Tutti pazzi per Tiziano


tizianoRoma. Il “Ritratto di Paolo III Farnese” dipinto da Tiziano tappezza letteralmente la città, lo si trova su ogni cartellone pubblicitario, nei corridoi della metropolitana, sulle fiancate degli autobus, testimonial della grande mostra sul pittore veneto alle Scuderie del Quirinale fino al 16 giugno prossimo.
La mostra “Tiziano” curata da Giovanni Carlo Federico Villa e ampiamente pubblicizzata è un vero e proprio evento: la considerevole quantità di opere del maestro, trentanove in totale, che da tutto il mondo sono state riunite a Roma (impresa non da poco se si considera la gelosia con la quale i musei custodiscono i loro capolavori) costituisce un’occasione pressoché unica per gli studiosi, gli amanti del bello, i curiosi.
Chi era Tiziano Vecellio? Una celebrità già ai suoi tempi, una sorta di rockstar del Cinquecento che a distanza di cinque secoli non ha smesso di suscitare l’attenzione e l’ammirazione del grande pubblico. Conteso ai suoi tempi da nobili e potenti (in prima fila nientemeno che il Papa e l’Imperatore), fu pittore longevo: visse per circa ottant’anni. Le opere esposte in questa mostra testimoniano bene le varie fasi e l’evolversi della sua lunga carriera con un allestimento movimentato e non scontato, che si sgancia da un rigoroso filo cronologico e propone il nucleo di opere a soggetto sacro prima, i ritratti e infine le opere profane.
Se deciderete di cogliere l’occasione e andare a porgere omaggio al grande Tiziano vi ritroverete così a (ri)scoprire l’opera di questo indiscusso maestro: sfruttate l’opportunità di poter osservare questi capolavori così da vicino (quando la guardia di sala si distrae) da riuscire a seguire ogni sussulto della pennellata e dopo allontanatevi per farvi stupire da quei guizzi di colore puro che folgorarono gli artisti arrivati dopo di lui. Non occorre essere esperti studiosi per farsi sconvolgere dal sublime “Crocifisso” dell’Escorial di Madrid, davanti al quale molti visitatori hanno sostato increduli, travolti dalla tragica bellezza di questa versione del tema sacro. Non sottovalutate i ritratti (genere tradizionalmente considerato “noioso” dagli studenti e non solo), ricordiamoci che è di Tiziano che stiamo parlando. Il bravo ritrattista ferma sulla tela il carattere dei suoi soggetti tramite i gesti e gli sguardi, finge coi suoi pennelli i velluti, le barbe lanuginose, le superfici riflettenti delle pietre preziose, e ancora non smette di affascinare con le opere di carattere profano, dalle voluttà della “Danae” alla pennellata sfratta e sconvolta dell’opera che chiude la mostra, la drammatica “Punizione di Marsia”, dipinto che risale all’ultimo periodo dell’attività del pittore e che oggi ha sede stabile nella Repubblica Ceca.
Mi trovo proprio davanti a quel famoso “Paolo III Farnese”, capolavoro indiscusso della ritrattistica cinquecentesca, quando accanto a me si riunisce un gruppetto di studenti di storia dell’arte in libera uscita che iniziano a commentare l’opera, studiata fino a quel momento solo sui libri, con un certo qual entusiasmo. Poco dopo passa una signora dall’aria annoiata che in men che non si dica si libera degli auricolari con l’audioguida e si accoda al gruppo di studenti. L’audioguida sicuramente fornisce nozioni più accurate, spiegano gli studenti. Ma è l’autentica passione per la storia dell’arte che lei preferisce.

Roberta Colasanto




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