A Danae Effetto Larsen gioca con l’amore


“Quando persi sotto tante stelle / ci chiediamo cosa siamo venuti a fare / cos’è l’amore”: così cantava Elisa in un verso di Ti vorrei sollevare, brano del 2011. La stessa domanda, quale sia la natura dell’amore, se la sono posti Matteo Lanfranchi e Roberto Rettura che hanno dato vita allo spettacolo Functions, ovvero il gioco dell’amore, in scena sabato 31  e domenica 1 novembre al Danae Festival.

ph. Michela Di Savino

ph. Michela Di Savino

Ma se l’amore fosse solo e semplicemente un gioco, dove noi siamo soltanto pedine in balia di adrenalina, ossitocina e altre parole in -ina che hanno a che fare con i nostri ormoni? Se davvero le nostre relazioni fossero riassumibili in una funzione matematica, in cui dato l’elemento x otteniamo y, se davvero a+b=c? Se l’amore avesse davvero delle regole, se bastasse semplicemente scaricare un e-book sulla seduzione per conquistare la propria anima gemella?

E invece, no! Tutto sembra così semplice in questo gioco dell’amore che un coinvolgente Matteo Lanfranchi crea e disfa insieme agli spettatori, ma alle domande secche e che necessitano di una risposta altrettanto laconica il pubblico inizia a vacillare. Amore è passione o impegno? Anima gemella corrisponde a partner? Innamoramento è amore? Cosa significa innamorarsi? Ti sei mai innamorato/a? Non sono domande cui sia possibile dare una risposta univoca: ci sono varianti e variabili, imprevisti e sfumature. Ma nel gioco dell’amore di Effetto Larsen non sono concepite: o è sì o è no, non esiste il forse; altrimenti la nostra pedina rimane ostaggio delle nostre indecisioni e dei nostri tentennamenti. E’ il pubblico infatti che crea la storia d’amore, è lui il vero protagonista partecipante ed attivo.

ph. Michela Di Savino

ph. Michela Di Savino

Marco e Francesca si incontrano in una biblioteca e tra loro scatta subito la scintilla: è amore- o forse solo innamoramento? Nel turbine della passione e delle endorfine, i due decidono di convivere e di attribuire al loro legame una forma socialmente riconosciuta, se così vogliamo dire. Dopo poco, però, i meccanismi della coppia cominciano non funzionare bene: Marco e Francesca sono gli stessi, ma Marco vede ora con sguardo più lucido e razionale la sua compagna, quella che credeva essere la sua anima gemella, che, a detta degli amici, non è poi neppure così bella. Siamo giunti così ad un punto di svolta: impegno o passione? Sentirsi liberi di innamorarsi di nuovo o investire in una relazione già avviata? Abbandonare la strada vecchia o rimanerci? Il pubblico, dotato di due cartellini, uno rosso ed uno verde, ha potuto scegliere come muovere la pedina-Marco: cartellino rosso. Pathos, sentimento, libertà, innamoramento, dionisiaco contro impegno, amore, famiglia, relazione, apollineo. Tutto riparte dall’inizio, si ripassa dal via: si ha voglia di innamorarsi, per sentirsi completi, ci si innamora, si tenta l’approccio e, nella migliore delle ipotesi, si inizia una storia d’amore. E da qui, ogni volta, è una storia diversa, con variabili, imprevisti e sfumature. Un’equazione che non dà mai lo stesso risultato, una funzione che non è possibile rappresentare secondo le stesse coordinate. Perchè? Perchè siamo uomini. Perchè, purtroppo, ahimè, al cuore, davvero non si comanda… Se al cuore si potesse comandare, forse non avremmo neppure l’Iliade…

 

 




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *