#PIX – Quattro chiacchiere con MrFijodor


I lavori di Mr Fijodor

Alcuni lavori di Mr Fijodor a Paratissima 2013

Ciao Fijodor, ci racconti chi sei, cosa fai e di cosa ti occupi?

Io mi chiamo Mr. Fijodor, che è il mio nome d’arte sotto il quale si celano le mentite spoglie di Fijodor Benzo. Sono nato a Imperia e da 9 anni vivo a Torino. Qua a Paratissima sono in triplice veste: sto realizzando un murales insieme a Corn79, che è il mio artista socio, dipingiamo insieme dal ‘97, ormai sono 16 anni; poi sono qui con la mia associazione culturale, Il cerchio e le gocce, con la quale mi occupo di riqualificazione urbana, muralismo, street art e tutto quello che è la sfera della riqualificazione; e poi sono anche qui in zona G@P con la galleria Riccardo Costantini e alcune mie opere.

Entriamo nei dettagli di ciascun progetto…

Parto dal murales che sto realizzando con Corn79: la mia parte è la base, tutta dipinta con vernici murali, qualcosa di molto… Non invasiva, ma emerge tanto. Tutto il murales che andrò a disegnare sarà però realizzato con i gessetti, perché? Perché volevo giocare sull’opposto di quello che uno si immagina di un writer, fare qualcosa che non è indelebile ma è molto delicato, e tutto il tema sarà sull’effimero. Decideranno i fruitori se cancellare il mio disegno oppure no, e per cancellarlo basterà un dito. Vorrei giocare su quelli che sono gli errori che commettiamo nella vita: se io adesso ti tiro un pugno sul naso, tu mi puoi denunciare e tutto questo non è cancellabile con uno “scusa”. Ecco, vorrei lavorare su questa cosa.

Quest’opera non è fatta per restare…

No, non è vero: lo decidi tu se non è fatta per restare, perché se tu non ci passi sopra con uno straccio o con una mano, l’opera è permanente. Il gesso, se non lo cancelli, dura in esterno anche 10 anni, ma basta niente e lo cancelli: puoi scegliere.

Il soggetto rappresentato, invece? Di cosa si tratta?

Io normalmente parto da un’idea e poi mi faccio trasportare un po’ dal luogo dove sono e dalle cose del momento: non sono uno che arriva con i progetti molto preparati, né su tela né su muro. Mi piace lasciarmi un po’ trasportare.

Questo lavoro andrà avanti per tutti i giorni di Paratissima?

Sì, più o meno sì!

Altro progetto, questo qui a G@P…

Allora, qui a G@P ho portato una serie di lavori che ho realizzato nell’ultimo anno, c’è un grande lavoro di uno e ottanta per uno e ottanta che ho realizzato a settembre per una collettiva a Vigevano, e poi ci sono altri lavori misti che rappresentano un po’ il mio immaginario e in realtà possono vivere anche da soli, oppure dialogare tutti insieme

Si tratta di una ricerca tua, personale, sviluppata negli anni: ci racconti del tuo percorso, da dove sei partito e dove sei arrivato?

Ho iniziato a interessarmi dei graffiti nel 1994, quindi ormai è un bel po’. Per quanto riguarda il mio immaginario… Beh, non sono sicuramente un artista tecnico, ogni mia opera è una storia, un dialogo che nasce dal mio vissuto, dalle mie emozioni e che però sia anche facilmente fruibile. Tendenzialmente faccio disegni molto semplici, anche un po’ infantili, cercando di caricarli di ironia, e renderli un po’ onirici. Realizzo dei quadri con delle ossidazioni, faccio fermentare colori e inchiostri, e dal fondo poi adatto, improvvisando la mia idea progettuale alle macchie che si creano nel fondo. Sempre basando tutto su forme molto semplici, molto elementari. L’effetto è che sia tutto molto gestuale, schizzato, come se facessi un bozzetto parlando al telefono, con la penna: sto facendo un’altra cosa ma sto pensando, una parte del mio cervello fa un sogno e lo butto di getto sul foglio. Ci sono degli errori? Meglio! Siamo abituati a un mondo dove tutto è preciso e perfetto. Ecco, quello proprio non lo voglio. C’è una macchia, c’è una gamba storta, una cosa deforme? Perfetto. Si è rovesciato un po’ di colore sulla tela? Può capitare, sono gli errori della vita. Se devo anche essere inquadrato quando disegno…

Il terzo progetto?

Il cerchio e le gocce, abbiamo una selezione di opere di riqualificazione urbana che abbiamo realizzato in questi anni: l’associazione è nata nel 2001 a Torino. 12 anni, e li compie proprio oggi! È nata il mio stesso giorno!

Auguri!

Anche questo [indica il lecca lecca a forma di fetta di arancia. N.d.R.] è un regalo della mia fidanzata, è venuta, carica carina, e mi ha portato una scatolina dentro a un sacchetto pieno di palloncini e dentro c’era una tortina, con una candelina e un accendino ed era il kit per il perfetto compleanno!

MrFijodor intervistato da Artintime

MrFijodor intervistato da Artintime

Copieremo l’idea! Ma torniamo a Il cerchio e le gocce: 12 anni sono tanti, avrete realizzato molte cose…

Abbiamo due stanze, nella prima ci sono alcune foto delle opere realizzate durante il Picturin Festival, dei quali eravamo organizzatori, promotori e curavamo la direzione artistica, e altre opere di diversi interventi, tra cui i due che abbiamo realizzato a Imperia, quello di Villa Grock a Oneglia e la riqualificazione dell’ex macello a Barcheto. E poi un monitor con una serie di  video che documenta tutte le opere fatte in questi anni e una collettiva con opere degli artisti che hanno accompagnato l’associazione dall’inizio, tutti quelli che hanno dato un supporto tecnico, artistico o logistico. Per fare alcuni esempi: Corn79, Truly-Design, Vesod, Zorkmade, Etnic, Francesco Barbieri, Giorgio Bartocci…

L’associazione nasce a Torino, ma non si ferma qui…

L’associazione nasce a Torino ed è specializzata in graffiti e street art, abbiamo lavorato potrei dire un po’ ovunque in Piemonte, in Liguria soprattutto a Ponente nella provincia di Imperia, a Bolzano, in Emilia Romagna, a Firenze…

Fuori dall’Italia?

Brasile e Germania. In Brasile abbiamo fatto uno scambio internazionale l’anno scorso con una serie di nostri artisti che sono andati giù. In Germania abbiamo partecipato a una fiera.

Progetti futuri: partiamo da Il cerchio e le gocce

Nei giorni di Paratissima ci sarà uno scambio internazionale nell’ambito del quale faremo dipingere alcuni artisti che arrivano dall’Europa, per esempio ho conosciuto una ragazza rumena che è appena arrivata in Italia e in questi pomeriggi dipingerà dei pannelli. Domenica durante la festa del quartiere dipingeremo alcune serrande in Piazza Galimberti, è un progetto nel quale siamo in collaborazione con l’associazione YLDA che è la promotrice e organizzatrice di Paratissima. Il progetto si chiama Your Shutter, Creatività per il territorio, perché la shutter è la tua serranda, un bene pubblico-privato che viene messo a disposizione del proprio territorio a fini creativi: una creatività che non rimane chiusa in una casa, ma viene ripercossa sul territorio di cui tutti siamo fruitori. Questo lavoro lo stiamo concentrando soprattutto qua in Borgo Filadelfia perché è una zona che negli ultimi anni è in depressione, cominciare a dipingere le serrande dei negozi chiusi dà l’impressione che non sia un posto abbandonato, ma che continui a vivere.

Riqualificazione anche partendo dall’arte e arrivando all’economia, alla società, alla cultura insomma…

Certo, vorremmo anche far sì che la gente non si senta abbandonata, è quello che come direzione artistica noi e come logistica e rapporto con il territorio YLDA, stiamo cercando di fare.

Progetti tuoi?

A Natale farò un paio di collettive, a Torino e Milano, in primavera sicuramente dovrei fare una personale a Milano alla Galleria Studio d’Ars, forse una a Carpi alla galleria Dark Room e forse una residenza d’artista a Foligno a gennaio.

E collaborazioni?

Con Corn79 sempre e comunque, tutti i giorni, siamo un po’ come moglie e marito! E poi ho dei progettini nel cassetto ma li dico a microfono spento…

Ma noi vogliamo sapere qualcosa!

Beh dai, ho un progetto a cui penso da qualche anno, immagino che tu non conosca minimamente la storia dell’Albania…

No, confesso la mia ignoranza…

Perché io vorrei andare in Albania a dipingere i bunker, ci sono tantissimi bunker, adesso non sto a raccontarti la storia al volo. Mi piacerebbe lanciare una campagna di finanziamento su internet, di crowdfounding, per riuscire ad avere una cifra sui 2000 euro per finanziarmi il viaggio e andare a dipingere questi bunker. Visto che gli italiani durante il periodo fascista hanno invaso con le armi l’Albania, a me piacerebbe portare avanti questa tradizione e andare con cattiveria a invadere di colore e simpatia l’Albania! Adesso non so ancora come strutturarlo però potrebbe essere uno dei miei prossimi progetti. In realtà ce n’è un altro, ma quello non lo svelo!

Possiamo dire che dalla tua, 15-20 anni di esperienza nel mondo dell’arte ormai ci sono tutti, e allora ti domando: cosa consiglieresti a un emergente che oggi tenta di inserirsi in questo mondo?

Beh, chiaramente andarsene via dall’Italia.

Non c’è tanto ottimismo…

Beh, effettivamente se uno ha 20 anni e si riesce a costruire una vita al di fuori dell’Italia, come artista secondo me ha molte più possibilità. Senza andare lontano, basta anche la Francia e la Germania. Cercare i paesi dove ci sono agevolazioni e meritocrazia, concretezza.

Smettiamo di credere che in Italia qualcosa possa cambiare?

Secondo me ci sono alcune zone di Italia dove è più facile affermarsi e riuscire a fare le cose: Torino probabilmente è una di queste. Non è sicuramente il momento storico più adeguato. La selezione naturale è data da chi ci crede, continua ad andare avanti e se ne frega. Il problema è riuscire a far quadrare le proprie energie con il proprio lato emotivo e a far quadrare soprattutto il lato finanziario, perché uno deve pur riuscire a campare, e quello è molto complicato. Se uno vuole attivare una carriera professionista, ad esempio in Germania l’Iva è al 7%, in Italia al 22%, è chiaro che è più semplice, solo per fermarci alla burocrazia. È anche vero che oggi il tuo concorrente non è più il tuo vicino di casa, così come il tuo cliente: il mercato è molto più ampio, e la concorrenza più spietata.

Chiudiamo con un messaggio positivo?

In Italia si mangia meglio che in tutte le altre parti del mondo! In realtà abbiamo una serie di cose, soprattutto sul nostro stile di vita, che sono migliori di altri paesi, e secondo me perderle per pochezza nostra è negativo!

Foto: StrayArt




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