Quel “lazzarone” di Bruno Bozzetto


Un omino piccino dagli occhi azzurri e dall’inconfondibile accento milanese: ecco come si presenta IMG_2037Bruno Bozzetto, storico mago del cinema di animazione italiano, invitato dal Torino Film Festival a tenere un incontro-lezione con gli studenti dell’Università di Torino e tutti gli appassionati. Un evento che celebra e approfondisce una figura che la grande festa del cinema torinese ha deciso di celebrare con una mostra, inaugurata al Museo del cinema e visitabile fino al prossimo 11 gennaio, e con la proiezione durante i giorni di festival di alcuni capolavori firmati proprio Bozzetto.

Che questo omino sia non tanto un lazzarone, come si autodefinisce lui tra una battuta e l’altra, quanto un vero e proprio precursore dell’animazione non sono in Italia ma nel mondo, lo si intuisce presto ripercorrendo insieme a lui non solo clip e scene celebri, ma ascoltando rapiti la genesi di una passione per le belle storie che, fin da ragazzino, lo portò a ingegnarsi per costruire i più bizzarri mezzi con cui realizzare i propri film. Uno studio ricavato tra le mura di casa, un’asse da IMG_2031stiro e un papà esperto di elettronica: ecco così la prima macchina da presa domestica con cui mettersi all’opera e riportare in disegni e animazioni piccoli cortometraggi e idee saccheggiate guardandosi intorno. “Ho iniziato come un artigiano, scoprendo una cosa sconosciuta, e quindi ho fatto di tutto, ma senza specializzarmi in nessun settore” – ha esordito Bozzetto – non posso insegnarvi niente, solo raccontarvi l’avventura di questi anni”.

Un’avventura che ha al suo centro l’idea del cinema, in particolare la possibilità di manipolazione e creazione offerta dal montaggio: “ero affascinato dall’idea di poter ricostruire da solo un film totalmente diverso da quello che avevo girato, era un modo per raccontare storie”. In questa ricerca, svolta già da ragazzino con una storica macchina da presa 8 millimetri, Bozzetto era ispirato anche dai lavori di Disney che arrivavano da oltre oceano: capostipite dell’animazione mondiale, il papà di Mickey Mouse raggiungeva un pubblico esteso con prodotti nuovi e all’avanguardia, che grazie al lavoro, al tratto e alle idee di alcuni grandi disegnatori e animatori, come Norman McLaren, citato dallo stesso Bozzetto, avevano un magico potere di influenza. “Avevo delle idee – prosegue Bozzetto – volevo fare qualcosa ma intorno avevo solo Disney, come si faceva?”.

IMG_2035Bastava un pizzico di passione, e i pomeriggi passati al museo egizio di Torino a disegnare le mummie, redarguito dal custode: ecco che nel 1958 prende vita “Tapum!” il primo corto firmato da un Bozzetto ventenne, notato al festival di Cannes e volano di futuri successi e di una carriera ricchissima. “Ci mettevo passione, sentivo di fare qualcosa di nuovo e di essere un pioniere: il fatto di realizzare qualcosa che mi piacesse mi dava una libertà incredibile. Dopo il primo lavoro ho continuato con i corti: non portano nulla, se non il piacere di dire quello che volete”.

Da qui, la strada è aperta: arrivano il Signor Rossi, parodia dell’uomo comune italiano, il Carosello e le commissioni pubblicitarie che permettono allo studio Bozzetto di allargarsi e arrivare alle nomination per Berlino e per l’Oscar. Nel 1965 il primo lungometraggio, “West and Soda”, a detta di Bozzetto un elogio delle cose non perfette (la sceneggiatura fu addirittura scritta dopo la realizzazione del film!), dove mancando linguaggio cinematografico e tecnica ha vinto la voglia di fare e di arrivare al pubblico.

Se Disney aveva influenzato gli inizi, non ha smesso mai di suggerire idee nuove allo studio Bozzetto, Scan0003che nel 1977 uscì con l’alternativa italiana a “Fantasia”, ovvero “Allegro non troppo”, un montaggio di animazioni sulle note classiche. E la musica, lo ha ribadito Bozzetto oggi a Torino, è infatti uno degli elementi fondamentali della sua animazione “la colonna sonora e i rumori aiutano tantissimo e forniscono un sacco di soluzioni” ha spiegato facendo assaporare clip dalle sue tantissime creazioni. Altri segreti per dei buoni film di animazione? La semplicità, riscontrabile in tutto Bozzetto, l’umorismo, quella pillola di sarcastico e irresistibile divertimento che permea tutte le avventure dei suoi strampalati e teneri personaggi, e, passando alla tecnica, i campi lunghi, vero spazio di gioco infinito. Ma alla fine, dietro a tutta questa avventurosa storia, dietro ai consigli e al passaggio al digitale, e ancora dietro alle difficoltà e contraddizioni che da sempre il mercato dell’animazione si porta dietro, una sola cosa resta necessaria: una buona storia, è così che ha concluso la sua lezione Bozzetto: “il momento in cui iniziate a fare un film è il più bello, perché siete tutti uguali, voi come Lasseter, anche se i suoi studi hanno centinaia di persone e voi siete in tre: approfittatene!”.

 




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