Diabolik Anno LIII Numero 1: la recensione


Diabolik_CopertinaQuando si parla di fumetto seriale italiano ci sono due personaggi che non possono essere non nominati: Tex Willer e Diabolik. Ma, mentre Tex Willer è noto perlopiù tra noi italiani, Diabolik è un’icona internazionale: cinquantatré anni di storia editoriale, 801 storie inedite alle spalle. Insomma, non proprio un novellino delle nuvole parlanti. La Astorina, la casa editrice che porta avanti l’eredità delle sorelle Giussani, ha deciso che dopo tutti questi anni è il momento di portare una ventata di aria fresca:  alla progressiva innovazione di contenuti nelle testate collaterali (Il Grande Diabolik, DK) è seguita la scelta, storica e rivoluzionaria per Diabolik, di un copertinista fisso, nel caso particolare il bravo Matteo Buffagni.

Proprio dalla copertina partiamo ad analizzare il diaboliko albo di questo mese: dinamica e frizzante, porta davvero aria nuova nello statico panorama delle cover degli albi dell’uomo senza volto. Il Diabolik di Buffagni è cattivo e deciso, giovanile ma riconoscibile; insomma, innovazione e classicismo si fondono dando vita ad una miscela esplosiva di passione e amore per il personaggio. Stessa passione e stesso amore che traspaiono anche dalla storia imbastita dal duo Gomboli (soggetto) e Faraci (soggetto e sceneggiatura). La sceneggiatura è quanto mai classica, con Diabolik che, per portare a termine il colpo del mese è costretto a scendere a patti con un corpo di polizia privata dove emerge, per coraggio e levatura morale, l’agente Carla, bella e decisa. La struttura del racconto è solida e la scrittura di Faraci conferisce un buon ritmo al racconto concedendo, di tanto in tanto, uno strappo alla regola della doppia striscia per tavola e introducendone una terza.

Infine i disegni del trio Barison-Montorio-Merati: belli, dettagliati e dinamici, pagano però una eccessiva predisposizione dei tre ai retini, che appesantiscono la lettura del disegno e lo rendono barocco, perdendo la loro reale funzione di dare profondità al disegno e introducendo un manierismo un po’ fine a se stesso.

Fatta eccezione per qualche ingenuità di troppo e un uso eccessivo e ridondante di spiegazioni nei “baloon del pensiero” dei personaggi, l’albo diaboliko si presta ad un approccio da parte di chi è a digiuno del personaggio e vuole avvicinarsi a un tipo di fumetto che risponde alle esigenze degli amanti del genere noir o a chi si avvicina a un albo a fumetti con il semplice intento di passare mezz’ora in spensieratezza.




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