia”: in disaccordo con i provvedimenti anti-liberali di Napoleone III, nel 1851 parte per l’esilio dapprima alla volta di Bruxelles, poi dell’isola di Jersey ed infine di Guernesey. Prende così forma la sua figura poetica e ideale di “Padre della patria in esilio”, alimentata anche dalla ripresa della sua attività letteraria con i poemi di satira politica I castighi del 1853. L’impegno politico ai piani più alti porta Hugo a concepire un altro capolavoro, I miserabili (1862), dove persone cadute in misera, ex forzati, prostitute, monelli di strada e studenti in povertà inscenano un mondo analizzato e mostrato a 360°.

Rientra in patria nel 1870, dopo la caduta di Napoleone III e l’instaurazione della Terza Repubblica francese, acclamato da una folla entusiasta e galvanizzata dal suo ritorno. La sua casa ritorna ad essere un luogo di incontro privilegiato per i letterati. nel 1878 è colpito da una congestione cerebrale e il 22 maggio 1885 muore. I suoi funerali sono pubblicamente celebrati e la sua salma esposta sotto l’Arco di Trionfo e vegliata da dodici poeti; attualmente è sepolto al Pantheon, accanto ad Alexandre Dumas ed Émile Zola.




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