Tutto parla di Te


tutto parla di teAlina Marrazzi, nota nel mondo cinematografico per il documentario “Un’ora sola ti vorrei”, torna al cinema e lo fa con una pellicola molto interessante che presenta allo spettatore diverse chiavi di lettura. In “Tutto parla di te” la regista analizza figure materne, madri, donne in attesa di partorire, o che vivono i primi mesi dopo il parto, le prime angosce e le prime depressioni. Sono molte le donne a raccontarsi in questo film, a narrare i loro problemi, le loro paure, le loro ossessioni: si aprono e si raccontano alla telecamera e le loro vicende vengono poi presentate al pubblico attraverso uno schermo televisivo, guardato in primis da un’altra donna, una figura all’inizio poco chiara, ma che è il fil rouge di tutto il film: Pauline (Charlotte Rampling). Pauline è una donna francese, come denota il suo nome, che torna a Torino dopo anni e rincontra l’amica Angela, direttrice di un centro per la maternità; il ritorno nella città sabauda è motivato proprio dalla volontà di ricercare e comprendere la psicologia di queste donne.

La maggior parte di loro resta anonima, sono volti, persone che certamente hanno un nome, che tuttavia non viene detto, perché quelle storie possono essere comuni a molte donne. Storie di odio e amore verso il proprio figlio, che denotano quanto un’esperienza così magica come quella di mettere al mondo un figlio abbia in realtà dei riscontri dolorosi, non solo fisici come nel momento del parto, ma soprattutto psichici.

La paura nel momento in cui si scopre di essere madri, il senso di colpa che pervade alcune donne e poi al termine della gravidanza l’ossessione per il bambino che in alcuni casi estremi porta la madre a uccidere il piccolo. Tra le varie mamme ne emerge una: Emma, Elena Radonicich, una donna che ha vissuto con grande pessimismo la sua maternità, non riesce a entrare in simbiosi con il bambino, non è in grado di sentirlo parte di lei. Il piccolo è solo un problema, un ostacolo che la separa dal suo sogno: la danza. Dovrebbe imparare a portare il figlio all’interno della sua danza, invece continua a lasciarlo e a lasciarsi fuori dal mondo del palcoscenico. La situazione di Emma sarà per Pauline un modo per affrontare il proprio passato, i propri demoni, qui raffigurati da pupazzi che rappresentano una famiglia: una madre, un padre, una figlia e un figlioletto nella culla.

“Tutto parla di te” è un film duro, ma che allo stesso tempo lascia trapelare un messaggio forte, un grande senso di responsabilità e una grande maturità nei confronti della maternità. Non si vuole convincere le donne a non avere figli, anzi, si cerca di alzare una voce, si vuole far capire al pubblico quanto sia importante aiutare queste donne, quanto l’Italia non faccia per seguire chi sta per diventare madre.

Pauline è stata vittima: sua madre ha compiuto un gesto disumano proprio a causa della depressione post parto. Pauline ripercorre la vicenda attraverso foto, come già aveva fatto Bergman cercando di ricostruire la storia di sua mamma, riascoltando le registrazioni delle sedute dello psichiatra: sono i media che fanno rivivere la donna, sono proprio quei “pupazzi” a raccontare la tragica vicenda che avviene dietro le quinte, come nelle tragedie greche.

Quando si esce dalla sala sono molte le immagini che uno spettatore porta con sé, veri e propri fotogrammi, momenti, attimi che restano impressi indelebilmente: la telecamera si sofferma più volte sul volto di Pauline, su quelli delle madri, è lì che leggiamo la sofferenza, la disperazione, la preoccupazione, quelle immagini valgono più di molte parole. Quel volto che i bambini iniziano a riconoscere fin dai primi giorni di vita è una pagina scritta, ogni espressione, ogni linea racconta qualcosa e lo fa con una dolcezza e un’umiltà che scuotono nel profondo.

“Tutto parla di te” è un film di grande impatto, vi si incontrano l’odio e l’amore, non si ha paura a raccontare la realtà dei fatti, il grande schermo diventa un luogo per testimoniare, un pulpito da cui lanciare una richiesta di aiuto per queste madri. Dal film ha avuto origine il progetto Tutto parla di noi, un sito dove le neomamme e i neopapà possono condividere le loro esperienze di vita, i loro problemi, affinché la loro messa in comune possa generare una sensibilizzazione nei confronti di difficoltà che spesso restano chiuse all’interno delle mura domestiche e che a volte possono degenerare in vicende spiacevoli.




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