JOY – Il successo arriva dall’ordinario


images-3“Come and try the brand new mop. It’s the mop of the future”. Il regista David O. Russell torna a dirigere il duo Jennifer Lawrence – Bradley Cooper scegliendo una storia di vita vissuta, il dietro le quinte della nascita del Miracle Mop, il mocio miracoloso che si strizza da solo e che ha cambiato la vita di milioni di casalinghe. La storia di una donna con un’idea innovativa e la determinazione per farla esplodere, fino a diventare un business multimilionario.

Al centro della trama c’è dunque Joy (Jennifer Lawrence), che si spacca la schiena facendo da pilastro a una famiglia sconquassata: una madre reclusa dipendente dalle soap opera, un padre inconsistente (Robert De Niro) che cerca forza nell’amore di una facoltosa italiana (Isabella Rossellini), una sorella che sembra remare contro ogni sua decisione, un ex marito cantante nullatenente (Edgar Ramirez) che vive ancora nel suo seminterrato. Senza dimenticare i figli piccoli. Una battaglia quotidiana con la realtà, finchè arriva l’ispirazione e l’occasione di ridare senso a un esistenza grigia. Come per magia nasce una imprenditrice che sarà supportata e lanciata da Neil Walker (Bradley Cooper), il giovane produttore di QVC che la introduce al mondo delle televendite e al grande pubblico.

O. Russell sceglie ancora di lavorare con la Lawrence, ormai sua musa sin da Il lato positivo (Silver Linings Playbook, 2012) ma soprattutto grande amica. I due condividono lo stesso umorismo, si commuovono per le stesse cose e lavorano in sintonia. Questa alchimia si manifesta anche con Bradley Cooper. Il palpabile magnetismo tra i due attori è fonte di bellissimi sguardi dove l’intesa, così ovvia, spinge la recitazione ad un altro livello. Jennifer è il motore di tutto il film, è energetica, quasi famelica di fronte alla telecamera. Si porta sulle spalle il successo della pellicola che punta tutto (forse troppo) su di lei.

Una commedia dolce e amara allo stesso tempo che nonostante le grandi premesse e le notevoli interpretazioni corali degli attori (vagamente alla Altman), lascia perplessi perchè non sufficientemente impregnata di sudore e fatica. Jennifer più che una self made woman sembra wonder-woman, infallibile anche nel fallimento. Un elogio quasi zuccheroso del Sogno Americano. In fondo, come dichiara il regista stesso, si tratta di una “Cinematic fable, not a biopic” (una favola cinematografica non un film biografico). E nelle favole le principesse vivono per sempre felici e contente. Anche quelle senza principe.




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