Due storie di teatro, due storie di vita


Sono seduto in quinta o sesta fila centrale, la prima volta, un pochino più indietro ma sempre allineato al palco la seconda, entrambe posizioni perfette per godersi anche i respiri.
E me li godo tutti, perché sono tanti. Dettati da un ritmo pressoché perfetto. Che chi ama il teatro e lo sa leggere apprezza enormemente, perché sa essere il risultato di un lavoro meticoloso, dettagliato e straordinariamente faticoso. E il ritmo teatrale, è bene precisarlo, non significa velocità, anzi. Significa essere esattamente nel tempo scenico, nello spazio tra una battuta e l’altra e perfettamente allineati al contesto che si sta raccontando.
Dare la battuta nel tempo giusto, fare l’entrata nel tempo giusto, respirare nel tempo giusto: i due spettacoli che ho visto, a distanza di un paio di settimane l’uno dall’altro, sono esempi perfetti di quello che significa ritmo teatrale.

IspettoreGeneraleIl primo, “L’Ispettore Generale” di Gogol, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto. E’ un testo della prima metà dell’ottocento, attualizzato ai giorni nostri nella versione a cui ho assistito.
Siamo in un paesino della steppa Russa, governato e popolato da truffatori dello stato, che vivono di ruberie fiscali e gioco d’azzardo illegale. La quiete della cittadina viene interrotta quando, per un assurdo equivoco, gli abitanti si convincono che due vagabondi siano in realtà un ispettore generale mandato dal governo per accertamenti fiscali e il suo assistente. Comincia quindi tutta una serie di situazioni grottesche e paradossali, che ovviamente portano a risate continue ma che mantengono un retrogusto profondamente amaro, una drammaticità della quale l’intero spettacolo è permeata.
Il finale manterrà questo tratto distintivo, lasciando poco spazio all’allegria e moltissimo all’amarezza.

favinoIl secondo, “Servo per due“, rivisitazione in chiave moderna de “Il servitore di due padroni” di Goldoni sceneggiata, diretta e interpretata da Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli.
Un servo furbo e poco incline alla fatica cerca ogni qualsivoglia stratagemma per mangiare, guadagnare qualche soldo e conquistare la donna che lo affascina. Arriverà ad avere due padroni, totalmente ignari della situazione ma le cui storie si riveleranno intrecciate, fino a un finale rocambolesco e oltremodo divertente. Uno spettacolo che mischia varietà – con l’orchestra dal vivo a fare da intramezzo musicale suonando pezzi celebri degli anni ’60 e ’70 italiani – e straordinaria comicità, che spezza la cosiddetta quarta parete, con un’interazione continua del protagonista con il pubblico, un gioco di improvvisazioni che coinvolge lo spettatore, quasi fosse una vera e propria diretta, senza copione, senza sceneggiatura, senza prove, solo gioco. In realtà, naturalmente, anche questi momenti sono studiati dettagliatamente e sono perfetti esempi di quel ritmo teatrale descritto in precedenza.

Pur essendo spettacoli sostanzialmente differenti tra loro – il primo molto più amaro, nonostante un tono da commedia e risate assicurate, il secondo più leggero e scanzonato, nel quale si ride dall’inizio alla fine – hanno moltissimi punti in comune, che mi hanno portato ad avvicinarli in un’unica recensione.
Oltre al già più volte citato ritmo, un altro aspetto importante è la coralità: sono entrambi spettacoli con parecchi interpreti ed è suggestivo vedere come l’interazione tra i vari personaggi sia sempre naturale, spontanea e frutto di intesa e relazione forte e coesa. Le entrate e le uscite sono molteplici e sempre accompagnate da reazioni naturali, come se si verificassero per la prima volta e nessuno sul palco se le aspettasse.
Il respiro comune tra attori e spettatori, nel momento di un ingresso, di un colpo di scena, di un particolare evento, rende entrambi gli spettacoli estremamente reattivi e catalizzatori. Nonostante la lunghezza, è pressoché impossibile annoiarsi.
La modernizzazione delle storie, attualizzate scenograficamente nel caso di Gogol, che tratta temi drammaticamente moderni, come corruzione e sperpero di denaro pubblico, e che ha reso quindi quasi naturale la versione che richiama la società d’oggi, e stilisticamente nel caso di Goldoni, appigliandosi ad un farsesco della maschera che, in qualche modo, era precursore del moderno varietà.
Ultimo ma non meno importante, la straordinaria qualità attoriale. Questo sembra un punto quasi scontato ma, ultimamente, è bene sottolineare quando è presente. Vedere volti noti a livello nazionale come Favino diventare veri e propri animali da palcoscenico, sporcarsi e giocare col pubblico, è quantomeno affascinante e stimolante, per chi ama il teatro. E tutti coloro che lo hanno accompagnato, come tutta la compagnia che ha messo in scena Gogol, hanno regalato ogni emozione avessero in corpo e nell’anima, donando tutto per il bene dello spettacolo e di chi li ammirava. In una parola, hanno dato meravigliosa energia.

Due spettacoli, due storie di teatro, due spaccati di vita. Per mettersi in gioco ancora e sempre. Per credere nel proprio lavoro e nella propria vocazione. Per continuare a sperare che l’arte sia un sogno da cavalcare e non da sopprimere. Due platee piene ad applaudire con forza attori esemplari, che mettono in scena l’uomo, in tutto se stesso.
Retorica? Forse. Ma ogni tanto è indispensabile.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *