#PIX – L’arte è un gioco: parola di Debora Scuteri


L'arte è un gioco!

L’arte è un gioco!

Ciao Debora, come è nata la tua passione per la pittura?

L’amore per l’arte mi è stato trasmesso dalla mia madrina, Valeria Scuteri: quando ero piccola la guardavo dipingere e questo mi ha fatta innamorare della pittura. Da lì in poi ho seguito il percorso canonico di un’aspirante artista: Liceo Artistico, Accademia di Belle Arti, Biennio Specialistico in Pittura, tutto qui a Torino. Vivo a Roma da quattro anni ma in occasione di Paratissima torno sempre nella mia città di origine.

Questo è già il terzo anno che partecipi a Paratissima: vuoi parlarci dei lavori che hai portato qui in questi anni?

La prima volta ho proposto un particolare di occhi di una donna africana, di grandi dimensioni: 2 metri di larghezza e 70 cm di altezza. L’anno scorso, invece, ispirandomi al titolo “C’est moi” ho portato un autoritratto in acrilico, sul quale ho attaccato le foto dei miei familiari e amici.

Il tema di quest’anno, art games, non mi ha condotta verso un lavoro digitale, come poteva suggerire facilmente il titolo Pix – pixel – ma mi ha portata a realizzare un’opera legata al gioco nel senso più tradizionale del termine.

E così hai rappresentato delle mani che giocano con il cubo di Rubik. Perché proprio questa scelta?

Il concetto di “gioco” mi ha suggerito immediatamente qualcosa di concreto, che si potesse effettivamente utilizzare. Inoltre mi affascinava la molteplicità di interpretazioni legate al concetto di scomporre e ricomporre le facce del cubo ed è anche per questo che l’ho scelto come soggetto. Volevo, infine, che le persone potessero interagire con il mio lavoro, perciò ho posizionato accanto all’opera un cubo di Rubik reale, con qualche semplice schema da seguire, in modo che chiunque potesse provare concretamente il gioco.

Quindi per te l’opera d’arte è anche uno strumento di interazione?

Assolutamente sì. Ne è un esempio proprio il mio lavoro di quest’anno, che si chiama “Try” e vuole essere un’esortazione a “provare” senza timori, sperimentare, giocare, partecipare. Io stessa ho sperimentato più tecniche nel realizzarla: è un lavoro su tela con uno sfondo in acrilico, il cubo dipinto a olio e le mani in crete colorate.

Mi capita, però, anche di realizzare opere a tematiche strettamente personali, che esulano un po’dalla tematica dell’interazione. L’opera dell’anno scorso, “C’est moi”, è stata una di queste eccezioni: sotto alle foto dei miei familiari e amici avevo raffigurato il mio profilo, che a me sembrava estremamente riconoscibile, invece mi è stato fatto notare che ad un primo sguardo era molto difficile capire cosa fosse, non era affatto intuitivo. Quel lavoro, però, era molto personale e non mi interessava particolarmente che tutti cogliessero appieno quello che avevo rappresentato.

Chi sono i volti dei tuoi numerosissimi ritratti?

Normalmente mi lascio ispirare da fotografie che trovo in rete o sui giornali: vedo un’immagine e la rappresento, modificandola a mio piacimento: non mi interessa che sia identica all’originale, l’importante è che si noti il particolare che mi ha colpita e che ho voluto far emergere. Per un paio d’anni ho ritratto immagini legate al mondo della danza, poi mi sono indirizzata verso tematiche etniche, che trovo molto affascinanti.

Non sempre sono immagini di persone reali. Il ritratto “Sibilla”, che è in vendita nell’ambito di Paramarket, non raffigura una donna vera, è un prodotto di varie immagini che ho trovato e che hanno dato vita a quel volto.

Come mai hai rappresentato solo metà volto?

È una bella domanda; non so darti una spiegazione del tutto razionale, mi accade spesso di rimanere colpita da un particolare piuttosto che da un intero volto, come ad esempio gli occhi, in questo ritratto ho voluto far emergere ciò che io avevo notato, in particolare lo sguardo di questa donna. Semplicemente, ci sono parti del volto che mi attirano più di altre, non so perché, dovrò indagare ancora per scoprirlo.

Progetti per l’immediato futuro?

Non ho ancora pianificato nulla, ma di solito espongo a Milano, Roma e Torino, perciò credo che cercherò delle opportunità in queste zone. Per adesso voglio godermi Paratissima, poi si vedrà. Nel frattempo, invito gli amanti dell’arte a cimentarsi con il cubo qui nel mio spazio a Paratissima.

Foto di StrayArt




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