Big Bang Tv: il TFF esplora la serialità


Dopo 31 edizioni caratterizzate dalle esplorazioni tra cinematografie emergenti, documentari e cinema internazionale meno noto, quest’anno il Torino Film Festival si apre alle serie tv, e lo fa con stile.
Presentando le prime incursioni nella direzione di serie tv di registi come Jane Campion e David Fincher, la manifestazione guidata da Emanuela Martini e Paolo Virzì inaugura quest’anno la sezione Big Bang Tv.

Tutto ciò perché il Festival, sempre attento alle tendenze internazionali, non ha più potuto evitare di riflettere sul mondo delle serie tv. Nel panorama produttivo commerciale, quello delle serie tv è infatti un mercato aperto e artisticamente elastico, in grado di riservare prove stilistiche innovative.

È David Fincher a dirigere le prime due puntate pilota di House of Cards, la serie televisiva americana del canale video on demand Netflix con Kevin Spacey e Robin Wright.

Frank Underwood è l’assistente del leader politico di maggioranza appena eletto, a cui viene negata la nomina a segretario di Stato che gli era stata promessa in campagna elettorale. Questo tradimento lo porta a pianificare strategie complesse e sottili per appropriarsi del potere che si aspettava.
Kevin Spacey, esaltato da Fincher in tutto il suo magnetismo posato e severo, Robin Wright, la bella moglie del protagonista, in bilico tra freddo calcolo e sincera complicità con il marito, sullo sfondo una Washington notturna, laboriosa e impegnata a pianificare strategie politiche, con i suoi luoghi di potere, le chiese, i centri culturali, le gallerie.
Il protagonista ci da il benvenuto a Washington, il suo mondo, guardando direttamente in camera e coinvolgendoci nelle spiegazioni di ciò che succede, nelle strategie in atto, e nei giochi di potere che rende eterni, contrapposti alla bramosia di denaro, che porta a vittorie solo temporanee.
Non mancano i grandi luoghi comuni della retorica americana. Strategie di potere e deliri d’onnipotenza a parte, Fincher gioca con le icone dell’americanità più originaria, come il carrierismo e le analisi politiche nelle redazioni giornalistiche, la beneficenza e il mondo delle associazioni no profit, fino ad arrivare alle costolette al barbecue “bulimicamente” consumate all’alba per godersi una vittoria politica.

Grazie al formato seriale e alla presenza di grandi professionisti del mondo del cinema come Spacey e Wright, Fincher costruisce un serial che strizza l’occhio al più canonico cinema hollywoodiano. Una serie del tutto targata USA, che però si fa apprezzare per il lavoro sull’onnipotenza dei corpi, che imperiosi e impietosi entrano ed escono dai luoghi di potere avvolti in eleganti cappotti scuri, mentre un mondo parcellizzato in gerarchie sembra ruotare intorno ai loro voleri.
Inoltre la serie rappresenta un’innovazione anche per il formato di distribuzione adottato in America. Infatti negli States le puntate sono visibili in streaming su Netflix, il canale televisivo su internet testimone di un profondo cambiamento nelle metodologie di visione. Novità non apprezzabile in Italia, dove molto probabilmente il serial – sebbene non ci sia alcuna decisione in tal senso – verrà affidato alla circolazione televisiva canonica.

House of Cards è un buon prodotto dunque, termometro degli indirizzi americani della produzione audiovisiva, che il TFF non ha mancato di valorizzare, e che siamo sicuri sarà in grado di seguire con lo stile e l’attenzione che contraddistinguono da sempre la manifestazione torinese.




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