A Bigger Splash


-A very domesticated movie that talks about a very domesticated rock star –


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Guadagnino torna a dirigere Tilda Swinton, dopo il successo di pubblico e critica di Io sono l’amore (2009) e lo fa con una storia ambientata nella splendida Pantelleria. Il regista palermitano, cresciuto in Etiopia, dipinge l’isola di magnifici colori rendendola il quinto personaggio principale e facendo sognare una interminabile estate italiana. Questo è forse il più grande merito della pellicola le cui riprese risalgono al 2014.

Marianne Lane (Swinton) è una rock star in riabilitazione dopo un intervento alle corde vocali e la recente perdita della madre. L’isola è il suo rifugio e il suo attraente compagno regista (Matthias Schoenaerts) la coccola e protegge come si farebbe di fronte a un cucciolo indifeso. Il loro idillio estivo, tuttavia, viene brutalmente scosso dall’arrivo di Harry (Ralph Fiennes) ex di Marianne. L’istrionico produttore musicale porta con se una irrefrenabile personalità, a tratti indigesta, e una giovane figlia illegittima (Dakota Johnson), sexy abbastanza da scombinare le carte in tavola. Presto le tensioni mal celate arriveranno a sfociare in irrimediabili eventi.

received_10208950024326974-1-724x429A trainare con forza la pellicola verso l’olimpo del cinema d’autore sono le incredibili performance degli attori principali. Ralph Fiennes da solo vale il prezzo del biglietto: il suo contorcersi a tempo di musica è il miglior intrattenimento. Un volto che sprigiona carisma e passione, che si regala alla camera da presa e incarna alla perfezione il mito del divertimento ad ogni costo.

Tilda, da parte sua, sfoggia un mutismo ricco di significati, che accentua l’importanza della fisicità e dell’espressività del suo personaggio. Il silenzio dietro cui si è trincerata non è unicamente una scelta di copione ma affonda le radici nella sua vita privata. Infatti, la Swinton ha deciso di impersonare Marianne dopo il reale trauma della morte della madre poichè rispecchiava la sua temporanea impossibilità di parlare. Guadagnino inserisce così, inteligentemente, questo tratto nel suo intreccio.

received_10208950023526954Peccato che il film non convinca fino in fondo. Si perde tra i generi. L’inizio sembra guidare verso la commedia leggera per poi virare sul dramma passionale, strizzando l’occhio al thriller, con un finale non scontato ma del tutto caricaturale nei confronti della giustizia italiana. Non a caso la scelta di un Guzzanti come commissario di Polizia.

I movimenti di camera hanno anche essi notevoli crisi di identità: le poetiche panoramiche si alternano a convulsi stacchi da video clip, i primi piani classici si intrecciano a ricercate soluzioni artistiche. Degna di nota, nonostante tutto, l’inquadratura che si allontana dalla piscina, il centro dell’azione del film, e che conclude il momento più drammatico.

Pallido il tentativo di inserire il tema sociale dell’immigrazione clandestina. Un contro-altare che, poichè solo vagamente indirizzato, non aggiunge ne priva la trama di contenuto ed è quindi irrilevante.

Un occasione mancata per dimostrare all’estero la capacità tecnica e di contenuti del cinema italiano. Guadagnino si redimerà con il vociferato remake di Suspiria (attualmente in pre-produzione)? Lo attende un  arduo compito e il benestare del maestro Dario Argento.




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