Sanremo 2016 agli Stadio


 

stadio-5-724x429Alle fine furono Stadio. La storica band bolognese capeggiata da Gaetano Curreri vince a furor di popolo – e di critca – la 66esia edizione dl Festival di Sanremo. Agli increduli Stadio, che ricordano le precedenti sconfitte e, da gruppo affermato che non ha certo bisogno della platea sanremese per farsi conoscere al grande pubblico, non avevano nemmeno per la testa di trionfare sul podio, anche il premio della sala stampa Lucio Dalla e il riconoscimento istituito quest’anno e dedicato a Gianfranco Bigazzi per la miglior musica. Successo dunque di pubblico, al televoto, di critica con i giornalisti e di musica grazie al placet dei professori d’orchestra. E così questo Sanremo si conclude nel più inaspettato dei modi, con la vittoria della qualità affermata, che da tanto tempo, tra i fiumi di parole e i tutti i laghi e tutti luoghi in cui sguazzano i fenomeni da talent show, sembrava essersi persa.

Non si poteva sperare di meglio per un Festival che si contraddistingue per dati di ascolto eccezionali. Il migliore degli ultimi 11 anni (dall’epoca Bonolis), con una media di share che si è aggirata quasi costantemente intorno al 50 per cento. Picchi record, come ha più volte segnalato il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone, per i dati di ascolto della fascia tra i 15 e i 24 anni, che hanno fatto registrare in diversi momenti uno share del quasi 60 per cento, in controtendenza con le abitudini televisive cui Sanremo era abituato.

E’ dunque un effetto festival che fa pensare e sperare in una ventata di novità. Che arrivi dalla musica, dalla televisione, dallo stile di Conti o da fenomeni più complessi che si intrecciano con le dinamiche dei social network, resta ancora da studiare e capire. Certo è però che il mondo dei social network si è dimostrato proattivo per gli ascolti tv, con un nuovo modo di seguire le maratone dall’Ariston che ha visto impazzare tweet e parodie, tutte con l’hashtag #Sanremo2016, meritevole anche di un’emoji speciale dedicata al festival da Twitter. I 500mila tweet per sera hanno generato infatti un vortice di interesse che sicuramente ha funzionato da traino verso Rai Uno anche per un pubblico solitamente non televisivo.

Una bella soddisfazione per la macchina festivaliera, certo, ma probabilmente anche un positivo riscontro per tempi che cambiano, e portano con il loro nuovo movimento anche modi, usi e stereotipi legati alla tv. Che Sanremo è Sanremo resta un baluardo sicuro da inseguire per una settimana l’anno, dimenticando tutto il resto e lasciandosi prendere dalla frenesia festivaliera, ma che si tratti anche di un fenomeno nuovo in quanto a musica, starà a tutti noi capirlo, da qui alle prossime classifiche di vendite, ascolti radio e concerti. Insomma, al grido di Stadio ci prepariamo curiosi a una nuova stagione musicale.




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