Room – in anteprima da Londra


Nelle sale inglesi è già uscito il film sorpresa delle recenti nomination agli Oscar: Room. Il dramma diretto da Lenny Abrahamson (già dietro al successo di Frank, 2014) arriverà in Italia il 3 marzo dopo essere passato per il RomaFF10 lo scorso autunno.

11200274_ori“Today I am five. I was four last night going to sleep in Wardrobe, but when I wake up in Bed in the dark I’m changed to five, abracadabra.” Queste le prime righe del romanzo di Emma Donoghue autrice del bestseller Stanza, letto, armadio, specchio (Mondadori, 2010) da cui il film è tratto e che ne diventa anche sceneggiatrice. La voce innocente di Jack (Jacob Tremblay) ci conduce in un mondo minuscolo, il suo universo, l’unico che lui conosca. Room. Lo stesso fa il film introducendo il punto di vista del piccolo tramite le immagini della stanza al suo risveglio: c’è Muro e Lavandino e Lucernario. E Ma (Brie Larson) che come ogni giorno renderà la vita di Jack tra quelle claustrofobiche mura speciale. Usando i gusci di uova come giocattoli, leggendo Alice nel Paese delle Meraviglie e Il conte di Montecristo, permettendogli di guardare Dora l’esploratrice in Tv.

Perchè Ma ha deciso di lasciare il piccolo allo scuro del dramma che stanno vivendo per concedergli quell’infanzia magica che altrimenti non avrebbe potuto vivere. Lei che a 20 anni è stata rapita, sequestrata e abusata dal Vecchio Nick, il loro carceriere, vede in Jack la sua unica via d’uscita. E ora che ha cinque anni è pronto, deve esserlo, per la verità.

Room non è un thriller, lo spettatore non è tenuto incollato alla sedia dal se e come i nostri protagonisti si salveranno (anche se si tratta di una delle scene più belle e coinvolgenti di tutto il film). Ciò che incanta e commuove è la relazione che lega mamma e figlio, l’incredibile forza di riuscire a vivere una esistenza fatta di quotidianità e affetto nonostante tutto. È un film che analizza il mondo interiore dei suoi personaggi, le loro reazioni, le emozioni che si manifestano come un vulcano dopo il traumatico risveglio.

La colonna sonora gestita da Stephen Rennicks è perfetta; il modo in cui enfatiza lievemente la domesticità della vita nella stanza fino a renderla fiabesca a contrasto con il duro appropriarsi di sè stessi e della libertà in un mondo che sembra alieno e pronto a ingoiare i protagonisti, è pura poesia. Lo stesso si può dire del direttore della fotografia, il britannico Danny Cohen (This Is England, Les Misérables, The King’s Speech, The Danish Girl) che magistralmente dona un senso di estrema prossimità con inquadrature vicine ma ampie allo stesso tempo, perfette per rispecchiare il modo in cui Jack interagisce con la stanza.

Brie Larson merita le attenzioni che la stampa e i critici le hanno indirizzato in questi ultimi tempi, la sua performance è struggente e vigorosa. Accanto a lei Jacob, la prodigiosa rivelazione di questo film, capace di far sciogliere il cuore di chiunque nei panni di Jack, la sua innocenza è disarmante e il suo sguardo dolcissimo.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *