I favolosi Sixties di Francesca Lupo


Classe 1980, una laurea in architettura ed esperienze di lavoro tra l’Italia e Parigi in ambito interior design e restauro. Francesca Lupo esordisce come artista al MOI di Torino in occasione di Paratissima 2012, e inizia così anche a ricevere apprezzamenti: selezionata tra i 15 migliori artisti, inizia a partecipare a collettive in galleria, tra Torino, Bari, Genova, Londra. La sua prima mostra torinese è datata 2015 ed è curata da Ermanno Tedeschi, ma la giovane artista torna oggi, 10 marzo, a Spacenomore (Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9, Torino) con “Just What Is It that Makes Yesterday’s Homes so Different, so Appealing?”, curata da Francesca Canfora. La mostra è una felice premessa alla partecipazione di Francesca Lupo all’Affordable Art Fair di Milano (17-20 marzo), dove è stata selezionata tra i 5 “Young Talent” individuati tra più di 600 candidati.

Atmosfere retrò per la rievocazione dei favolosi Sixties, che tornano alla ribalta negli interni rievocati dai collage dell’artista in questa mostra. Carta da parati dalle fantasie optical, trame e tessuti dai colori squillanti o inneggianti al flower power, legno e materiali sintetici dalle texture inaspettate, ritagliati e ricombinati insieme, danno vita a scorci di case lussuose, arredate all’insegna della Pop Art e del Vintage Design.

Le opere di Francesca Lupo sono un inno allo stile e al gusto, nonché all’eleganza di un’epoca moderna già riconosciuta come classica. Le citazioni di vintage design che abbondano oggi sulle riviste di arredamento o di interior design non sono che una conferma di questo diffuso recupero di stilemi, motivi ornamentali o anche semplicemente di abbinamenti cromatici propri di un passato più che recente.

Welcome to Las Vegas 25x25Nel titolo la mostra cita ironicamente un’opera del 1956 di Richard Hamilton intitolata Just What Is It that Makes Today’s Homes, so Different, so Appealing? interrogandosi su cosa renda così affascinanti gli interni retrò. L’artista inglese, precursore della Pop Art, nella seconda metà degli anni cinquanta assemblava prospettive di interni in cui si condensavano le icone — estetiche, tecnologiche o mass-mediatiche — della sua contemporaneità, oggetti del desiderio e luoghi comuni propri di un ipotetico domani, migliore perché più moderno.

Ironia della sorte, nel 2016 si verifica un’inversione di rotta: non solo non si vive in capsule spaziali o in case dal design avveniristico o futuribile, stile Space Age, ma ci si guarda indietro con nostalgia. Lo stile vintage sembra aver conquistato il futuro e gli anni 60′ sembrano essere più che mai contemporanei: so, just what is it that makes yesterday’s homes, so different, so appealing?

Tre sono i progetti in mostra a Spacenomore:

“Papers Interiors” : prospettive di interni, che sembrano essere colte oltre una finestra aperta, sono il luogo in cui l’architettura, alimentandosi della passione di sempre per la letteratura e per il cinema, si libera e diventa gioco, configura spazi inventati ripartendo da bozzetti, schizzi di  studio o semplicemente da frammenti di materiali reali. Sono spesso ritrovi casuali di materiali dai pattern desueti, reperti iconografici scovati in vecchie riviste o personaggi famosi in pose particolari che ispirano di volta in volta la creazione sia di nuove storie che di spazi e architetture inedite, sempre caratterizzate da un’inconfondibile quanto sofisticata allure vintage. Ogni vista, ogni stanza minuziosamente raccontata e descritta tramite i raffinati assemblage materici, è vissuta e animata da divi del cinema o icone mediatiche del tempo, ma sempre come figure diafane, sbiadite, quasi a sottolineare la loro appartenenza a un’epoca lontana. Da soli o in compagnia, gli attori di queste mise en piece non sono presenze casuali ma partecipano alla storia sottesa ad ogni opera, alla sua narrazione, anche se in modo discreto, lasciando sempre in primo piano l’ambiente ri-costruito.

“Case Study Houses”: il punto di vista si sposta in esterno ed è l’edificio ad essere rappresentato: la sovrapposizione e l’avvicendarsi di texture, colori e pattern dei reperti più disparati si evolve sino a diventarne la “pelle” e definirne così architettonicamente i prospetti. Questa serie trae ispirazione dall’omonimo esperimento di progettazione di unità residenziali affidato tra il 1945 e il 1966 a celebri architetti americani.

“Histoires d’amour et papier”: veri e propri teatri di carta in cui sullo sfondo di sontuose scenografie classiche ha luogo una recita muta, sfavillante e surreale, popolata di figure di amanti appassionati e animali esotici, rappresentano il tentativo di andare oltre la tridimensionalità dello spazio, solo evocata e simulata dai collage, alla conquista di una terza dimensione concreta e una profondità reale, dando spessore e verità a una visione puramente onirica e da fiaba.

La mostra sarà visitabile fino al 10 aprile con orari lun-ven, 10-19.

 




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