Intervistando Andrea Malabaila


Revolver è l’ultimo libro dello scrittore torinese Andrea Malabaila. Edito da Booksalad, narra la storia di Andrea, giovane scrittore ossessionato dalla figura di Damon Kidd, cantante dei Revolver. Damon è in crisi d’ispirazione, dorme poco e spesso la notte ha degli incubi, medita di ritirarsi dalla sua carriera di rock star. Un libro ricco di colpi di scena e di musica, dove l’immaginazione di uno scrittore inizia a confondersi con la realtà.

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Come è nato Revolver?

È una storia che girava nella mia testa e in decine di file da più di dieci anni. Una vera e propria ossessione come per il narratore del libro. All’inizio era semplicemente la storia di Damon Kidd e della sua band, i Revolver appunto, nel pieno rispetto della tradizione delle rockstar maledette. Poi si è trasformata nella storia parallela di Damon e di Andrea, delle loro fragilità, della loro difficoltà ad affrontare il successo e le aspettative sempre più grandi, dei problemi a rapportarsi con gli altri ma anche con se stessi.

La voce narrante del libro porta il tuo nome e la sua ragazza si chiama come la tua ragazza. Perché hai optato per questa scelta?

Partendo dal presupposto che per ogni storia che ho scritto mi è stato chiesto se per caso non fosse autobiografica, ho voluto divertirmi e dare il mio nome al narratore (e coprotagonista) della storia. Come a dire: “Mi volevate? Eccomi qui”. Ma tutte le storie sono in parte autobiografiche e questa alla fine lo è meno di altre. È un po’ come nei giochini della Settimana Enigmistica e sta al lettore indovinare quali sono le dieci differenze tra me e l’Andrea del libro, tra Carlotta e la Carlotta del libro.

Come ha reagito la vera Carlotta quando ha scoperto di essere finita in un tuo libro?

In verità è iniziato tutto perché quando l’ho conosciuta mi sono reso conto che era il tipo di ragazza che avevo descritto in molte altre storie: bionda, occhi azzurri, lentiggini. Lì per lì ho quasi avuto la sensazione che se fosse un’invenzione della mia mente. Dopodiché, tempo dopo, lei mi ha detto: “Ecco, dovresti dedicare anche a me un libro…” A quel punto non ho potuto esimermi. Ma credo che a lei abbia fatto piacere, dopotutto è una malata di storie come me.

Revolver è un libro da leggere e ascoltare, anche il titolo stesso lo dice. Come è nata la tua passione per la musica?

È una passione tardiva. Al liceo mi piacevano gli 883 e poco altro. Poi a vent’anni ho scoperto il rock e mi si è aperto un mondo. A quel punto mi sarebbe piaciuto essere una rockstar, ma mi sono

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 limitato a inventare i Revolver e a farmi tormentare per anni da Damon Kidd.

Quali sono i gruppi reali che ti hanno ispirato per creare i Revolver in particolare per Damon Kidd?

I Revolver hanno un nome beatlesiano, ma Damon ricorda fisicamente Richard Ashcroft dei Verve, ha lo stesso nome di Damon Albarn dei Blur e il brutto carattere di Liam Gallagher degli Oasis (adesso dei Beady Eye). Aggiungiamo un po’ di tormento alla Kurt Cobain, un po’ di visioni allucinate alla Jim Morrison, shakeriamo bene, ed ecco Damon Kidd!

Questi gruppi sono stati la tua colonna sonora in fase di scrittura del libro?

Tutto parte dai Beatles e dagli Oasis. Ma ho passato così tanto tempo a scrivere e riscrivere che penso di aver ascoltato veramente di tutto…

Damon Kidd rappresenta un’ossessione per il narratore, lo è stato anche per te mentre scrivevi questo libro?

Più che altro non mi permetteva di abbandonare la sua storia, voleva a tutti i costi che vedesse la luce. E ciò dimostra due cose: che lui è un grande narciso e  che io ne sono (stato?) ossessionato al punto da parlarne come se fosse una persona reale.

I sogni: senza svelare troppo della trama, è chiaro che la dimensione onirica è parte integrante del tuo libro. C’è stata un’influenza da parte di altri libri o film?

Anche in questo devo dire di essere stato influenzato soprattutto da Carlotta – quella vera – e dal suo interesse per i sogni lucidi. Sono riuscito a sperimentarli in qualche occasione ed è un’esperienza straordinaria poter controllare i propri sogni, non poi così diversa dallo scrivere. E questa stessa dimensione onirica l’ho ritrovata, più che nei romanzi, in alcuni film degli ultimi anni, come Vanilla Sky e Inception.

Oltre che scrittore, tu sei un editore, ma prima ancora sei sicuramente un amante dei libri. Quali libri hanno ispirato Revolver e quali hanno segnato la tua carriera di scrittore?

Di libri ce ne sono molti. Ogni tanto scopri un autore e pensi che vorresti essere bravo come lui, ma poi ne trovi un altro diversissimo e che ti colpisce con la stessa intensità. È bello farsi stupire da una storia, si resta un po’ bambini. E poi si parla tanto della “magia del cinema” ma i romanzi sono ancora più magici: una sequenza di parole scritte che contengono tutto un mondo. Detto questo, dal momento che “Revolver” è (anche) una sorta di autofiction, non posso non citare “Lunar Park” di Bret Easton Ellis.

Un consiglio da editore e uno da scrittore per chi “da grande vuole scrivere libri”.

A chi vuole scrivere libri consiglio due cose: leggere tanto e poi provarci, senza temere i giudizi altrui. Il primo consiglio è banale, eppure c’è del vero quando si dice che ci sono più scrittori che lettori. Il secondo consiglio sembra un controsenso perché qui a Las Vegas edizioni riceviamo tantissimi manoscritti e a volte sembra che l’aspirante autore mediamente pecchi più di pudore che di coraggio, ma allo stesso tempo conosco persone che avrebbero le carte in regola ma non osano buttarsi e cercano alibi per tenere le proprie storie nel cassetto. E poi bisogna anche avere pazienza: chissà quanti autori di talento rinunciano troppo presto e quante belle storie si disperdono.

E questo è il booktrailer!

Contatti:
www.andreamalabaila.it
www.booksalad.it

Francesca Cerutti




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