#PIX – Alla scoperta di Torino con la videoarte di Elvira Sanchez


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Di solito la prima cosa che chiedo agli artisti che si siedono qui nel nostro spazio per essere intervistati è di raccontarci qualcosa su chi sono e in che modo si occupano di arte. Ci parli un po’ di te Elvira?

Sono Elvira Sanchez, vivo a Torino da 9, anni, anni in cui ho sviluppato la professione di video documentarista, occupandomi soprattutto della parte legata  al montaggio. In occasione di Paratissima ho esposto un’opera, come per la passata edizione sempre qui presso il MOI, gli ex Mercati Generali. Durante l’anno scorso, in questa stessa struttura durante Paratissima, ho seguito un progetto che si chiama Paraschool, un’idea curata da Alessandro Stillo e Francesca Canfora per la quale erano stati scelti degli artisti per realizzare delle esplorazioni in Borgo Filadelfia.

Come funzionavano queste esplorazioni?

Noi siamo partiti per l’esplorazione con dei tutor: Bartolomeo Migliore, Maura Banfo, Paolo Leonardo, Saverio Todaro, quattro artisti di quattro discipline diverse che ci hanno guidato ognuno nello specifico in un posto del quartiere. E come saprete è un quartiere molto particolare: c’è il villaggio olimpico, c’è il MOI abbandonato, c’è il Filadelfia abbandonato… Sono caratteristiche che i nostri tutor hanno voluto che noi interpretassimo facendo un percorso, e tutti i percorsi alla fine sono stati raccolti in uno sketch book, che poi ci è stato consegnato. Il maggio scorso si è anche allestita una mostra presso il Museo di Scienze Naturali di Torino. In questi giorni ci sono state consegnate delle guide, che ovviamente non ho dietro per farvi vedere! [ride N.d.R.] Si tratta di guide di Borgo Filadelfia con alcuni testi scritti dagli stessi abitanti del borgo, perché gli abitanti hanno realizzato con Paratissima dei percorsi insieme agli artisti, anche nelle scuole.

La tua opera di quest’anno è un’installazione…

È un’opera di videoarte che si trova qui, si chiama “Garden”. Durante la mostra dello scorso maggio di cui vi parlavo, sono stati assegnati dei premi sotto forma di contributi per la realizzazione di un’opera. Io sono stata premiata e quest’opera esposta qui è il risultato di tutta una ricerca che ho continuato durante quest’anno. In questo caso è un documentario su Borgo Filadelfia, un percorso che è iniziato, mi ha appassionata e per questo mi ha permesso di poter continuare ad andare ancora più in là, a conoscere a fondo le persone che vivono questo quartiere. L’opera che è qui racconta il MOI, come viene interpretato dall’artista, ed è una visione di com’era quando c’era ancora il mercato: sono riuscita a riprodurla grazie a delle animazioni fatte insieme alla cooperativa Paradigma, sempre qui in Borgo Filadelfia. È una cooperativa per disabili all’interno della quale ho fatto delle lezioni di animazione, e questo materiale l’ho inserito qui nel lavoro di videoarte.

Fai un sacco di cose! Ce ne sono anche altre?

Gestire la mia vita è diventato difficile! Al di là di questo specifico lavoro per il MOI e per Paratissima, tra i progetti futuri ho un documentario che pubblicherò sul web. È un documentario su Borgo Filadelfia, e sarà fatto in episodi: questo quartiere secondo me ha tante realtà da far conoscere, individualmente un po’ alla volta le sto documentando e pubblicherò degli episodi che fanno parte di questo progetto.

Hai intenzione di sfruttare youtube o altre piattaforme?

Vorrei utilizzare il mio blog, sicuramente usciranno sul mio sito, www.videart.it, se non trovo dei fondi lo farò solo lì, altrimenti vorrei creare un dominio nuovo. Tutte queste interviste, documentari e racconti poi, a loro volta, saranno discutibili sul blog. Per ora è questo che ho in mente.

Come sei arrivata in Italia?

Sono arrivata in Italia perché ho saputo che all’Accademia di belle Arti c’era un bel corso di scenografia e ho avuto una borsa Leonardo Da Vinci per poter sviluppare un progetto. Ho fatto un ciclo di docenze all’Accademia di belle arti e quindi ho potuto realizzare il mio progetto e poi sono rimasta qui in Italia. Perché mi è piaciuta Torino, perché ho conosciuto il mio attuale compagno e ho sviluppato un percorso.

Con l’occhio di una straniera arrivata in Italia, pensi che Torino in questo momento stia favorendo l’arte e il suo sviluppo più di altre zone di Italia?

Altre zone di Italia non ne conosco molto bene da questo punto di vista, se non le città culturali per eccellenza. Per quello che conosco in Spagna vedo che a Torino c’è molto fermento, molto molto. Non so se è dovuto anche al fatto che è un periodo di crisi globale dove si stanno sviluppando molte cose, tutti cercano di emergere con delle idee creative.

Tutti gli artisti ci dicono che Torino è fertile in questo periodo, infatti siete tanti!

Vero, e poi ci sono i giovedì le gallerie aperte, Barriera di Milano sta sviluppando progetti artistici, e così il quartiere Vanchiglia… è ottimo, sembra che la città si presti bene e che la gente non veda l’ora!

Un consiglio che daresti a un giovane che vuole avvicinarsi all’arte in questo momento?

Bella domanda, anche perché io stessa in questa situazione ci vivo ancora. Un consiglio… Non è facile perché se non fai niente di originale resti nel mucchio. Il miglior consiglio è crederci, non mollare!

Foto: VideArt




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