#PIX – Gli scatti subacquei di Riccardo Bandiera


Gli scatti di Riccardo Bandiera

Gli scatti di Riccardo Bandiera

Riccardo Bandiera, fotografo: raccontaci chi sei!

Beh, io sono Riccardo Bandiera e faccio il fotografo freelance da 2-3 anni, ho all’attivo un po’ di mostre e… Beh, questa della fotografia per me è stata una scelta arrivata un po’ così, in modo casuale perché sono – anzi, sarei! – ingegnere ambientale, ma ho smesso nel 2010 di lavorare come ingegnere, non mi è mai piaciuto.

Come sei arrivato alla foto?

Casualmente, ho iniziato 3-4 anni fa,  ho comprato la macchina e ho incominciato, infatti sono completamente autodidatta, non ho mai fatto un corso, mi viene istintivo, e ovviamente mi piace, mi appaga personalmente. Nel corso degli anni ho sempre cercato cose artistiche: ho suonato, ho scritto per un sacco di anni su una rivista di musica, con recensioni, e anche lì sfogavo sempre la creatività nello scrivere, ma non ero mai soddisfatto, e invece per ora ho trovato la mia direzione. Poi non so… Ho appena comprato un ukulele! No vabbè, però adesso faccio foto, è il mio lavoro, nonostante il periodo storico e le mega difficoltà del caso. Però ho un po’ di esperienza alle spalle, ho fatto una bella gavetta con alcune mostre in giro. Le prime che ho fatto sono state a Barcellona, sono stato lì due volte in due periodi diversi. Poi ho fatto Arles, per il festival internazionale della fotografia, sempre con questo collettivo di Paratissima

Di che gruppo si tratta?

Qua a Torino espongo con un collettivo, Inneres Auge. Siamo a Paratissima per il secondo anno, anche se i componenti sono un po’ cambiati, siamo sempre tre o quattro, l’anno scorso erano due diversi, quest’anno è entrata una collaboratrice nuova. Ma siamo un collettivo molto atipico: io ho conosciuto il membro fondatore a Barcellona, e lui è di Pavia, il nucleo infatti è di Pavia, sono l’unico un po’ “fuori” arrivando dalla Liguria, solo ultimamente è entrata una ragazza di Milano. Siamo atipici perché come collettivo ci vediamo solo quando esponiamo, magari uno o due mesi prima ci sentiamo per decidere cosa portare e ci vediamo quando esponiamo.

A scatola chiusa quindi…

Sì, anche perché poi ognuno di noi ha le sue caratteristiche: io faccio molto ritratto, poi c’è quello più concettuale, quello che fa un po’ più street, un altro ancora reportage. Alla fine abbiamo sviluppato il tema dell’acqua, ognuno con la propria idea, ed è bello proprio per questo, lo avevamo già fatto ad Arles con tema del corpo.

Il tema che avete scelto per Paratissima quindi è l’acqua, come lo hai declinato?

“H2O – visioni fluide”, lo abbiamo chiamato così. Io sto facendo ritratti e ho portato sette scatti subacquei fatti con una macchinetta usa e getta, sia in mare che in acqua dolce, in un piccolo lago. Sono foto abbastanza “casuali”, ho fatto un paio di rullini e sono venute fuori queste cose. Tutto è partito perché quest’estate ho fatto una mostra a Cervo [Imperia, N.d.R.] di due settimane che si chiamava “Abissi”, erano dieci ragazze diverse che uscivano dall’acqua, c’era quindi sia la fase in acqua in analogico con la macchina usa e getta, sia quella in uscita, in digitale. Ogni ragazza aveva quattro foto esposte, ciascuna di loro ha scritto quello che l’ha spinta e aiutata a uscire dal proprio abisso e questo pensiero, che avevo invitato a elaborare, è stato poi stampato come didascalia per gli scatti. Di quel progetto qui a Torino c’è una foto, le altre sei che sono qui a Paratissima fanno parte della stessa sessione, ma non erano mai state esposte prima.

Quanti siete nel collettivo?

Siamo cinque, di cui uno partecipa a ParaPhotò, è uscito dal nostro gruppo! Si chiama Enrico D’Oria.

Sia con il collettivo sia come Riccardo Bandiera, cosa c’è in programma per il futuro?

Con il Collettivo nulla, è molto estemporaneo ma magari riusciamo a sentirci quando esce qualcosa di interessante. Come Riccardo Bandiera, in questo momento sto esponendo una personale di un mese a Bruxelles dal titolo “Dazed by Gaze”, si tratta di sedici ritratti che saranno visibili fino alla chiusura della mostra, il 15 novembre. Poi credo che uscirà una locandina con una mia foto per Lo Spazio Vuoto [piccolo laboratorio teatrale a Imperia, N.d.R.], è una foto a cui tengo molto perché è davvero particolare, infatti da qui è partita un’altra idea che poi svilupperò.

Ti muovi di solito di più in ambiente ligure o guardi anche fuori?

Sto guardando fuori, mi piacerebbe fare qualcosa a Imperia per riuscire a far girare un po’ di gente, a farmi conoscere e di riflesso suscitare interesse per la fotografia. Mi piacerebbe, ma non ci sono le strutture, spesso nemmeno le occasioni. Torino certo ha un altro indotto, però sai io sono iscritto al Circolo San Giorgio di Albenga, un circolo fotografico, e per luglio 2014 c’è in programma una mostra importante, a livello internazionale, con la collaborazione della FIAP, l’intento è di coinvolgere la città intera. Speriamo che arrivi parecchia gente, del resto è la prima volta che in Italia fanno una mostra del genere e hanno scelto proprio Albenga!

Perché venire a Paratissima a vedere le tue foto?

Perché… Perché magari guardandole potrebbero restare più impresse di alte, tra le cose che ho visto poche mi hanno colpito tanto, parlo di fotografia eh!

 Foto by StrayArt




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