Legnanino e i soffitti decorati di Palazzo Carignano


unclassicartIl Palazzo Carignano di Torino è sicuramente uno tra i più noti edifici della città. Celebre per la facciata ondulata guariniana (che gli procura un posto di diritto nei capitoli sull’architettura barocca nei libri di scuola), di facciata il palazzo ne possiede un’altra, di due secoli posteriore, che si affaccia su piazza Carlo Alberto. Questa seconda facciata fu realizzata insieme agli ampliamenti dovuti alla nuova funzione che l’edificio dovette assolvere per alcuni anni dell’Ottocento: quella di sede del primo parlamento italiano. Non a caso Palazzo Carignano ospita attualmente il  Museo del Risorgimento, il più importante a livello nazionale per ricchezza e rappresentatività delle sue collezioni. Non va dimenticato però che il palazzo nacque, allo scadere del Seicento, come residenza per la famiglia del ramo collaterale della dinastia ducale, i Carignano, per volere del principe Emanuele Filiberto Amedeo di Savoia Carignano.

Personaggio interessante il Principe, detto “il Muto” perché nato sordomuto (ma istruito al pari di un normodotato da un gesuita spagnolo a suon di bastonate), valoroso condottiero, fine letterato e intellettuale. Fu lui ad assegnare la regia della decorazione della sua residenza torinese a un pittore lombardo che negli anni Novanta del Seicento stava riscuotendo un certo successo anche in Piemonte e che si faceva portavoce di un linguaggio pittorico colto eppure svagato, alternativo rispetto alle scelte più auliche e retoriche della committenza ducale: Stefano Maria Legnani, detto Legnanino.

Il Legnanino si formò in Lombardia, a Bologna e a Roma e lavorò per la cappella dei Mercanti e dei Banchieri di Torino prima di essere scelto per l’impresa di Palazzo Carignano. Qui fu impegnato con la sua equipe, che comprendeva altri pittori (tra il fratello Tommaso), quadraturisti (artisti specializzati nel dipingere le finte architetture che incorniciano le scene dipinte) e stuccatori, tra il 1696 e il 1703, per un totale di almeno una dozzina di sale affrescate su due piani.  I soggetti della decorazione furono stabiliti probabilmente dallo stesso Emanuele Filiberto di Carignano: un tripudio di divinità olimpiche e personaggi mitologici che con le loro gesta alludono a una celebrazione dei membri del ramo Savoia Carignano.

Lo stile di Legnanino, artista che sa affascinare per la leggerezza della resa pittorica e la fantasiosa vena compositiva, si gioca sui toni chiari e sull’uso di una luce sempre mobile, viva, mai in stasi, in alcuni brani di sapore già rococò. Questi bellissimi soffitti sono tuttavia molto spesso trascurati dalla critica e dai visitatori, viste le diverse funzioni che gli ambienti del palazzo hanno assunto nel tempo. Il piano terra, dove si trovano alcune delle stanze affrescate a fine Seicento, è per esempio adibito ad ospitare gli uffici della Soprintendenza e dunque vede l’accesso di un numero limitato di persone (ma almeno un paio di sale sono sbirciabilissime da tutti). Il piano nobile, come sappiamo, invece ospita il Museo Nazionale del Risorgimento.

Consiglio a visitatori del Museo: di tanto in tanto  camminare a naso in su.




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