Arturocontromano: stratificazioni musicali e simpatia al _Reset Festival 2013


Si sono esibiti sul palco dell’area media al _Reset Festival 2013 nel tardo pomeriggio di sabato 14 settembre, in formazione ridotta, perché in tutto sono sei elementi, quattro dei quali hanno accettato di passare al nostro tavolino e raccontarci qualcosa del loro gruppo. Guai però a chiedergli informazioni sul loro nome! Ecco a voi gli Arturocontromano!

Raccontateci qualcosa di voi:

Paolo (tastierista): siamo un gruppo stratificato, nel senso che siamo cambiati parecchio nel corso degli anni. Nasciamo come un gruppo di amici che si divertivano a fare musica. Anno dopo anno siamo cresciuti, abbiamo fatto canzoni e dischi e abbiamo girato un po’ ovunque, arrivando a Roma, nelle Marche, in Umbria…Abbiamo partecipato a tutte le edizioni del Reset, fin dal primo anno.

E in quanto alla vostra musica?

Paolo: anche la nostra musica è stratificata, non abbiamo un vero e proprio genere: siamo nati come ska band, ma abbiamo poi subìto un’evoluzione, che ha seguito anche i cambiamenti che sono avvenuti tra i nostri componenti, abbiamo cambiato spesso elementi.

Fabio (chitarra): Quindi cambiamento, contaminazione di vari interessi e generi e così il nostro sound si è spostato verso altro, e resta sempre difficile definirlo in poche parole. Potrebbe essere un rock-pop italiano, che spazia anche in altri generi, fino a raggiungere anche la bossa nova, e in cui diamo maggiore importanza ai testi. Scrivere le nostre canzoni è un lavoro continuo e molto, molto faticoso: riunire sei teste in una è molto complicato!

Cosa c’è in cantiere al momento?

Valerio (voce): il nostro forno è sempre acceso, probabilmente dal prossimo mese cominceremo a tirare giù le linee per il nuovo disco, di più non saprei dirvi perché dobbiamo ancora incrociare un po’ le idee per i pezzi nuovi.

Dario (basso): stiamo anche lavorando però su un acustico, tutta la discografia Arturocontromano a partire dal 1999, non avevamo neanche vinto i mondiali, avevamo ancora il pannolino!

Fabio: visto che siete una rivista di arti varie ne approfittiamo e un po’ in anteprima vi diciamo che questo disco sarà presentato nell’ambito di una mostra fotografica ispirata alle vostre canzoni.

Artintime allora vi seguirà con piacere! Ma parliamo un po’ del vostro ultimo disco, “Quello che ci resta”, prodotto da etichetta _Reset…

Paolo: come dicevo, abbiamo fatto tutti i festival _Reset, abbiamo conosciuto i ragazzi che organizzano e ci siamo trovati, messi d’accordo e abbiamo detto “sarebbe figo fare una produzione insieme”, visto che chi organizza il _Reset sono musicisti come noi, del panorama torinese. Noi avevamo un bel po’ di materiale, loro ci hanno aiutato nella parte di arrangiamento e produzione. Questo disco raccoglie gli ultimi anni della nostra attività, un po’ spinto verso alcune sonorità rock ma visto che non ci facciamo mancare niente, ogni tre pezzi cambia il genere, così se credi di aver capito qualcosa ti accorgi che ti eri sbagliato.

Dario: questo è allo stesso tempo un pregio e un difetto, da musicista non vedo difetti a dire facciamo tanti generi, ci sono tante influenze. Ma quando ti confronti con una produzione, ed è stato il nostro caso, c’è sempre però la domanda se bisogna unificare i pezzi, il disco deve suonare in un certo modo… Quindi lì si apre un discorso complicato, da un punto di vista è vero che un disco debba suonare in un certo modo, la gente ha anche bisogno anche di ascoltare e sapere cosa sta ascoltando. Deve rappresentare quello che il compositore e la band è in quel periodo. Il fatto che ogni pezzo suoni un po’ per conto suo può essere un bene per chi è abituato ad ascoltare cose e generi diversi, ma non è un legante per tutto il disco…

Paolo: i testi invece hanno più un’uniformità riflessivo-introspettiva, in tutte le canzoni c’è una sorta di percorso interiore

Visto che siete un gruppo stratificato di esperienze e sonorità, con che musicista collaborereste?

Paolo: Vinicio Capossela

Fabio: Max Gazzè

Dario: dico una cosa veramente brutta, io andrei di John Mayer, sull’americano! Perché secondo me degli attuali è uno che sperimenta molto però non fa produzioni che passano subito, al pubblico di massa piacciono e arrivano

Valerio: io farei una collaborazione con Tiziano Ferro, ma per dargliene tante! Seriamente, i brividi mi verrebbero con Lucio Dalla, però purtroppo non si può più.

Perché la gente dovrebbe ascoltare la vostra musica?

Valerio: perché Tiziano Ferro docet! E siamo molto simpatici… Da quanti anni fate radio voi?

Ma noi non facciamo radio, siamo una rivista!

Paolo: Valerio abbassa sempre il livello, dovete assolutamente ascoltare il nostro disco perché per quanto possiamo essere stupidi quando lo descriviamo, in realtà siamo più profondi di quello che sembra

Fabio: bravo! E nonostante sembriamo dei deficienti e forse anche un po’ lo siamo, abbiamo anche un lato profondo!

 




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