Inciampare per ricordare


A quanti di voi, passeggiando per Torino, è capitato da un anno a questa parte di inciampare in una piastrella dorata incastonata nel lastricato della pavimentazione? Forse non tutti avete fatto caso a dove mettevate i piedi, ma qualcuno, particolarmente attento e curioso, potrebbe aver intuito di star passando le proprie suole su un’opera d’arte molto particolare. Le Stolpersteine – pietre d’inciampo – sono infatti un monumento partecipato e diffuso in tutta Europa, frutto di un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig per omaggiare le vittime della deportazione nazifascista.

inciampo1

Ogni pietra ricorda una singola vittima con nome, cognome, e con le date di nascita, deportazione e nella maggior parte dei casi anche della morte in un campo di concentramento o della scomparsa. Le targhe sono di ottone e volutamente ricordano la forma dei tipici “sanpietrini” per poter poi essere incastonate nella pavimentazione nei pressi dell’ultima abitazione della vittima.

Al momento in tutta Europa sono più di 50mila le pietre d’inciampo installate da Demnig. Le si trova a Torino, ma anche a Roma, Viterbo, Siena, Reggio Emilia, Meina, Padova, Venezia, Livorno, Prato, Ravenna, Brescia, Genova, L’Aquila, Bolzano, Ostuni, Chieti, Casale Monferrato, Teramo.

La natura partecipata dell’installazione è giustificata dal fatto che qualunque cittadino, associazione o istituzione può fare richiesta di una targa in memoria di una vittima. Tra il 14 e il 16 gennaio 2016 Torino ha accolto l’installazione di nuove 40 targhe, potete trovare l’elenco dei luoghi coinvolti – tra cui la centralissima Piazza Castello – sul sito del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino. Insieme al museo, l’iniziativa delle pietre d’inciampo è promossa anche dalla Comunità Ebraica di Torino, dal Goethe-Institut Turin e dall’Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED) – sezione Torino, in collaborazione con l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, e vanta inoltre l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana.

Se siete interessati a scoprire il progetto, potete trovare indicazioni e foto sul sito ufficiale (in inglese e tedesco), che raccoglie la storia di Gunter Demnig dalla prima posa in poi ed è dotato di un calendario che raccoglie tutte le installazioni in giro per l’Europa. Se invece vivete a Torino e vorreste omaggiare la memoria di persone coinvolte nella deportazione nazista, il Museo della Resistenza sarà felice di accogliere la vostra richiesta, e sul proprio sito vi spiega come fare e quali moduli compilare.

Attenzione dunque a dove mettete i piedi: la città e il suo tessuto si trasformano sotto le nostre suole tutti i giorni anche attraverso iniziative silenziose e insolite come questa che talvolta – per fortuna! – servono a interrompere il nostro affrettato e convulso incederere per la strada e a farci inciampare nel ricordo dell’atrocità che sconvolse il mondo meno di un secolo fa.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *