#PIX – Un po’ arte, un po’ follia, Chiara Giannecchini e le sue Prove d’Autore


La maglietta si fa tela per Chiara Giannecchini

La maglietta si fa tela per Chiara Giannecchini

Chiara Giannecchini, ci parli un po’ di te e del tuo modo di fare e intendere l’arte? In particolare, qual è il tuo percorso artistico e di cosa ti occupi?

Mi viene un po’ da ridere se mi chiedi di cosa mi occupo, perché io sono un medico, nello specifico una psichiatra e una psicicoterapeuta, non posso dire che ho fatto l’accademia! Ma fin da quando ero piccolina ho sempre avuto una grandissima passione per l’arte in tutte le sue forme e tutte le sue salse. Sia vista, andare a vedere l’arte, che l’arte da realizzare, o para-arte, è un termine che mi piace tanto! Ho sempre disegnato, vengo da una famiglia in cui al tempo della scelta del liceo dovevi scegliere o il classico o lo scientifico, e io che volevo fare l’artistico non ho potuto. Volevo fare restauro, avevo tante idee in testa e alla fine però ho seguito le orme paterne e sono finita a fare medicina. Però ho scelto una specializzazione dove, come dice anche un mio amico, restauro anime, quindi in qualche maniera mi sono riavvicinata a quello che volevo fare. Cerco di rendere tutto quello che faccio nella mia professione un po’ artistico, faccio anche arte terapia ed è così che cerco di unire le mie passioni.

Come hai iniziato a dipingere?

Tutto è iniziato per gioco, infatti molti mi dicono “ma tu dipingi?”, no, in realtà gioco con i colori, è questa la mia idea. Giocare con i colori è giocare con le emozioni per me: quella sono io. Ci pensavo giusto questa mattina: alla fine viene fuori tutto il mio caos, la mia disorganizzazione!

Forse tu vedi questo sulla tela, ma i fruitori possono vederci altro…

Certo, io ci metto una cosa mia, poi ognuno ci legge quello che vuole, indipendentemente dalla scelta del colore, della forma, è anche una questione legata allo stato d’animo della persona che passa in quel momento, all’attenzione. Sinceramente tutto questo mi piace! Io mi diverto qui a Paratissima a stare dalla parte opposta rispetto a dove le mie opere sono esposte e le persone che passano lì fanno commenti, si soffermano… Io li osservo e questo mi incuriosisce molto.

Hai colto qualche commento particolare in questi giorni?

Beh, c’è una cosa che mi ha intenerito molto, perché io ho due bimbe piccole: tante bambine si sono fermate davanti al libro che ho lasciato io insieme a una penna per i commenti, e hanno lasciato chi una scritta, chi un disegno… Devo dirti la verità, tutto questo mi ha intenerito molto, è stata una soddisfazione. Vabbè, dovresti piacere al critico, però…

Per Paratissima cosa hai portato?

Qui ho fatto una cosa relativamente particolare, il tema è usato e ri-usato, ma ho scelto la creazione dell’universo, ovviamente secondo me, quindi gli elementi visti da Chiara. Come ti ho detto prima sono abbastanza disorganizzati i miei elementi, nello specifico per questa occasione ho scelto il fuoco, perché è la passione, quella che mi ha portata qui.

È il primo anno che partecipi?

Sì, mi sono buttata in questa parafollia!

Come mai?

In questi anni ho fatto diversi corsi di illustrazione, alla fine sono venute fuori delle cose carine, così mi hanno detto, ed è questo che mi ha dato il coraggio. E poi arrivi a un punto che ti dici che l’hai sempre fatto per te e per i tuoi vicini, per la tua realtà, quella dove vivi, e allora perché no, perché non sperimentare, vedere cosa succede, provare un’esperienza diversa? Tra l’altro qui c’è un clima davvero fantastico, avendo girato tante fiere come visitatore posso dire che si tratta veramente di un posto carino! È bella la varietà di persone, dal bambino piccolo intimorito, a quello più grande che guarda, alla persona anziana, e poi ovviamente i giovani artisti. Proprio bellino!

Tu non sei di Torino, vero?

Sono toscana, fiorentina! Acquistata però dalla provincia di Pisa, qualcuno dirà “con la presunzione del fiorenti”, ma per quanto il posto dove sto sia molto bello, casa per me è sempre Firenze.

È la prima volta che ti affacci all’ambiente artistico torinese?

