Impressioni da VIE festival


Si è chiusa lo scorso fine settimana l’undicesima edizione di VIE festival, organizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione e dislocato in quattro città emiliane: Modena, Bologna, Carpi e Vignola. Nelle giornate del 24 e 25 ottobre tre erano gli spettacoli in scena a Modena: Go Down, Moses di Romeo Castellucci, En avant, marche! di Alain Platel e Faust di Anna Peschke.

MosesFoto2Romeo Castellucci porta in scena una rivisitazione storica e filosofica della figura del patriarca Mosè, un Mosè che diventa simbolo e sinonimo di Umanità. Un’umanità perduta, che si muove compiendo gesti ripetitivi e perlopiù autoreferenziali, riuscendo assai difficile la comunicazione vera e sincera con il prossimo. Se dovessimo scegliere un aggettivo per questa rappresentazione, sceglieremmo senza dubbio imponente: imponente la presenza degli attori e dei loro gesti sulla scena, imponente – talvolta disturbante- il costante succedersi dei suoni, imponenti -e senza alcuna sbavatura- le scenografie che ci riportano ai primordi della storia umana, imponente la richiesta di aiuto che gli attori lanciano ad un pubblico che sembrerebbe non essere preso neppure in considerazione. Sembra, appunto, perchè in realtà, nonostante il velo di tulle che separa gli attori dal pubblico e costruisce una vera e propria quarta parete, l’intero spettacolo è la richiesta di una presa di coscienza, di una posizione, di una decisione. Senza questi elementi diventiamo come l’uomo che scrive impotente un messaggio di aiuto sul telo, che si trasforma per noi in monito: SOS. A caratteri cubitali, affinchè ci rimanga bene impresso: un’umanità che può solo implorare, una parola che riecheggia e risuona nella sala, assumendo quasi un peso e un volume propri.

4e0e0929a9e28d6dc11af73535d78609_XLIl francese Alain Platel mette in scena una surreale e alquanto bizzarra banda di ottoni, capeggiata dall’ex trombonista Wim Opbrouck, malato di cancro alla bocca. Questi sono gli unici elementi della realtà, per il resto si viene trasportati su un piano completamente diverso, trascinati dalla musica, dalle coreografie e dall’atmosfera magica che entrambe creano sul palcoscenico. Il pubblico, reagendo alle provocazioni e divertendosi insieme alla buffa banda, fa parte della creazione stessa, le dà un senso sempre nuovo e la completa. La scenografia, provvista di scale e finestre, sembra ricondurci a qualche gioco dell’infanzia, dove i personaggi vengono mossi dai bambini come fossero pedine. Di questa rappresentazione è cuore pulsante la Banda A.Ferri Città di Modena: uno spettacolo dunque anche con e sulla comunità, delle varie comunità che la compongono, dei vari individui che ne fanno parte. Lo sguardo dello spettatore vaga instancabile e a volte disorientato tra i vari quadretti e siparietti che avvengono, a volte inaspettati, sul palcoscenico.

Che c’entra la China National Peking Opera Company con il Faust di Goethe? Probabilmente la stessa domanda se la sarà posta anche la giovane regista Anna Peschke, ma la risposta crediamo possa essere l’universalità. Certo, è straniante e fuori dai nostri canoni assistere ad una rappresentazione del Faust con protagonisti in abiti rigorosamente cinesi e musiche orientaleggianti. Le danze e le movenze degli attori hanno una grazia esotica, che si capisce subito provenire da lontano, una lentezza e una rigorosità che non abitano le nostre terre. Quello che permane però, uscendone perfino rafforzato, è il senso profondo della tragedia, del peccato, della perversione e dell’umanità. Valori e messaggi che valicano e superano chilometri, culture e abitudini, ma emergono in forme differenti e in contesti diversificati. Un’arte che per l’ennesima volta diventa modalità perfetta di comunicazione e comunione tra uomini.

FAUST_phZhang-Xinwei_0166

Questo è VIE festival in pillole, nel segno della contemporaneità e della ricerca.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *