“L’amalassunta” di Pier Franco Brandimarte


Pier-Francesco-Brandimarte-679x1024Il primo, immediato, interrogativo lette poche pagine di L’amalassunta, esordio di Pier Franco Brandimarte vincitore del Premio Calvino 2014, riguarda la natura della narrazione. Una storia, quella di Antonio, il protagonista, ma anche un percorso dai tratti saggistici sul pittore, Osvaldo Licini. Il dubbio si amplifica, prende forma insieme alla narrazione, fino a diventarne la colonna vertebrale. È questo l’esordio di Brandimarte, un unicum, restio a ogni ingabbiamento di genere. La lettura allora si distende, si apre ad accettare l’universo onirico del libro, le sue improvvise e inaspettate anse, a tratti un mondo finemente nitido, a tratti un percorso lirico, tra un oggi quotidiano e una vita ricostruita nel ricordo, tra scrittura e immagine sulla tela.

Lui, il pittore, compare fin da subito, nella prosa tersa che contraddistingue la scena di apertura, e incolla alle pagine. La storia di Osvaldo Licini è ricostruita a poco a poco, prende vita nella mania, quasi ossessiva, di Antonio, che ha lasciato la sua vita e la fidanzata Nina a Torino, per tornare al paese natale, in Abruzzo, guidato da un senso di incompleto, di non concluso. Antonio, una figura che sembra ricalcare molto l’autore vero sulle tracce del pittore, quasi ingannando il lettore, in un ennesimo sospeso e gioco della pagina, sullo statuto e sulla veridicità del narratore. E così anche Licini, ferito sul fronte della prima guerra mondiale e poi nella Parigi di Modigliani, è sorpreso e indagato nel suo ritorno a Monte Vidone (Monte Vidon Combatte), il paesino delle Marche da cui non si sposterà più.

La narrazione, ed è ciò che la rende affascinante e crea l’amalgama sognante di questo romanzo, procede così, in palleggi costanti dall’oggi di Antonio, dal suo percorso ricalcato sull’ombra antica del pittore, ai periodi ed episodi della vita di Licini, quasi senza soluzione di continuità. Non sono i capitoli a strutturare il libro, salvo una suddivisione in parti che dà un’idea del percorso: terra, la base di partenza, il contesto; bilico, la rottura di un iter, di un equilibro sospeso e vacillante; cielo, la resa ai misteri dell’Amalssunta, altrimenti detta la luna, che il pittore ritrae e reinterpreta in una serie di quadri.

Le vicende, speculari seppure separate nel tempo – mosse dalla medesima tensione verso qualcosa da capire, un sentimento da esplorare di cui però nulla è definito – procedono così, sfumando l’una nell’altra. Il linguaggio prende personalità proprio nei passaggi: se alcun elemento paratestuale interviene e staccare le due esistenze lontane nel tempo, è il testo stesso a creare continuità. Come? Attraverso le immagini: figure, colori e suggestioni si fondono in un quasi invisibile connettore sinestesico tra paragrafi, trasportando senza brusche cesure da un piano narrativo all’altro. Il crepitio delle fiamme dello studio del pittore riporta al presente di una sensazione, il colore del mare rimanda allo sfondo di un quadro di Licini. Suggestioni: ne è pieno tutto il romanzo. Dove, naturalmente, parlando di un pittore, compaiono anche le opere, spesso punti di partenza per esplorazioni biografiche, per ragionamenti su Licini, sul suo pensiero ormai così distante. Accanto alle opere, le foto del pittore: scavi sulla sua figura, quasi a voler aprire con lui un dialogo diretto, fuori dal tempo e dalle regole della fiction e dei generi.

 

L’autore: Pier Franco Brandimarte, classe 1986, è originario di Torano Nuovo, in provincia di Teramo. Ha esordito nella narrativa con L’Amalassunta, indiscusso successo al Premio Calvino 2014.

 

Titolo: L’Amalassunta

Autore: Pier Franco Brandimarte

Editore: Giunti

Pagine: 192

Scheda dell’editore




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