Il grande Gatsby


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Nella lista dei film più attesi dell’anno 2013 c’è sicuramente il nuovo film di Baz Luhrmann “Il grande Gatsby”, tratto dall’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, simbolo di una generazione e di un’epoca.

Ambientato nei ruggenti anni venti, Il grande Gatsby racconta la storia di J. Gatsby un uomo, un emblema, il personaggio più famoso di tutta New York, tutti conoscono la sua fama, tutti vanno alle sue feste, ma chi è veramente Gatsby? In pochi hanno avuto l’onore di conoscerlo e ancora meno sono quelli che hanno avuto la possibilità di parlargli. Nick, la voce narrante della storia, accompagna lo spettatore, nel libro il lettore, a conoscere questo personaggio complesso, sfuggente, dal passato oscuro che si rivelerà essere molto più fragile del previsto. L’eterna battaglia dei ricchi contro i poveri, dei ricchi per dinastia e dei nuovi ricchi del boom economico viene raccontata attraverso le vicende di Daisy, Tom, Jordan e Nick. Tra feste sfarzose e corse in automobile, i 143 minuti del film scorrono senza sosta, senza inceppi.

I personaggi si amano, si odiano, litigano tra loro, corrono a New York, bevono in bar clandestini, affittano le suite al Plaza, il tutto sotto lo sguardo vigile del dottor T. J. Eckleburg, colui che può vedere tutto. Sarà proprio sotto il suo sguardo che avverranno molte delle scene più importanti del film, lì, dove l’età del jazz, la ricchezza della casa di Gatsby sembrano non esistere, dove c’è la vita vera, si soffre veramente, lì la magia dei ruggenti anni venti svanisce. Solo carbone, uomini, miniere, un drugstore, una moglie che ha un amante e un benzinaio tradito, sono quelli che lavorano seriamente e permettono ai newyorkesi di vivere nello sfarzo.
L’intero cast è stato scelto con grande attenzione, l’interpretazione di Di Caprio è destinata a permanere nel tempo e non fa che accrescere la fama di grande attore che ormai si sta costruendo da anni nel mondo del cinema. Da ricordare anche Tobey McGuire, che è perfettamente a suo agio nei panni di Nick, dimostrando di essere un attore molto versatile.

Molti cercheranno di confrontarlo alla pellicola del 1974 di Jack Clayton, sono prodotti estremamente diversi, non solo perché realizzati in due periodi storici differenti, ma per un diverso approccio al romanzo. Baz Luhrmann riesce a restituire un’immagine convincente dell’età del jazz, accompagnandola a musiche non propriamente degli anni venti e che potrebbero non essere facilmente apprezzate dagli spettatori, soprattutto a quanti sono legati al precedente e intramontabile film in cui Robert Redford interpretava Jay Gatsby.

La firma di questo regista si sente fortemente in ogni scena, ma nonostante tutto egli è fedele al libro, fatta eccezione alcune scelte narrative che si distanziano parzialmente dal romanzo, le battute dei personaggi, i luoghi, la costruzione delle scene restituiscono completamente l’opera di Fitzgerald quasi in maniera maniacale. Lo sguardo di Baz Luhrmann è quello del dottor T. J. Eckleburg, il suo sguardo si sente, è un regista con caratteristiche molto forti che gli permettono di far sentire la sua presenza in ogni istante, ma con rispetto e venerazione nei confronti di Francis Scott Fitzgerald e del suo Gatsby.

Francesca Cerutti




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