I robottini di Massimo Sirelli: un progetto fatto col cuore. E con materiale di riciclo


leone

“La prima casa di adozioni di robot di compagnia al mondo”, così Massimo Sirelli, artista torinese, ha chiamato la sua raccolta di robottini realizzati interamente con materiale di riciclo, tutti da scoprire sul suo nuovo e ricco sito. Un progetto che, oltre al design divertente e accattivante di queste piccole creature, si rivela attuale e sorretto da una vera storia, fatta di affetto ed emozione. Scopriamo qualcosa in più parlandone con l’inventore, Massimo Sirelli.
Ciao Massimo, soffermiamoci un po’ su di te, tu sei di origine calabrese, da quanto vivi e lavori qui a Torino?
13 anni! Dopo aver studiato in IED qui a Torino, dove ora insegno. Lavorativamente si fa un po’ di fatica a inquadrarmi, pasticcio con un sacco di cose! Mi occupo di grafica e comunicazione multimediale e ho uno studio, che si chiama Dimomedia, e dopodiché quando ho occasione adoro i graffiti, la pittura, l’arte… Uno nella vita fa un sacco di cose e poi smette, io continuo a trovare nuove passioni e portarmele dietro!
Come sei arrivato ai robottini?
Il pallino del “prima o poi devo costruire qualcosa” l’ho sempre avuto. Ho sempre avuto l’attrazione per la scultura, per come vengono realizzate opere così vere. La mia passione per i robot c’è sempre stata sin da piccolo così come quella per il modernariato. Ho unito le tre cose e sono nati i primi robot. Il fatto di occuparmi di comunicazione ed essere un art director ha fatto il resto, perché attraverso il mio lavoro ho fatto il resto e i robot hanno preso vita e anima.
Il primo che hai realizzato?
I primissimi robot che ho fatto sono quelli della sezione “teneri bulloni”, nati già anni fa. Non so se hai mai letto il libro “Come nasce un’idea”, ma sostanzialmente dice che le idee spesso possono restare latenti per anni e riemergere li di colpo, ed è vero: l’idea dei robot è rimasta lì dormiente per anni. Dopodiché in qualche mese ho ricostruito tutta la storia e l’ho tirata fuori.
E la storia dell’adozione?
I miei Robot non sono degli oggetti… loro sono vivi. Hanno un nome, delle passioni, delle abitudini, dei sogni.
Se uno volesse adottarne uno?
Innanzitutto si effettua una richiesta di adozione, dopodiché io cercherò di assicurarmi che sia la persona adatta a tenerlo.
Da cosa lo intuisci?
Mh… Da un contatto telefonico con la persona, e poi devo approfondire! [sorride] Non voglio che questi robot che ho costruito con tanta passione e lavoro finiscano magari dimenticati o devo assicurarmi che non vengano abbandonati, piuttosto cercherò il sistema per farli tornare a casa… mia! Sto cercando di portare fino in fondo la metafora che ho creato, ci credo veramente! Non sarà la semplice richiesta di adozione che ti farà avere il robottino, ma il desiderio vero di averlo con te. Mi ha scritto una ragazza dicendomi “sono una mamma incinta e partorirò un bimbo che si chiamerà Leone”, e vorrei adottare il tuo Robot di nome Leone, che per testa ha una macchina fotografica. Voglio regalarlo al futuro papà del mio bimbo che è un fotografo.” Ecco, io sono certo che questa famiglia sicuramente potrebbe adottare Leone!
Hai in programma qualche mostra per riunirli tutti?
Certo, vorrei organizzare una mostra, anche perché il tema del riuso e del riciclo, che mi è molto a cuore sarebbe sensibilizzato. Attraverso il racconto di una storia fantastica della nascita di questi Omini posso far vedere che con la fantasia si può dar vita e un anima alla materia fredda e destinata al pattume.
A questo proposito, che materiali usi?
Ho iniziato ad utilizzare materiali  che avevo in casa e in magazzino, materiali di recupero, ma quando velocemente è finito e allora ho iniziato la ricerca. Questa mattina per esempio, ho fatto un giretto al Balon alla ricerca di braccia e gambe, e ho trovato pezzi diversi. Tendenzialmente le braccia sono maniglie, chiavi di bulloncini, cose di ogni tipo. Il corpo di norma è un barattolo di qualche vecchio brand, ma non necessariamente, alle volte è anche solo una box di metallo.
Tutto metallo?
Sì, con qualche inserto plastico, qualche testa con lampadine funzionanti, montato e avvitato, zero colla! Traforo, calibro e fantastia.
Progetti in cantiere?
Per ora solo questo, l’idea di creare un esercito di robot da compagnia. Sul sito ora ce ne sono una quarantina, di misure variabili da 10 centimentri di altezza a 30… ma sto già lavorando ai fratelli più grandi!
Tempo medio di realizzazione?
Una mamma ci impiega 9 mesi… e un papà… Dipende! Perché non sempre trovo tutti i pezzi adatti, trovo la testa e la metto lì in attesa di un corpo adatto a lei. E’ un po’ come andare a caccia: sta mattina ho trovato le braccia, ma la scorsa settimana no, quindi magari un robot resta fermo lì in attesa, senza alcuni pezzi, mezzo montato. Spesso mi capita anche di assemblare dei pezzi, montare un oggetto che prima era sistemato diversamente.
Sei il primo che fa una cosa del genere con i robot, un progetto così completo?
Non lo so.. non si è mai i primi a far nulla, penso che nel mio progetto lo storytelling faccia la differenza. Io ho iniziato il progetto raccontando una storia legata a ad ogni robottino, la mia idea è che poi questa storia venga portata avanti dalle famiglie adottive che ci dirà “questo robottino ora sta con noi, nello studio, nel soggiorno…”
Pensi a una piattaforma blog per questi racconti?
Beh sì, al momento è uno storytelling sintetico. Poi c’è anche l’aspetto storico del progetto: ci sono anche molte storie sommerse, di aziende italiane che magari non esistono più e che scopro sulle grafiche delle latte che uso per fare il corpo dei robot. La mia passione per il design si ritrova ovviamente anche qui: ho unito un po’ i puntini delle mie tante passioni tra cui anche quella dello sporcarsi le mani. Tante cose insieme, dalla scrittura creativa al modernariato.
Lo ritieni un progetto vincente?
Non mi piace definirlo un progetto vincente, è un progetto realizzato con il cuore, e quando fai le cose col cuore la gente lo sente. Penso sia questo il motivo per cui mi hanno scritto in tantissimi dicendo cose davvero belle, “poesia pura”, “le tue storie mi hanno fatto venire i brividi”. Non pensavo, forse questo progetto è nato perché avevo delle emozioni da trasmettere, e costruendo questi robot ci sono riuscito. Non vorrei che finisse tutto solo nella vendita dei miei Robottini, il progetto non è nato per quello, vorrei tanto che le persone che adotteranno i miei Bimbi mi raccontino la loro storia.

 




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