Chiude “Bellezza divina” a Palazzo Strozzi


banner-bellezza divinaPalazzo Strozzi non sbaglia un colpo. La mostra che si conclude domani, “Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana” è l’ennesima dimostrazione della volontà di creare mostre-evento, sì, ma cariche di contenuti e di temi nuovi e non scontati.

L’idea di affrontare il tema del Sacro, della rappresentazione religiosa tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, con lo sguardo rivolto in particolare al panorama toscano e italiano, nonostante gli autori richiamati fin nel titolo siano grandi nomi del panorama internazionale, ha attirato più di 155.000 visitatori. Un gran risultato, nella città del Rinascimento e degli Uffizi. Merito di una sapiente opera di promozione e comunicazione e di una rete di iniziative collaterali: nell’era del dopo-Bradburne la formula non cambia, anzi viene potenziata.

E. Munch, Madonna II

E. Munch, Madonna II

V. Corcos, Annunciazione

V. Corcos, Annunciazione

Il tema della mostra è interessante e pone spunti di riflessione notevoli. Tra fine ‘800 e inizio ‘900 l’arte in generale vive un profondo mutamento; così l’arte sacra, da sempre legata a soggetti per così dire canonici e a iconografie che poco lasciavano all’invenzione, viene investita anch’essa da una riflessione e un’innovazione che prende tante strade quanti sono gli artisti in mostra. E gli esiti sono quanto mai dirompenti col passato: come non scandalizzarsi di fronte alla Madonna II di Edward Munch, nella cui cornice fluttuano spermatozoi che convergono verso un feto, ad indicare la dimensione sacra della fecondazione? Come non restare interdetti davanti all’Annunciazione di Vittorio Corcos, nella quale la Madonna ha un’aria sognante che nessuno attribuirebbe mai alla Vergine, mentre l’Angelo arriva in lontananza? Come non riconoscere la periferia industriale di una città nell’Entrata di Cristo in Gerusalemme di Giovanni Costetti? Come non commuoversi davanti alla pietà di Vincent Van Gogh, nel riconoscere nelle sembianze di Cristo morto il ritratto del pittore a pochi mesi dalla morte? Come non impressionarsi davanti alla monumentalità e fissità del gruppo scultoreo de Il Figliol Prodigo di Arturo Martini?

M. Chagall, Crocifissione bianca

M. Chagall, Crocifissione bianca

G. Costetti, Entrata di Cristo in Gerusalemme

G. Costetti, Entrata di Cristo in Gerusalemme

Un capitolo interessante è costituito dalle opere realizzate negli anni della II Guerra Mondiale, nelle quali il soggetto viene fortemente attualizzato e caricato di significati simbolici: così la Crocifissione bianca di Marc Chagall denuncia nel 1938 le persecuzioni contro gli Ebrei.

Infine l’Angelus di Jean-François Millet è la degna nota conclusiva di un percorso sul Sacro che va a toccare la sfera emotiva, personale, intima dell’uomo.



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