L’Iran di Amir Reza Koohestani


timeUn ambiente spoglio, le luci spente e un video dove scorrono le parole del regista direttamente rivolte allo spettatore, a tratti scherzoso, a tratti minatorio. Inizia così Timeloss dell’iraniano Amir Reza Koohestani, presentato all’Hangar Bornaccino Nero a Santarcangelo Festival.

Una progressione di piani temporali e sentimentali, un persistente viaggio tra il presente e il passato, tra la finzione e la realtà, tra il sogno e il desiderio. Dieci anni dopo Dance On Glasses, Koohestani ripropone gli stessi attori segnati dal tempo, la stessa scenografia scarna e squadrata, lo stesso copione e la stessa incomunicabilità e incomprensione tra uomo e donna separati da due tavoli.

iranian-theatre-timelossL’uomo è un moderno Orfeo, che ha perduto la sua Euridice -la sua Shiva che balla sui bicchieri- e che a distanza di anni ricrea e immagina la medesima situazione, come se la donna fosse realmente con lui, lì, in quel momento, con la stessa carica di incomprensioni, odii e scaramucce. I due attori provano uno spettacolo che inscena la rottura di una coppia. Ma i due attori sono la coppia, i problemi sulla scena sono gli stessi nelle loro mura domestiche, i fogli che a fine spettacolo volano per aria rappresentano la rassegnazione a trovare un punto di unione e comunione. Non manca la volontà, ma le barriere da superare vanno al di là di qualsiasi umana capacità.

Uno spettacolo che oscilla tra sarcasmo e ironia, tra commedia e tragedia, tra romanticismo e aridità. Arriva con la sua forza e potenza dritto allo stomaco, come un pugno sferrato da un mondo lontano ma che per motivi irrazionali raggiunge la realtà fisica dello spettatore in sala.




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