A marzo l’hard boiled arriva dalla Danimarca


20160209103309_261_copertina_webÈ una bella giornata di marzo a Copenaghen, il sole primaverile illumina vie e quartieri e regala buonumore. Finché – come direbbe il protagonista, nonché narratore – non ci scappa il morto. Ma Assassinio di marzo non è una storia poliziesca troppo classica, perché dell’assassinio di un ricco mercante d’arte si occupa in primo luogo il protagonista, giornalista senza nome, freelance per la testata danese Bladet e già attore di altri romanzi di Turrèl. Con tanta smaliziata curiosità e intraprendenza, e con l’aiuto dell’amico agente di polizia, l’indagine si avvia e basta davvero poco – nemmeno 24 ore – per scoprire, dopo il primo cadavere accoltellato, altri due corpi senza vita, ancora caldi.

In un turbine di eventi fuori da ogni regolarità oraria, nel giro di altre 24 ore sarà ormai chiara la “pista artistica” dietro alla scia di sangue: il ricco mercante ucciso, che sfoggiava in casa un Pollock e un Léger, si rivela essere più che semplice mecenate di un giovane artista emergente misteriosamente sparito e irreperibile. Vittime improvvise, locali sospetti e la notte di Copenaghen, che cala sulle vicende e lascia spazio ai solitari monologhi da palcoscenico del protagonista, la voce del romanzo, ma a conti fatti la sua nervatura, con pensieri insoliti, personali e di un’ironia pungente e un po’ nera. Figura mai del tutto trasparente e univoca, l’innominato giornalista ricalca i tratti dei tipici personaggi del noir, o piuttosto dell’hard boiled, dei cui toni tutto il romanzo è intessuto. Come nei classici polizieschi americani, la barriera tra lecito e proibito sfuma nel pacato silenzio delle notti fatte di alcol e di vite affacciate a qualche bancone di bar, di passeggiate in scenari fumosi di nebbia e freddo. Il detective non è nemmeno tale, fuori da ogni principio di rettitudine, il giornalista col fiuto da segugio segue una pista investigativa per caso, per lavoro, o per una mai sazia curiosità.

L’ambientazione non è americana, certo, ma tra i regali di Turèll al lettore c’è anche, e soprattutto, quello di rappresentare uno sfondo danese perfetto per la situazione: quartieri ricchi e bassifondi, bettole dove sorseggiare un whisky (o anche più di uno) riflettendo su quanto sia varia e molteplice l’umanità. Iperborea, che ha saggiamente riproposto questo poliziesco a trama “artistica”, definisce il giornalista senza nome un “poeta metropolitano e virtuoso della penna, fonte inesauribile di immagini folgoranti che brillano di uno humour geniale e amaro”.

Parallelo al ritmo piacevolissimo della vicenda, e alla graffiante voce del suo protagonista, il mondo di una redazione giornalistica. Ma attenzione: è un mondo ormai lontano, di cui si legge con voracità e uno spirito un po’ vintage che fa sorridere davanti alla grande e organizzatissima macchina di un quotidiano cartaceo all’epoca – siamo negli anni Settanta – in cui non esisteva internet e per lanciare una notizia “bomba” come un delitto era possibile aspettare anche una mezza giornata, finché il giornale non sarebbe andato in stampa, e magari il pezzo avrebbe potuto essere arricchito con novità sul caso. Dello stesso tono, distante ma quasi cinematografico per la forza iconica, sono le cabine telefoniche da cui il protagonista chiama spesso: quando non c’erano i cellulari, i giornalisti – quelli hard boiled, ma anche quelli un po’ meno “personaggi” – lavoravano davvero così. Quel che pare a tratti sorprendente è la forza della trama che, seppure lontana per ambientazione geografica e per quelli che definiremmo usi e costumi di un passato recente, ha una vitalità dirompente.

Merito della forza di un personaggio e del mondo che gli ruota intorno, delle sfumature tra giorno e notte, luci e ombre di una città di cui scoprire un nuovo volto, come quello di insospettabili artisti e colleghi. Un’operazione riuscita, degna di molti filoni “gialli” che così tanto successo vantano ultimamente, ed è quello che auguriamo anche alla riscoperta di Turrél.

 

Dan Turèll è stato scrittore, poeta, giornalista, performer e instancabile flâneur nella sua Copenaghen, da cui ha attraversato da protagonista e innovatore la scena culturale danese di fine Novecento. Autore culto e modello per le nuove generazioni, prima della prematura scomparsa ha dato vita a ben 87 titoli. Assassinio di marzo fa parte di una serie di dodici gialli che hanno come protagonista il suo famoso giornalista senza nome. Della stessa serie Iperborea ha anche pubblicato Assassinio di lunedì.

 

Titolo: Assassinio di marzo

Autore: Dan Turèll

Traduttore: Maria Valeria D’Avino

Editore: Iperborea

Pagine: 272

Scheda dell’editore




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *