Alessandro Manzoni a 230 anni dalla nascita


manzoni“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni”. Avrete sicuramente riconosciuto il celeberrimo incipit del romanzo di Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, che con una visione dall’alto trasporta il lettore nello spazio e nel tempo abitati dai protagonisti della storia.

Ricorre oggi il 230° anniversario della sua nascita, avvenuta a Milano; Manzoni era figlio di Giulia Beccaria, figlia del noto illuminista Cesare Beccaria autore del trattato Dei delitti e delle pene, e del nobile don Pietro Manzoni, nonostante corresse voce che il vero padre fosse Giovanni Verri, fratello minore di Alessandro e Pietro, gli intellettuali fondatori della rivista Il Caffè.

La figura di Manzoni viene solitamente associata alla corrente nordeuropea e specificatamente tedesca del Romanticismo: alti sentimenti patriottici e una profonda fede religiosa, con un’attenzione e un riferimento sempre costanti alle vicende delle “genti meccaniche e di piccolo affare”, che diventeranno protagonisti della sua opera più famosa e studiata. Tre sono state sostanzialmente le sue fasi poetiche: le tragedie – Il Conte di Carmagnola e l’Adelchi-, gli Inni sacriLa ResurrezioneIl nome di MariaIl NataleLa PassioneLa Pentecoste- e infine I Promessi Sposi. A questa produzione si aggiungano le due odi civili Marzo 1821 e Il Cinque Maggio, che celebra “la spoglia immemore/Orba di tanto spiro” del defunto Napoleone Bonaparte.

psIn tutta la sua produzione è evidente come la sua missione sia trasmettere contenuti elaborati e alti in modalità semplici e accessibili anche a un pubblico popolare, intendendo il termine non in senso dispregiativo. Un’opera deve avere “l’utile per scopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo”, ossia attraverso vicende e personaggi verosimili, vicini alla quotidianità e alla realtà, l’autore insegna al suo pubblico a cavarsela tra gli ostacoli della vita, utilizzando però una modalità di scrittura che sia coinvolgente e che attragga il pubblico di lettori o uditori. Non a caso, sarà proprio Manzoni a scegliere una lingua unica, andando a “sciacquare i panni in Arno”, che potesse essere compresa dal numero più alto possibile di “italiani” – nonostante il concetto di Italia fosse ancora in fase di definizione- ed è di nuovo lo scrittore milanese che nel 1868 propone all’allora Ministro della Pubblica istruzione Emilio Broglio la stesura di un vocabolario dell’uso del fiorentino, da diffondersi principalmente nelle scuole di tutta la Penisola.

Personaggi come la monaca di Monza, i bravi, l’Innominato, la timorosa Lucia e l’intrepido Renzo, seppur letti con una certa svogliatezza e riluttanza sui banchi di scuola, rimangono impressi e indelebili nella memoria e nei ricordi degli studenti, nonostante pochi arrivino ad assaporare davvero quale sia “il sugo della storia”, concentrandosi troppo sulla didattica e sulla necessità di memorizzare il più possibile. Oltre a essere una figura fondante e imprescindibile dell’Ottocento italiano dal punto di vista letterario, Manzoni è una pietra miliare della nostra cultura e della nostra storia nazionale, di un popolo che si apprestava a essere unito e italiano in senso vero e profondo.




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