Arte e spiritualità alla certosa di Pavia


2015-12-19-422Determinati a goderci una gita fuori porta in questo non troppo gelido inverno, ci dirigiamo verso il comune di Certosa di Pavia, a circa otto chilometri dalla città di Pavia, dove sorge la celebre certosa, il complesso monumentale che comprende il Santuario dedicato a Santa Maria delle Grazie e l’annesso monastero. Ci arriviamo, un po’ ignari, aspettandoci un bel santuario e ci troviamo davanti a un gioiello dell’arte lombarda: e rimaniamo senza fiato. Edificata alla fine del Trecento da Gian Galeazzo Visconti e arricchita nei secoli a venire dai successivi Signori di Milano, decisi a renderla il simbolo della loro grandezza, la chiesa è talmente ricca di ornamenti artistici da essere un vero e proprio museo suburbano.

Solo la facciata, stracolma di decorazioni a bassorilievo, statue, medaglioni, trattiene lo sguardo del visitatore a lungo, ancor prima di varcare la soglia. All’interno le ricche cappelle laterali presentano opere dei più grandi artisti lombardi e non: da Francesco Cairo a Cristoforo Storer, dal lombardo Morazzone al Genovese Giovanni Battista Carlone, e ancora il Perugino, il Bergognone, Guercino… La cancellata che separa la navata dal presbiterio, lo spazio originariamente riservato al clero e precluso ai fedeli, è decorata con statue barocche e segna il punto di accesso a un luogo ancora più ricco di tesori. Straordinario è il coro ligneo rinascimentale intarsiato con quarantadue dossali raffiguranti santi o personaggi biblici in scenari architettonici o naturali, opera degna della pazienza e perizia certosina.

2015-12-19-423Altrettanto straordinario nella sacrestia è il trittico degli Embriachi (creato dal fiorentino Baldassarre di Simone di Aliotto, appartenente alla famiglia degli Embriachi), opera a intaglio di gusto tardogotico destinata a servire da pala dell’altare maggiore, interamente realizzata in avorio e osso. Simile a una facciata di cattedrale in miniatura alta due metri e mezzo, con tanto di formelle, statuine e bassorilievi, il trittico ebbe vita avventurosa: trafugato dalla certosa nel 1984, fu recuperato un anno dopo e sottoposto ad un lungo restauro per la ricollocazione di tutte le parti asportate.

Nel lato sinistro del transetto poi si trovano le statue giacenti di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, commissionate allo scultore Cristoforo Solari detto il Gobbo nel 1497 da Ludovico, dopo la morte della moglie appena ventiduenne. Questo monumento funebre destinato alla nobile coppia rimase di fatto vuoto, poiché Beatrice venne sepolta a Milano e Ludovico, catturato, morì in Francia. Da questo punto della chiesa, infine, il padre cistercense che ci accompagna ci guida per i chiostri: il chiostro piccolo che collegava, con i suoi portici, ambienti come la chiesa, la sala capitolare, la biblioteca ed il refettorio, e il chiostro grande con le celle per ciascun religioso, ognuna siglata con una lettera dell’alfabeto. Qui i monaci conducevano una vita di meditazione e si dedicavano alla produzione di manoscritti. E ancora oggi questo, ormai divenuto accessibile al pubblico, rimane un luogo di grande suggestione e bellezza.



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