No, sono venuta come visitatrice diverse volte ad Artissima. E poi mio marito è medico e lavora spesso qui a Torino, ma siamo due folli perché lui suona, per cui facciamo tutti e due un mestiere “vero” e in più abbiamo le nostre passioni.

Quale dei due lavori considerate quello vero, la vostra ambizione?

La passione, quella in cui ti rifugi quando ne hai bisogno, è questa. Il mestiere è l’altro. Non perché l’altro non lo faccia con passione, anzi, però devo essere cinica, uno mi dà da vivere, con l’altro invece ci spendo i soldi per comprare i colori!

Hai già esposto?

Sì, un paio di volte. L’ultima cosa che ho fatto è stata a settembre, al parco d’arte Pazzagli, a Firenze, c’è stata una collettiva dal titolo “Tra genio e follia”. Mai titolo fu più azzeccato per la mia professione! Mi sono trovata in questa mostra per puro caso: in una di quelle giornate no passate a casa in cui mi sono detta “perché non tentare?”. Ho inviato delle opere e poi sono stata scelta. In passato invece avevo partecipato ad altre collettive nella zona del pisano dove vivo, e poi avevo fatto una personale sul ciclo delle principesse secondo la mia visione, in un periodo particolare della mia vita.

Per il futuro hai già qualche programma?

Sì, ho un tema che vorrei elaborare: a me piace tantissimo la natura, mi piacciono i suoi colori e quello che mi trasmette. Una delle cose che più mi piacciono sono gli alberi, perché hanno molteplici forme e dimensioni, li puoi trovare veramente di infinite specie. Per questo tema, rivisitato, ho già un primo abbozzo, e da lì ho voglia di sperimentare con diversi materiali.

Le tue tecniche?

A me piace da morire l’olio, perché lo trovo pastoso, perché esce fuori, mi viene da dire che è carnoso, è presente. Durante i corsi di illustrazione che ho fatto ho sperimentato poi l’acrilico, che è una gran bella cosa perché mentre l’olio ci mette molto ad asciugare, l’acrilico è più veloce e fai prima. Un’altra cosa che mi piace tanto è andare a sperimentare supporti diversi, infatti delle tre cose che ho portato nessuna ha lo stesso supporto. Il primo, quello più importante, è il fuoco su una carta di riso, un olio. Il secondo è il fuoco sulla stoffa.

Ovvero?

Nel 2012 ho iniziato a dipingere sulle magliette perché mi era venuta questa idea di rendere una semplice magliettina bianca, che tutti hanno, qualcosa di diverso che puoi utilizzare tutti i giorni o per la serata particolare dove sarai sicuro di essere l’unico vestito così! È un modo per sentirci unici con l’abbigliamento, e rendere anche la maglietta un pezzo irripetibile, perché nessuna viene mai uguale all’altra. Per Paratissima ho scelto di nobilitare la t-shirt e di renderla tela, quindi la maglietta è appesa, messa sulla tavola. Ovviamente non l’ho semplicemente crocefissa alla tela ma resa più dinamica.

La terza opera invece?

È un uovo, il fuoco sull’uovo. Che roba è l’uovo? È colpa del mio babbo! Lui è appassionato di arte e ha iniziato a farsi dipingere le uova di struzzo dai vari pittori dai quali aveva comprato le opere, diverse belle cose. All’epoca ero bambina, poi crescendo ho iniziato a sperimentare delle cose e ho detto “dai, proviamo!”, e mi sono divertita un mondo a passare dal piatto a una cosa in 3D: e ora come la giro? Ho iniziato questa sperimentazione e l’ho trovata divertentissima!

Non è delicato?

No, il guscio di struzzo è spesso, una volta dato il fondo, poi ci lavori bene. Certo che se lo tiri in terra si rompe!

Domanda provocatoria: perché venire a Paratissima a vedere le tue opere?

È difficile! Mi verrebbe da dirti perché ci metto passione… Premetto che devo crescere tanto, ma guardandomi qui in giro non ho visto una cosa simile a quella che faccio io. Mi viene un po’ da sorridere perché questa cosa mi sembra di un presuntuoso micidiale e non me la sento tanto addosso, non pretendo di avere inventato niente però eh, sennò non sarei qui!

Ti aspetti di vendere qualcosa?

Non ti nascondo che non mi dispiacerebbe, ma in questo momento mi fa piacere che la gente le veda, che mi scrivano una frase lì. Alla fine, questo tipo di mestiere lo fai anche per te, ti esponi, ti metti in gioco, poi è chiaro che se uno ci potesse fare il proprio mestiere… E io sono contenta di essere qui!

 Foto: StrayArt




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