CollettivO CineticO e Alessandro Bedosti a Danae Festival


10 Miniballetti di CollettivO CineticO, interpretato da Francesca Pennini, e Das Spiel – un rito di guarigione di Alessandro Bedosti sono stati entrambi un’esperienza forte e significativa per il pubblico di Danae Festival.

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© Michela Di Savino

Francesca Pennini ripercorre con leggerezza, ironia e disincanto le coreografie ritrovate in un quaderno rosso a spirale delle elementari, dove figure possibili e impossibili si rincorrevano tra le pagine e le righe di un’infanzia vissuta sulle ali della fantasia. Se vogliamo trovare un paragone per questo spettacolo contrassegnato dalla potenza e dall’elasticità della performer, lo ritroveremmo a nostro avviso nelle Lezioni americane di Italo Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità e coerenza sono gli elementi essenziali, a detta dello scrittore, che la scrittura del nuovo millennio avrebbe dovuto possedere. Non sono forse le medesime ricercate dai movimenti precisi e lineari, dalle torsioni e dalle tensioni, dalle spaccate e dai grand pleis del corpo flessuoso e sinuoso della ballerina? Con la sua agilità e la sua bravura Francesca Pennini trasforma in danza e in coreografia non solo il suo mondo interiore, ma l’intero mondo naturale che ha conosciuto con gli occhi curiosi e vispi che solo i bambini hanno. L’esperienza maturata ha fatto sì che questo mondo infantile fosse filtrato e vissuto, mantenendo però la vivacità, l’allegria, i colori e i suoni originari, di un’atmosfera non perduta bensì ritrovata.

12188226_10153328758182675_1943159071522136453_oAlessandro Bedosti, protagonista insieme ad Antonella Oggiano, di Das Spiel – un rito di guarigione stupisce e commuove, fa riflettere e ammutolisce lo spettatore che si ritrova immerso, quasi a sua insaputa, in una dimensione del tutto estranea a questo mondo. La performance ha inizio con i due attori che sfogliano libri e riviste, mentre il pubblico ancora entra alla spicciolata, forse neppure facendo caso a quello che sta avvenendo realmente. I libri vengono poi riposti, ma sono i gesti e gli oggetti ad attrarre di seguito l’attenzione degli spettatori: gesti lenti ma duri, silenziosi ma significativi, banali ma essenziali. I gesti e i corpi interagiscono tra di loro ed interagiscono con l’ambiente circostante e con i segni che esso dispiega, senza strepiti né rumori ma con una leggerezza e delicatezza che sono allo stesso tempo pesantezza e gravezza. La donna comincia a spogliare l’uomo, senza malizia né erotismo, ma con cura e accortezza, come se volesse liberarlo dal peso dell’essere uomo per farlo tornare in contatto e in comunione con la sua vera natura ed essenza – non a caso il lettore cd fa risuonare in sottofondo il cinguettio degli uccelli e il fruscio degli alberi, facendoci quasi credere che tutto avvenga in un bosco, o almeno a noi piace pensarlo. Gli oggetti parlano e raccontano essi stessi una storia nella storia, sono indispensabili per la guarigione del malato: i libri, la sedia, la croce, gli abiti, i vestiti. La guarigione avviene con un processo che viene condotto dalla performer con la massima serietà e scientificità, come se sapesse esattamente ciò che va fatto e ciò che non va fatto per la salute del suo paziente. Un paziente sottomesso e remissivo, che si fida ciecamente del suo medico e si affida totalmente e senza riserve a lui. Ma la guarigione, si sa, non è di questo mondo…

 




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