The Imitation Game di Morten Tyldum


The imitation game posterDecifrare Enigma è la missione che Alan Turing e i migliori matematici britannici devono portare a termine per salvare la loro nazione e vincere la guerra. Carpire le informazioni criptate del nemico è difficile e deve essere messo in campo tutto il loro genio per cercare di costruire una macchina in grado di svolgere questo importante compito.

Partendo dalla biografia del celebre matematico che ha ispirato molti degli scienziati contemporanei, Morten Tyldum, nel realizzare The Imitation Game, tesse una trama cronologicamente non lineare, ma piena di salti tra presente e passato che costringono lo spettatore a mantenere la concentrazione sull’intera vicenda. Lo spostamento da Manchester a fuori Londra e l’inizio della ricerca di collaboratori sono alternati dalle fasi dell’interrogatorio allo stesso Turing, narratore, che spiega chi è realmente e perché durante la guerra la decifrazione di Enigma (il sistema crittografico utilizzato dai tedeschi) doveva restare segreta così come gli studi e le attività dell’equipe di matematici da lui guidata.

Turing però non si limita a raccontare la vicenda di Enigma, che ha portato alla creazione del primo computer, chiamato Chris. Egli spiega anche da dove arriva quel nome e per farlo torna indietro nel tempo, alla sua infanzia, quando studiava. Ecco così il racconto del suo amico Chris, un compagno di vita, una persona con la quale condividere il tempo libro e gli affetti. Ad Alan, ragazzo geniale, capace di comprendere i più complessi teoremi matematici, ma incapace di farsi rispettare di essere felice di quello che era, Chris aveva insenato a trovare un posto nel mondo.

Ma Chris purtroppo muore in giovane età e Turing cerca così di ricreare il suo amico, di riportare in vita il suo brillante cervello attraverso un cervello artificiale, il progenitore del computer che di lì a pochi anni avrebbe visto la nascita dei primi prototipi proprio a Manchester, città dello stesso Turing. Il gioco dell’imitazione quindi sta proprio in questo, nella macchina che dovrebbe colmare il vuoto della persona, e l’affetto che Chris prova nei confronti della sua macchina viene dimostrato proprio nelle ultime scene, quando vediamo che questa è stata trasportata nel suo salotto e lui le parla, la contempla attentamente, come se fosse una persona.

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Turing è un uomo che ha lavorato nell’ombra, che è stato costretto a nascondere la sua omosessualità; si rimane impotenti e senza parole difronte a questa storia, quella di un uomo che aveva salvato tante vite ed è stato condannato dallo stesso Stato che lui aveva servito, condannato magari dalle stesse persone che aveva salvato perché omosessuale e quindi un criminale per la legge inglese.

Quando usciamo dalla sala le parole che portiamo con noi sono soltanto due: grazie e scusa. Grazie Alan Turing per aver salvato tutte queste persone, scusa per averti costretto al suicidio dopo averti sottoposto a castrazione chimica.




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