The Revenant – Redivivo


imagesViscere e vendetta. Le forze motrici di questo film impregnato di liricismo, il settimo per il regista Alejandro González Iñárritu e il più difficile in assoluto. Nove mesi di riprese in esterni a Calgari, immersi nella natura più selvaggia, usando solo luci naturali e combattendo contro mille imprevisti. Decisione dopo decisione, la storia di Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) prende forma e coinvolge lo spettatore attraverso un realismo studiato al dettaglio, che invade la sala cinematografica di quei silenzi e quelle urla presenti in natura.

È il 1823, Glass fa da guida a una spedizione di mercenari mercanti di pelli. Con lui il figlio indigeno Hawk, la persona a lui più cara al mondo. Miracolosamente sopravvissuto all’attacco feroce di un orso (una tra le  scene più incredibili del cinema moderno), Glass viene lasciato indietro dai suoi compagni perchè incapace di proseguire. Incaricati di vegliare su di lui Bridger, il più giovane e inesperto tra i mercenari (Will Poulter), e John Fitzgerald (Tom Hardy). Quest ultimo, avido e senza scrupoli, per sbarazzarsi del pesante fardello e intascarsi il denaro promesso dal capo spedizione non esita a pugnalare a morte Hawk davanti agli occhi del padre che, incapace di parlare o difendersi, viene a sua volta sepolto vivo. Nell’uomo moribondo tuttavia arde il fuoco della vendetta, una forza sovra umana che lo porterà a sfidare gli elementi e superare i suoi stessi limiti per raggiungere lo scopo finale. Uccidere Fitzgerald.

Il film si apre nel pieno dell’azione, è autunno e i mercenari devono difendersi dall’attacco degli indigeni. Frecce contro fucili, gli invasori sono assaliti dagli invasi. La tecnica di Iñárritu si scorge sin dalle prime battute, ad esempio l’uso quasi esclusivo della steadycam che segue l’azione come in una coreografia acrobatica. I meravigliosi piani sequenza dove gli alberi e le montagne, la neve e i cavalli vengono trattati non come mero complemento ma come personaggi a se stanti che arricchiscono l’inquadratura. Infine il tocco spirituale dei dettagli, i primi piani sulle gocce d’acqua, un formicaio in movimento, la paglia che diventa fuoco.

Le performance attoriali sono di primissimo livello. DiCaprio si conferma un artista dotato di una estrema fisicità, così intenso da trasfigurarsi, perdere l’indidentità di divo per fondersi totalmente con quella del personaggio. Nessun sacrificio è troppo grande per la veridicità: dall’addentare pesce o fegato crudo all’infilarsi nudo in una carcassa di cavallo. Un vero stacanovista della settima arte, che geme, urla o sussurra per tutta la durata del film. Tom Hardy, vile e spietato, rivela una nuova versione del suo essere l’antagonista per eccellenza. Meno muscolare e più giocata sulla parola, la sua recitazione marca sul subdolo insinuarsi nelle debolezze altrui. E poi ci sono i bellissimi volti degli indiani Arikara, interpretati da veri nativi americani.

Ad aggiungere valore, inoltre, la spettacolare fotografia di Emmanuel Lubezki e le musiche di Alva Noto e Ryūichi Sakamoto.

Un film a più livelli che tratta molteplici temi: la sopravvivenza, l’amore paterno, la famiglia e la terra brutalmente strappata. Un poetico inno alla vita. The Revenant è un’opera unica in cui ci si immerge totalmente e che lascia con il fiato sospeso per le tre ore più corte che possiate immaginare.




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