Romano Montroni: diffondiamo la lettura!


IMG_5031Capita, passeggiando per il Salone del Libro di Torino appena inaugurato, di incappare in Romano Montroni proprio nei cinque minuti di pausa dalla grande confusione e dal caldo soffocante della manifesazione, mentre si mangia un gelato. Che fare? Confidare nella pazienza e nel buon cuore del libraio più famoso di Italia, e chiedergli una breve intervista, registratore in una mano, gelato nell’altra.
Romano Montroni è uno storico impiegato delle Librerie Feltrinelli, che ha diretto fino al 2000. In virtù di questa forte esperienza a contatto con il luogo dove i libri arrivano alle persone e si contano sui listini di vendita, è anche professore a contratto nel master in Editoria cartacea e multimediale di Umberto Eco presso l’Università di Bologna e docente della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Tra i suoi scritti, Vendere l’anima. Il mestiere del libraio (Laterza) e Libraio per caso (Marsilio). Montroni, racconta la sua biografia, ha selezionato e formato oltre seicento librai e inaugurato una cinquantina di librerie.
E’ dunque a questo personaggio che chiedo in che condizioni si trova oggi, primo giorno del grande Salone di Torino, il mondo del libro e della lettura. Ecco la sua risposta:Il Salone è un invito ad essere ottimisti e a continuare sulla strada della diffusione e della conoscenza del leggere. Ovviamente noi viviamo una crisi economica che si ripercuote anche su chi acquista libri, ma il nostro vero dramma, quello italiano, è la lettura. Non è tanto allora un problema di crisi economica, perché il mercato cala per la mancanza del potere d’acquisto e ha disincentivato i lettori deboli. Nei paesi forti però, dove la crisi c’è, anche se più limitata, se sono abituati a leggere, leggono! In Italia si legge, ma questo è valido solo per pochi lettori, i cosiddetti lettori forti, sono quelli che pur avendo meno disponibilità non rinunciano a leggere. Noi abbiamo il problema di incrementare l’interesse al leggere, e lo dobbiamo fare solo attraverso il sistema scolastico italiano: se non andiamo lì, non andiamo da nessuna parte”.



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