Le favole di La Fontaine


Che cosa unisce Esopo e i suoi animali parlanti ai colori sgargianti e densi di Marc Chagall? La risposta è semplice e ci rimanda alla nostra infanzia: le favole di Jean de La Fontaine, di cui ricorrono oggi i 320 anni dalla scomparsa. Galli, volpi e corpi animano il suo universo favolistico costellato di ironia e satira, che non celano certo gli evidenti intenti moralistici perseguiti dall’autore.

lafontaine Jean de La Fontaine nacque nel 1621, figlio del sovrintendente alle acque e alle foreste di Château- Thierry e appassionato lettore di classici. Il padre avrebbe desiderato per lui una vita clericale e infatti nel 1641 lo inserì nella Congregazione dell’Oratorio. Fin da giovane La Fontaine dimostrò tutto il suo amore e la sua passione per la letteratura, nonostante gli studi di giurisprudenza terminati nel 1649. Nel 1652 ereditò dal padre la sua funzione e le sue mansioni. Dopo pochi anni però si trasferì a Parigi dove entrò sotto la protezione del politico Nicolas Fouquet, poi caduto in disgrazia, e dove conobbe letterati del calibro di Racine, Moliere e La Fayette. Nel 1683 fu eletto membro dell’Académie Françiase.

“Anima inquieta e ovunque ospite di passaggio”, come era solito definirsi, attinse ampiamente alla lezione di Rabelais e trasse ispirazione da Esopo, Orazio, Machiavelli e Virgilio. La sua opera più conosciuta e di valore sono appunto le Favole, fra cui ricordiamo “Il gatto e la volpe”, “Il corvo e la volpe” e “Il gatto e la tigre”. Il diritto del più forte e la morte, uniti a un umano senso di solidarietà e di pietà verso gli infelici, sono i motivi ricorrenti nella pagine di La Fontaine, sempre nella totale accettazione della natura umana. L’esperienza familiare, la saggezza politica, la libertà, la priorità del talento sulla forza, la Provvidenza e l’astrologia intessono principalmente la prima raccolta del 1668. La seconda raccolta del 1679 si occupa di esplorare tematiche quali la saggezza, l’immaginazione, la rapacità, l’intelligenza, l’avidità e l’avventura. Come filo conduttore rimangono i forti intenti moralistici, tipici del genere letterario della favola.

chagallLe prime edizioni vennero illustrate da Gustave Dore in bianco e nero, mentre tra il 1926 e il 1927 l’artista russo Marc Chagall decise di donare a quelle pagine nuova vita e nuovi cromatismi. L’intento era allestire una serie di mostre tra Berlino, Bruxelles e Parigi, che illustrassero attraverso un ciclo di quadri le storie del celebre maestro francese. Le opere, però, ebbero un tale successo che ciascuna di esse trovò subito un acquirente e le tavole si perdettero nei meandri delle collezioni private. Le illustrazioni di Chagall rividero nuovamente la luce negli anni Quaranta del Novecento, quando esplose la sua fama internazionale e alcuni prestigiosi musei – in primis il MoMa di New York- decisero di allestire le prime retrospettive dedicate al maestro. Gli animali un po’ favolosi, un po’ umani cui Chagall aveva dato via grazie alle parole di La Fontaine uscirono dalla tana e finalmente si fecero conoscere in tutto il loro sfolgorio e la forza iconica ed onirica. Che dire dunque, se non che La Fontaine ha favorito, inconsapevolmente, un fortunatissimo incontro fra arte e letteratura, evento raro di questi tempi.

 

 

 




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