Un anno di foto e sconosciuti: il progetto di 365 Strangers


365-4 31 dicembre, uscire di casa con la macchina fotografica e dare la caccia all’ultimo di 365 scatti, volti di persone incontrate e conosciute per caso, per strada, a partire dal 1 gennaio 2015. Ogni giorno una foto, un ritratto, una storia: Genova, Milano, Torino, l’Irlanda, non importano i luoghi ma le relazioni, l’approccio, la sfida, e il suo lieto fine. Una storia reale? Ebbene, sì. È stata l’idea portata avanti per tutto il 2015 da Davide Buscaglia, lo psicologico-fotografo dietro al progetto 365Strangers, dal 12 dicembre scorso non solo più sfida e ricerca personale, raccontata sull’omonimo sito, ma anche mostra-evento allestita al Palazzo santa Chiara di Savona fino all’8 gennaio. Abbiamo fatto qualche chiacchiera con Davide, per esplorare le ragioni e il progetto dietro la sua idea oggi che, dopo un intero anno, il cerchio si chiude.

In cosa consiste il progetto 365 Strangers, da che esigenza è nato e dove pensi ti porterà?

Il progetto ha preso vita per un’esigenza legata alla mia passione per la fotografia: da tempo volevo realizzare qualcosa, ma non sapevo bene come mi sarei avvicinato al mezzo. E poi ci sono ragioni più profonde, legate a un bisogno e a una necessità personali: quando ho iniziato a chiedermi se avessi mai fatto qualcosa che mi era piaciuto davvero, mi sono risposto sì, ma solo in parte. Avevo voglia di conoscere persone, di condividere cose, da quando ho lasciato Torino la sensazione è sempre stata quella di sentirmi un po’ solo. Sono state queste due spinte ad avvicinarsi nella mia mente e dare vita al progetto. Mi sono preso un anno sabbatico, non lavoro come psicologo al momento ma sto vivendo al cento per cento questo progetto che riempie ogni giornata: gli incontri, la scrittura per il sito, la mostra.

Come ti sei mosso per cercare gli scatti?

Vivo in val Bormida da tre anni, tutti i giorni prendo la macchina per incontrare gente. Capita spesso mi debba spostare apposta per trovare uno sconosciuto, altre volte approfitto dello spostamento per fare incontri in altre città.

Come hai conosciuto queste persone, come le hai approcciate e hai stabilito con loro un dialogo?365-3

Non ho mai avuto relazioni con le persone che ho scelto prima del momento in cui le ho effettivamente incontrate per strada. Come le ho scelte? Sono andato molto a sensazione, a volte mi è capitato di guardarne molte, ma alla fine vederne davvero solo una: quella vista è stata quella scelta. Un volto, un atteggiamento. Credo siano state scelte legate molto al non verbale: non consapevolmente, ma mi sono reso conto di essere stato colpito da una sorta di percezione sensoriale, molto sull’estetica, non tanto legata alla bellezza, ma all’espressione corporea del momento. La media degli incontri è stata di mezz’ora al giorno, a volte di più, a volte le persone avevano fretta. In ogni caso il dialogo è profondo: sono sempre arrivato con un atteggiamento molto accogliente, curioso, non giudicante, mi sono un po’ mosso come se fossero i primi incontri di una terapia, in quanto tali ho parlato anche di me, mi sono fatto conoscere.

Tra gli episodi più curiosi e le reazioni più inaspettate?

Mi ha sorpreso quando per strada ho incontrato uno sconosciuto che però conosceva il progetto, mi sono sentito molto accolto. Tra le curiosità c’è il fatto che il “sì” mi è arrivato spesso con trasporto, c’era la voglia di dire di sì. Certo, sono arrivati anche dei no, ne ho presi soprattutto durante il primo periodo. Ma i sì sono stati abbastanza simili, si somigliavano. Quello che invece è accaduto durante gli incontri è stato ogni volta diverso.

Cosa hai imparato al contempo della fotografia e dell’approccio allo sconosciuto?

365-2A livello fotografico l’insegnamento più grande appreso per strada è che fotografia e relazioni vanno a braccetto, sono due dimensioni con una profonda connessione, l’una potenzia l’altra. Il momento dello scatto a volte diventa il momento più intimo e alto dell’aspetto relazionale, ed è una cosa bellissima, che sento e mi tocca ogni volta. Lo riscopro ora raccontandotelo: dal primo incontro credevo che fotografia volesse semplicemente dire “fare uno scatto”. In realtà non è così, gli inglesi hanno ragione a dire “take a picture”, perché si prende sempre qualcosa nel momento in cui si incontra un altro, a livello relazionale ma anche empatico, ed è la cosa che più mi affascina. La ricchezza più grande che ho ottenuto è questo legame. Andando sui tecnicismi, a metà marzo mi sono reso conto che ci sono un sacco di sorgenti luminose a cui attingere, pensavo fosse solo il sole a fornire luce, in realtà la luce si riflette sulle pareti e le pareti possono essere usate per illuminare il volto. Certo, è una cosa che i fotografi sanno bene, ma che io da profano non sapevo e ho scoperto per caso inaspettatamente!

Cosa pensi di aver lasciato agli sconosciuti che hai incontrato?

Mi piace incontrare e lasciare ciò che in quel giorno fa parte di me: a volte c’è stato entusiasmo, a volte ci sono state freschezza, spontaneità, curiosità. È con questo atteggiamento che ho cercato di incontrare l’altro. Ci sono state anche giornate oscure, ma la mia volontà era sempre quella di portare dell’energia pulita e buona per strada, e vedere cosa sarebbe successo. Spesso incontrarsi in questa dimensione è diventato nutriente: credo di aver preso molto, non so se ho dato altrettanto.

Non ti sei fermato nemmeno un giorno, per cui oltre alle zone che frequenti abitualmente ci sono state zone dove sei stato in vacanza, ci sono Torino, Milano, l’estero. Sei riuscito a cogliere dei legami tra i luoghi e le persone che stavano in quei luoghi?

Savona, Genova, qualche volto imperiese incontrato in giro per la Liguria e poi la Valle: credo che ci siano delle connessioni e delle differenze. All’inizio trovavo Genova diffidente, spesso mi veniva detto che sarebbe stato difficile sostenere il progetto fino alla fine, si adattava meglio a città come Milano o Torino. In realtà per me la bella scoperta è stata quella di aver trovato delle connessioni tra Genova, Savona, Milano, Torino: credo di aver incontrato delle persone che avrei potuto incontrare in una qualsiasi di queste città, abbiamo dialogato in una maniera libera da sovrastrutture e appartenenze. Torino ce l’ho nel cuore, è sempre molto presente e si sente sulla pelle negli incontri che vivo, forse proprio perché vivo portandomela addosso. La Genova dei vicoli e le sue persone sono specifiche, c’è una grossa connessione tra architetture, abitanti e quartieri. La Valle è il posto in cui ho avuto più difficoltà a ottenere dei sì, ma è normale: c’è diffidenza, c’è meno apertura e curiosità verso un percorso di questo tipo, in città è molto diverso. A Milano avrei potuto fare 4000strangers, sarebbe stato molto più semplice!365-1

Grazie a una campagna di crowdfunding di successo, lo scorso 12 dicembre ha inaugurato a Savona la mostra 365 Piacere di conoscermi, tutti gli scatti di Davide (e quelli realizzati durante gli ultimi giorni dell’anno) stampati e raccolti in un percorso condiviso con curiosi, passanti, nuovi stranieri. L’intento del progetto, infatti, non è solo espositivo: Davide e il gruppo di professionisti che lo sostiene hanno progettato un vero e proprio raccoglitore di eventi legati alla mostra con l’intenzione di portare gli sconosciuti fuori dalla rete, per strada, per imparare a dialogare con l’altro oggi che, immersi nella comunicazione virtuale e nella tecnologia, siamo abituati a guardare e parlare con degli schermi e non più con altri sguardi di persone, anche sconosciute. “Un progetto street che rimane tale – conferma Davide – è una mostra fotografica, ma come il progetto, che non è esclusivamente fotografico, è incentrata sulla relazione, sullo sconosciuto. Sicuramente a livello personale l’idea ha funzionato: quello che ho preso da questo progetto lungo tutto l’anno è impagabile, qualcosa di importante per la mia vita a livello intimo”.

Tanta energia per un progetto che sta coinvolgendo artisti, musicisti e performer liguri e che dal web si è spostato direttamente a Savona, ed è in fieri ogni giorno nell’ambito della mostra. Se siete curiosi di approfondire il lavoro di Davide e scoprire i suoi 365 stranieri e il lavoro che sta prendendo vita intorno al progetto, potete visitare la pagina Facebook, e se vi trovate in zona, fare un salto di persona a Palazzo Santa Chiara.

[Le foto di questo articolo sono state tratte dalla pagina Facebook di 365Strangers e sono di Luca Riva Studio]




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