Radiospazio Teatro inaugura la stagione 2014


Appena tornato da un’importante trasferta all’Aquila, Radiospazio Creativo, guidato dal regista e drammaturgo Alberto Gozzi, che già Artintime aveva intervistato qui, si appresta a tornare in scena nella sua Torino con una nuova e ricca stagione, senza dimenticare la trasferta abruzzese, che anzi potrebbe portare prossimamente a nuove iniziative. Il gruppo teatrale torinese ha infatti percorso più di settecento chilometri per una trasferta in onore dei cinquant’anni del TSA, di cui Gozzi rappresenta uno dei nomi della stagione d’oro, collaborando con Maria Luisa Serripierro dell’associazione Animammersa, per portare in scena all’Auditorium del Parco dell’Aquila “Fuga dal Natale”, di John Grisham, rivisto secondo la formula del radioteatro, una riscrittura del romanzo fatta di suoni e voci, come nella tradizione della compagnia torinese.

La stagione teatrale torinese di Radiospazio sarà simbolicamente aperta tra pochi giorni, il 31 gennaio, con un’esibizione in forma ridotta al Magazzino sul Po nell’ambito di “Un magazzino di musica e parole”, rassegna organizzata da Kataplixi Teatro. Protagonista, il radiodramma 43 SECONDI Sarinagara di Philippe Forest, che vedrà al microfono Roberto Accornero, Eleni Molos, Francesco Benedetto. E mentre i preparativi fervono, non si pensa solo al teatro ma anche a uno spazio online per condividere critiche e recensioni legate al mondo della drammaturgia. Come spiega Gozzi, il nuovo blog di Radiospazio, appena nato, vorrebbe essere uno spazio vario, una sorta di miscellanea che raccolga materiale diverso, “fogli sparsi”, questo il titolo della sezione dedicata agli scritti di e sul teatro che, presto, dovrebbe essere inaugurata.

Tre saranno gli spettacoli proposti al Teatro Astra con doppia programmazione oraria, come potete consultare direttamente dal sito della Fondazione Teatro Piemonte Europa insieme a tutte le informazioni logistiche: Il ritorno di Casanova, di Artur Schnitzler (il 15 febbraio); Il pipistrello, di Luigi Pirandello (25 marzo); Occhi di tonno, di Alberto Gozzi (29 aprile).

“Con Casanova compiamo una grossa svolta – sottolinea il regista Alberto Gozzi – tant’è che è cambiata anche la nostra ragione sociale, siamo diventati Radiospazio Teatro. È quella che io chiamo la “fuga dal microfono”: non è certo nulla di definitivo, ma in questo spettacolo la componente legata al microfono è molto ridotta. Ci saranno copioni che girano, ma che non saranno letti, ci sarà la componente della memoria, e addirittura un embrione di costume. Gli attori si misureranno con questa novità rispetto alla nostra solita formula, perché anche la musica, che pure continuerà a essere un elemento lussureggiante, dovrà essere combinata con la voce nuda, non più con il microfono. E così sarà anche per un nuovo tipo di rapporto con lo spazio scenico, che va cambiando. Abbiamo voluto svincolarci un po’ dal microfono, ma questo non vuol certo dire abbandono: le cose circolano, poi ci si riacchiappa!”. Il lavoro di Gozzi e Radiospazio non si svolge solo sul lato della messa in scena teatrale, ma anche, e profondamente, sul testo, che in questo caso riscrive il testo originale, rispettandone il senso profondo e tuttavia tradendolo, come è implicito per ogni trasposizione da un mezzo a un altro. “Questa di un Casanova che torna esule e si scontra con una donna che gli è refrattaria, metafora di un mondo che è cambiato e di cui lui, ormai alla fine, non ha più una chiave di lettura, è una trama accattivante – nota ancora Gozzi – ed è però una trappola per un teatro “da camera” come quello che facciamo noi, perché avrebbe bisogno di spazi che, ovviamente, noi non abbiamo, per cui è stato necessario rivederlo e, sostanzialmente, riscriverlo”.

Foto Enrico De Santis - Progetto Bifronte

Foto Enrico De Santis – Progetto Bifronte

C’è invece uno spiccato ritorno alla dimensione metateatrale, o meglio, metaradiofonica nello spettacolo tratto da un raccontino di Pirandello: “è una lettura deliziosa – prosegue Gozzi illustrando gli spettacoli – colma di autoironia, per quanto la trama sia esilissima. Si tratta di metateatro all’interno della narrativa, perché è protagonista una compagnia di attori che, con ironia, introdurrà il tema di arte, vita e intrusione l’una nell’altra. Con questo spettacolo torniamo alla radio, perché la premessa sarà proprio uno studio radiofonico dove la finta commedia pirandelliana viene ricostruita. Da qui un gioco di specchi per un ritorno a una modalità che vuole quasi essere un’autocitazione, la commedia che diventa radio”.

E infine un omaggio al regista, con un apologo, “Occhi di tonno”, che vede la firma dello stesso Gozzi e che, risalente a una quindicina di anni fa, si ispira a una notizia di agenzia secondo cui alcuni scienziati giapponesi avrebbero rintracciato negli occhi dei tonni una sostanza in grado di fornire l’intelligenza. “Il guaio – racconta l’autore – è che questo mito dell’intelligenza seduce, e dunque l’imprenditore che scommette su questa scoperta sembra guadagnarne dei profitti, ma ha una controindicazione: provoca istinti omicidi. È una storia che vuole essere una chiave ironica e paradossale attraverso cui leggere l’aggressività dell’intelligenza e degli strumenti di cultura che, spesso, sono usati contro gli altri”.

E se fino alla prossima primavera Radiospazio sarà impegnato con la sua stagione, già si pensa ai progetti per l’estate, in particolare a un ritorno all’Aquila: “mi piacerebbe tornare là per lavorare e al contempo fare qualcosa, fisicamente, sul territorio, uno spettacolo articolato sui luoghi, nell’ambito di un progetto residenziale – conclude speranzoso Gozzi – Stavamo pensando a un nobile compromesso sull’autore, legato in qualche modo al territorio abruzzese, e la scelta è ricaduta su John Fante, fatto che ci permetterebbe di esplorare il tema dell’emigrazione, attuale e drammatico in quei luoghi segnati dal terremoto. Sarebbe inoltre un’esperienza mai provata prima e diversa per noi, si svolgerebbe all’aperto, e richiederebbe anche tutta una drammaturgia nuova”. Un’esperienza che, per un gruppo consolidatosi e cresciuto nel corso degli ultimi anni, potrebbe essere non solo una tappa professionale importante ma qualcosa di ancora più considerevole a livello personale e umano, “un ricostituente – come ammette sorridendo Alberto Gozzi – che non potrebbe che farci bene!”.




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