Mis(s)fit – Il labirinto di Sonia e Vera. Ciò che avviene in un sogno può cambiare radicalmente una vita.


foto aniaL’estate romana è piena di promesse artistiche, nuovi progetti teatrali sotto il cocente sole della capitale.
Anticipando i tempi vi portiamo a conoscere il dietro le quinte dello spettacolo Mis(s)fit – Il labirinto di Sonia e Vera, che debutterà proprio durante la bella stagione estiva.
Tutto nasce da un incontro, tra Eleonora Gusmano e Ania Rizzi Bogdan le due attrici protagoniste, e dalla loro voglia di formare una compagnia teatrale che esprima a pieno l’urgenza del loro estro creativo.

Eleonora ci racconta la genesi di questo sodalizio artistico.
La compagnia Focus_2 nasce a Roma nel 2014, io e Ania stavamo entrambe lavorando alla messa in scena dello spettacolo “Domestica” per la compagnia teatrale del regista Juan Diego Puerta Lopez. La nostra collaborazione sul palco, sotto la guida di registi e actor coach d’eccezione quali Michael Margotta e Massimiliano Bruno, ci ha spinto verso l’ideazione di un progetto comune: Mis(s)fit

Di cosa parla lo spettacolo?
Si tratta di un viaggio onirico in cui un sax, un labirinto multimediale e un cubo accompagnano l’incontro tra le due protagoniste alla ricerca della propria identità delle proprie origini e radici. Nel corso di una notte decisiva per la sua vita Vera, cubista del 2014, scoprirà il suo legame con Sonia, mancata ballerina dell’Unione Sovietica emigrata in Italia negli anni ’60. Mis(s)fit è un sogno, una storia universale, è un richiamo a quei racconti classici che racchiudono l’amore, l’incomunicabilità e la separazione, richiamo che avviene anche tramite l’elaborazione scenica in chiave performativa di tre miti classici.

Qual è il tuo personaggio?

Ania:
Sono Sonia, una giovane donna che muore all’età di trent’anni dando alla luce la figlia Vera.
Sono nata in ex Unione Sovietica dove ho iniziato a ballare sulle punte inseguendo il sogno di diventare una ballerina di danza classica, sogno che si interrompe per l’insorgenza di gravi problemi alla schiena e che mi costringono ad indossare il busto.
La mia infanzia è alquanto dura e caratterizzata dall’assenza di una figura paterna, che non incontrerò mai perché incarcerato, e con cui comunico solamente via telefono una volta alla settimana fino all’eta di sedici anni, età in cui mia madre mi porta in Italia. Piano piano comincio a dimenticarmi delle sofferenze infantili e la mi vita sembra migliorare, sboccia infatti il mio amore per la scenografia e soprattutto per Manfredi, l’uomo della mia vita, mio sposo e padre di mia figlia.
La mia vita dunque si interrompe tragicamente, in un momento in cui finalmente riacquisto le speranze e la felicità.
Nello spettacolo, in seguito alla mia dipartita, entrerò nella testa di mia figlia, anche lei trentenne e rimasta incinta, facendola piombare in un sogno durante il quale la incontrerò per incoraggiarla a credere nella vita e nell’amore e quindi per convincerla a tenere il bambino.
Sono un personaggio positivo, dolce e raffinato che malgrado abbia avuto una fine drammatica porta un messaggio d’amore e di gioia.

Eleonora:eleonora_45
Sono Vera, giovane borghese figlia di un chirurgo plastico, la cui noia e insoddisfazione la portano alla ricerca estrema dello svago e dell’eccesso come cubista spogliarellista in un locale notturno di Roma. Non sono i soldi a mancarle, quanto l’attenzione e il contatto condiviso con qualcuno; ma lei è troppo lontana da se stessa per accorgersene fino a che l’evidenza è troppo forte per essere negata o messa da parte: è rimasta incinta. E’ la notte precedente all’ingresso in clinica per abortire, clinica privata in cui, nonostante si tratti di un aborto fuori tempo massimo, le faranno comunque l’operazione, e Vera si addormenta: ma è un sonno diverso dai precedenti. L’immagine di una bambina, a lei non sconosciuta, continua a proporsi nel suo immaginario e a pretendere da un Vera un contatto. Nel corso della notte, dei sogni mutevoli Vera ripercorrerà le fasi più rappresentative della sua vita,e imparerà a conoscere se stessa attraverso l’incontro onirico con una figura a poco a poco sempre più chiara.

Come ti avvicini al tuo personaggio, giorno per giorno, prima del debutto?

Ania:
Il nostro lavoro, essendo un work in progress, è basato sulla stretta connessione tra improvvisazione e scrittura e mi permette di costruire il personaggio di Sonia giorno dopo giorno attraverso il diretto studio di esso.
Ho un quaderno dove appunto le mie scoperte, che avvengono con l’analisi del testo, del lavoro sensoriale, di immaginazione e confronto con il drammaturgo e ovviamente di improvvisazione che sicuramente mi permette di connettermi direttamente con il personaggio e di capire come esso si muove, respira, immagina, reagisce e vive.

Eleonora:
Il nostro lavoro nasce da un’esigenza molto forte di raccontare il disagio, senza banalizzarlo, ma costruendo come imperativo il fatto che sia una sensazione comune a tutti. Una sensazione più o meno motivata ma che modifica i nostri comportamenti, fino a renderci ridicoli o rabbiosi, ma sulla quale è sempre possibile riderci su, proprio perché rende tutte le persone vittime degli stessi meccanismi. Per questi motivi, il nostro lavoro parte da noi stesse e dall’osservazione di ciò che ci sta intorno, le persone, i luoghi, i colleghi. Abbiamo la fortuna di lavorare con persone che, oltre a essere fantastici professionisti, sono amici con cui uniamo ogni giorno i nostri sforzi creativi da un punto di vista musicale, espressivo ed estetico. La parte più interessante del lavoro a mio avviso nasce proprio da questo: improvvisazioni di scene e musicali, scambi di opinioni e interazione di più linguaggi artistici che durante le prove spingono ognuno di noi a dare il massimo.

Quali sono le difficoltà che avete affrontato nell’ideare, produrre e portare in scena lo spettacolo?

Ania:
Le difficoltà sono state e sono tuttora sicuramente molte.
Nel momento in cui abbiamo ideato il soggetto dello spettacolo (fase molto creativa e gratificante) ci siamo scontrate con la ricerca e creazione di un team di figure, la cui scelta è stata sicuramente lenta e difficile pur essendo molto costruttiva. Essendo uno spettacolo auto prodotto la difficoltà maggiore risiede nella limitata disposizione di budget che ogni giorno ci fa riflettere sulle scelte e sui passi da compiere.
Non solo, diffondere uno spettacolo pur essendo circondate da stima e da una squadra di professionisti del settore è forse uno degli aspetti più tormentati, indi per cui ci stiamo inizialmente muovendo attraverso la partecipazione ai bandi e festival che possano aiutarci a diffondere lo spettacolo e promuoverlo per inserirlo nei cartelloni di teatri.
Il nostro progetto è caratterizzato dal “love budget”, proprio perché ci crediamo tanto e lottiamo per esso ogni giorno, per amore di voler creare umilmente uno spettacolo di qualità, dai contenuti profondi e autentici. Autentici soprattutto perché parte da noi stesse, dalla nostra storia, dalle nostre origini e vite.

Eleonora:
In realtà molte. L’ideazione è nata tra me e Ania, davanti a innumerevoli bicchieri di vino per la voglia di fare qualcosa insieme, in cui credere fortemente. Il percorso di nascita di Mis(s)fit è stato poi lungo e articolato, abbiamo incontrato moltissime persone, per scegliere accuratamente i nostri collaboratori e ognuno ha dato un essenziale contributo per la formazione del team. L’incontro con FOTO MISFIT VIDEOIsabella Faggiano, costumista e scenografa è stato essenziale per dare un’estetica forte alle nostre idee nei contributi video e in scena. Allo stesso modo quello con Vincenzo Meloccaro, sassofonista poliedrico che si è subito innamorato del progetto e Stefano Sgambati, il coraggioso drammaturgo-regista-fotografo che ha lasciato Torino per seguirci in questo folle progetto. Da un punto di vista produttivo, io e Ania stiamo tentando di coprire le spese ma è molto difficile in quanto un prodotto di qualità necessita di finanziamenti adeguati che per una giovane compagnia è difficile ottenere dallo stato. Quindi abbiamo deciso di partire dal pubblico, con una campagna di Crowdfunding perché è un mezzo democratico che permette anche a noi, con un buono spettacolo, di emergere e di condividere questa esperienza con più gente possibile. E’ importante per noi rispondere alle aspettative del pubblico senza doverci piegare a restrizioni di tipo economico a cui non possiamo far fronte, così da poter pensare davvero solo allo spettacolo e poter proporre davvero il miglior lavoro possibile. Qui potrete accedere alla pagina dedicata al crowdfunding

Dove potremo vedervi in scena?

Lo spettacolo ha già delle date di debutto in festival italiani e internazionali, tra cui Poemus a Tblisi nel mese di giugno. Il primo appuntamento sarà dal 9 al 12 giugno al FringeItalia, a Roma Villa Mercede.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *