“Si scrive Med In Itali” – L’intervista


È uscito ufficialmente il 22 gennaio il secondo lavoro del gruppo torinese dei Med in Itali, Si scrive Med In Itali, che segue l’album d’esordio del 2012, Coltivare piante grasse. ArtInTime ha avuto il piacere di incontrare Niccolò Maffei, voce e chitarra della band, per quattro chiacchiere sul disco, le sue novità, i suoi suoni e le sue tematiche in attesa del concerto di presentazione del 5 febbraio prossimo alle Officine Corsare a Torino.med-promo

Med In Itali: vi presentate ai nostri lettori?

Con molto piacere! I Med In Itali sono una formazione torinese nata nel 2007 sulle strade irlandesi. Lì abbiamo iniziato a fare musica di strada, tornati in Italia abbiamo poi pubblicato due EP e due LP, l’ultimo in particolare è uscito qualche giorno fa (il 22 gennaio) per l’etichetta Libellula e si intitola “Si scrive Med In Itali”.

Tre anni e mezzo dal disco precedente, Coltivare piante grasse: cos’è cambiato in questo periodo per voi e per la vostra musica?

Sicuramente siamo cresciuti, sotto molti punti di vista… a livello personale abbiamo quasi tutti “scavallato” i 30, meta che mette una certa pressione. A livello di formazione ci sono state diverse evoluzioni: Dario Scopesi che aveva seguito tutto il tour del disco precedente è entrato in pianta stabile. In più abbiamo incontrato Nicolò Bottasso (già Duo Bottasso) che ci ha aiutato negli arrangiamenti dei fiati e che sarà in tour con noi nei prossimi mesi in veste di trombettista e violinista.

“Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista…”: è stato così anche per voi?

Diciamo che non sono mancate le difficoltà, ma ci siamo presi i giusti tempi per lavorare serenamente al progetto. Mentre per Coltivare Piante Grasse avevamo già una base di una decina di pezzi soltanto da raffinare, per questo nuovo album abbiamo dovuto creare un intero disco ex-novo.  

Cover-MedInItaliSi scrive Med In Itali, un titolo che incuriosisce e un po’ vi presenta: come nasce?

Il titolo è arrivato automaticamente, un po’ perché l’album parla di stereotipi italiani, e quale stereotipo migliore dell’italiano che usa l’inglese alla buona?! In più, crediamo che a livello musicale il disco ci rappresenti molto, e poi.. quale occasione migliore per ricordare che il nostro nome si scrive Med In Itali, con la “i”!

Funky, jazz, reggae, ritmi latini… un mondo di sound! Ci raccontate come siete arrivati a questi percorsi musicali così diversi tra loro?

Penso che alla base di questo sound ci sia prima di tutto un incontro tra musicisti che appartengono a scene diverse e che hanno ascoltano musica molto differente. Io, ad esempio, sono molto legato al mondo del cantautorato italiano, mentre Mat e Dario sono appassionati di Jazz, così come Nico, che però ha una deriva più folk. C’è poi un intento comune che è quello di dare al nostro pubblico un disco che sia il più vario possibile sotto tutti gli aspetti. La domanda, quindi, ci rende felici, significa che abbiamo centrato l’obiettivo!

Il 5 febbraio presenterete il disco in un concerto alle Officine Corsare di Torino che prevede una formazione allargata e degli ospiti: ci anticipate qualcosa? Chi sarà con voi?

Eh già! Alle Officine Corsare sarà divertente, oltre a noi quattro, a completare la sezione con Nico ci saranno anche il trombone di Elia Zortea e il sax di Riccardo Sala. In più ci sarà Elena Frezet, talentuosissima batterista valdostana che ci ha accompagnato in alcune tappe del precedente tour, e che in occasione del 5 febbraio suonerà per noi le percussioni. Avremo poi alle tastiere Alessandro Cisarò, e al flauto traverso Ariel Verosto, musicista argentino che tra l’altro ha partecipato alla creazione del disco.

La musica nel vostro nuovo album a volte è “in contrasto” con le tematiche affrontate, c’è un perché?

E’ una bella osservazione a cui non avevo mai pensato, probabilmente ciò deriva dal fatto che musica e testi arrivano in tempi diversi. Le nostre canzoni nascono da un arrangiamento sommario su cui viene poi aggiunto il testo. Musicalmente parlando abbiamo una vena molto allegra che mira a far divertire la gente. Per quanto riguarda i testi invece, è molto più facile parlare di cose malinconiche che non allegre. In fondo questo contrasto non fa che sottolineare l’idea degli stereotipi descritti nel disco.

Tra l’immagine di qualcuno che si riscopre diverso, forse più ‘adulto’, la decadenza socio-culturale del paese, passando per l’amore e la nostalgia di un tempo che non c’è più, si può dire che spaziate davvero da una tematica all’altra. Cosa vi porta a giocare su questo mix di stimoli?

Sono tutte immagini nate quasi casualmente, l’obiettivo così come nel sound è sempre quello di non ripetersi mai e di esprimere il nostro punto di vista  su ciò che ci succede attorno.  

Testi, musica: a quale aspetto del vostro modo di creare siete più legati?

Non vogliamo discriminare nessuno dei due mondi, anche perché per fare un bel disco è necessario che entrambi siano molto curati. Di sicuro per me è molto più facile inventare un giro di chitarra, che non un testo di una canzone, e non nego che a più riprese ho pensato di rivolgermi ad alcuni cantautori torinesi che stimo molto  (Losburla, Eugenio Cesaro, Eugenio Rodondi, Bianco, Orlando Manfredi), ma mi sono voluto mettere alla prova ancora una volta. Questo non toglie che quello delle collaborazioni  è un aspetto che vorrei introdurre nel prossimo disco.

Quale tematica/sonorità rispecchia di più I Med in Itali dell’esordio e dove, invece, secondo voi, avete osato di più in questo nuovo lavoro?best

In Coltivare piante grasse a parte alcuni episodi come “Schiava di un’idea” o “Piante grasse”, la tematica principale era l’amore. In questo nuovo disco le tematiche invece sono varie, ci siamo accorti solo in seconda battuta della presenza di un filo conduttore: l’Italia e alcuni suoi stereotipi. L’amore è presente anche in questo disco, ma forse in modo meno tormentato e più disincantato.

Nel disco nuovo c’è anche un’interessante collaborazione con Carolina Bubbico [che avevamo intervistato qui, N.d.R.], autrice di alcuni arrangiamenti. Com’è nato questo sodalizio?

Carolina l’abbiamo cercata noi perché abbiamo ascoltato a ripetizione il suo disco durante i lunghi viaggi del precedente tour. La scelta di affidare a lei una parte degli arrangiamenti della sezione fiati ha messo d’accordo tutti!  Siamo molto soddisfatti del risultato di questo incontro e speriamo di poterla incrociare nuovamente nel nostro percorso artistico.

Vi siete appoggiati alla piattaforma MusicRaiser per riuscire a stampare le copie fisiche del cd: il crowdfunding funziona? In cosa è utile secondo voi in campo musicale?

Si, la campagna è finita qualche giorno fa e siamo molto contenti di aver raggiunto l’obiettivo. Il crowdfunding è decisamente uno strumento molto utile ai musicisti per due motivi: il primo è sicuramente quello economico, (nonostante infatti la tecnologia abbia fatto passi da gigante fare un disco rimane comunque un lavoro oneroso), e in seconda battuta il crowdfunding rimane anche un modo per promuoversi prima dell’uscita del disco, permettendoti infatti di coinvolgere i  fan e renderli protagonisti, creando oltretutto un po’ di suspence.

Quali sono i vostri piani e progetti in vista? C’è un tour all’orizzonte?

Si presto usciranno le date del nuovo tour. Per il precedente album abbiamo fatto 80 date in un anno,  speriamo di ripetere!

E, per finire, se vi chiedessimo perché qualcuno dovrebbe ascoltare il vostro disco? Cosa ci troverebbe?

Lavorare a questo disco è stato entusiasmante per noi, ci abbiamo messo tantissime energie e il risultato ci ha ripagati. Siamo soddisfatti di tutto, dalla copertina al mix, dagli arrangiamenti ai singoli riff degli strumenti. Quindi ascoltatelo perché vogliamo sapere cosa ne pensate e perché noi siamo convinti che sia proprio un bel disco!

Potete ascoltare Si scrive Med in Itali qui

 




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