#PIX – I disegni sognanti e bambini di Ale Puro


I bambini di Ale Puro

I bambini di Ale Puro

Ale Puro ha di recente esposto i suoi lavori presso la galleria d’arte torinese Square23, che Artintime ha avuto il piacere di intervistare sul numero sfogliabile di novembre. I suoi lavori sono caratterizzati dalla presenza di bambini, e da una sorta di “purezza” che intenerisce e affascina chiunque. In occasione di Paratissima Ale Puro non solo ha esposto i suoi lavori nello spazio G@P, ma è stato anche protagonista di una bella riqualificazione muraria all’interno del MOI. Conosciamo meglio questo artista e scopriamo di più sui suoi lavori.

Ciao Ale, partiamo da te: raccontaci qualcosa su chi sei e cosa fai.

Ho cominciato all’età di 16-17 anni con i graffiti, a scrivere in giro in modo “classico”, con graffiti e writing. Ho sempre avuto la passione del disegno, poi ho fatto Brera un paio d’anni cercando di imparare qualcosa in modo diverso da quello che ti dà la strada, ma ho attinto tantissimo anche da lì, il mondo dei graffiti è bellissimo, perché c’è un contatto con i vari gruppi, si lavora insieme. Quindi ho imparato sia in campo scolastico sia… on the road! Prima facevo le scritte classiche, scrivevo il mio nome per esempio. E poi ho iniziato con i figurativi. All’inizio disegnavo anche persone adulte, poi piano piano sono diventati solo bambini, perché sono i personaggi più fantasiosi, un po’ più liberi con la fantasia, mentre gli adulti sono un po’ troppo limitati!

E il tuo nome d’arte?

Il mio nome d’arte è nato per caso, perché facendo lettering all’inizio puntavo molto a lettere che mi piacevano, e avevo trovato questa scatola di sigari sudamericani, messicani, come qui c’è il Toscano là c’è il Puro. Ho cominciato a scrivere questo nome che mi si è praticamente appiccicato addosso, poi io sono di un paesone, vengo da Vigevano che fa 60mila abitanti, e la gente ormai mi chiamava così. Quindi è rimasto! E poi ora con questi figurativi che sto facendo, che sono molto “puri” si abbina benissimo, sembra fatto apposta.

Da quanto sei passato ai bambini e cosa ti ispira per questi lavori?

Saranno un 4-5 anni, sui figurativi lavoro da 7 anni. L’ispirazione… La prendo semplicemente guardandomi attorno e cercando di immagazzinare delle immagini, dei movimenti che sono anche banalissimi, delle espressioni… Per un bambino forse sono cose banali, ed è difficile farci caso, passano inosservate. Cerco di concentrarmi su quello e di non dare mai niente per scontato, è su quello che mi baso principalmente.

Vedi una parete bianca: come decidi quale scena va bene lì? E poi hai anche fatto cose diverse, come per i pavimenti della metro di Milano…

A me le pareti bianche non piacciono! A Milano nella metro ho usato bollini adesivi, era un po’ che li avevo in mente. In situazioni così sei in un certo senso limitato perché vuoi interagire con la strada, ma non vuoi nemmeno dare troppo fastidio: a me piace lavorare tranquillamente di giorno, con i gessetti o i pastelli a olio, fare magari qualcosa sulle cabine dell’Enel. Quindi si cerca di interagire senza dare troppo fastidio agli abitanti, non è come lo spray sul muro che può urtare, e così mi è venuto in mente di provare questa cosa, un effetto mosaico sul pavimento di gomma, sul quale ho attacco i bollini bianchi da cartoleria. Mille!

Mille? In quanto tempo?

Sono stato un paio d’ore. L’ho dovuto fare in due volte perché non ero preparato, ho iniziato così, a caso, e ne avevo messi trecento, ma ero riuscito a fare solo una parte della faccia, quindi poi sono tornato una settimana dopo, per fortuna quelli erano rimasti e così ne ho messi altri settecento!

Qui a Paratissima è il primo anno?

Sì, sono arrivato qui con la collaborazione della galleria Square 23: Luca, Davide e Simona mi hanno dato l’opportunità di poter esporre qualcosa qui e in più ho avuto anche la grande occasione di dipingere dal vivo all’entrata: come potevo dire di no?

Questo lavoro all’ingresso in cosa consiste?

Il muro, di lamiera, era già un po’ pasticciato, c’erano delle scritte sopra. Quindi ero limitato, perché dovevo coprire questa parte, e allora ho pensato di fare questa sorta di tappeto con seduta una bambina col cagnolino all’ora del the. La bambina guarda il cagnolino e il cagnolino questo the non lo vuole tanto bere… Perché si sa, i bambini mica fanno il the vero! Fanno il the con i miscugli, sai quando sai al ristorate e si fa il pasticcio, si mettono i pezzi di grissini… Lo abbiamo fatto tutti. E il cane allora è un po’ titubante, mentre la bambina lo guarda come a dire “dai, bevi!”.

C’è una storia dietro allora!

Certo, tutti i miei lavori praticamente hanno una storia, a volte un po’ triste, altre ironica, ma anche quelle tristi possono essere interpretate a modo proprio, avere poi un finale allegro!

Per le riqualificazioni urbane, per esempio quella recente di via san Massimo a Torino, come hai trovato l’accoglienza della gente?

Non solo per via San Massimo, ma mi sono innamorato di tutta Torino! I miei lavori sono piaciuti molto, poi da quando ho fatto la mostra sono qui tutte le settimane, un torinese d’adozione! E mi sono trovato benissimo con tutte le persone, con tutti quelli con cui ho avuto a che fare, anche alcuni acquirenti dei miei lavori. Poi ho fatto dei lavori in una scuola in corso Unione Sovietica. Pensandoci, non c’è una persona con cui mi sono trovato male, sono molto contento! Anche con gli altri ragazzi de Il cerchio e le gocce ho legato tantissimo: è già da un po’ che li conosco, con loro mi trovo benissimo.

Pensi che questa attenzione per l’arte contemporanea si stia sviluppando solo a Torino o un po’ in tutta Italia?

A Torino da quello che ho visto c’è una bella voglia di fare. Secondo me non è molto diversa da Milano, però magari si nota qualcosa di più, dipende un po’ dalle cose.

Tuoi progetti futuri?

Farò una mostra a Milano dal 19 novembre e fino al 7 dicembre, alla galleria D’Ars, che ha collaborato con lo Square23 per l’evento che c’è stato a Tirano, con il carcere. A dicembre ho un paio di collettive, per ora non ho niente in particolare: le cose saltano fuori, mi piace che sia così. Mi porterò avanti a gennaio con un paio di lavoretti che ho in sospeso e appena riesco ad avere un mesetto più tranquillo continuerò a fare i lavori per strada girando qualche città.

Come convincere qualcuno a vedere le tue opere? Perché venire a vedere i tuoi lavori?

Non so! Io non sono abituato, Facebook non lo uso tantissimo, metto qualcosina ma non troppo, lì la gente è quasi obbligata a vederli, quindi non mi piace molto, preferisco dare un po’ di curiosità. Per convincere una persona farei magari un intervento che mettesse curiosità per invogliare a venire poi dentro, ma non direi niente. Non compaio tanto, preferisco rimanere nascosto. Poi mi piace anche il fatto che a Vigevano mi conoscono in molti di nome, ma quando mi vedono mi dicono che mi immaginavano più alto magari… Questa cosa mi piace, mi diverte molto!

Con la collaborazione di Angelica Magliocchetti

Foto: StrayArt




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *