50 anni dalla scomparsa di Elio Vittorini


“Ad evitare equivoci o fraintendimenti avverto che, come il protagonista di questa Conversazione non è autobiografico, così la Sicilia che lo inquadra e accompagna è solo per avventura Sicilia; solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela. Del resto immagino che tutti i manoscritti vengano trovati in una bottiglia”. Con questa Nota, Elio Vittorini pone la parola fine al suo romanzo Conversazione in Sicilia, romanzo autobiografico ed onirico allo stesso tempo, descrittivo e insieme di finzione, che racchiude in sé le contraddizioni e le aporie dell’essere uomo.

Elio-Vittorini_AmericanaGià in queste righe, veritiere ma al contempo menzognere, si delinea il legame che lo scrittore ha intessuto da sempre con la sua terra d’origine, appunto: il viaggio di Silvestro Ferrauto da Milano alla Sicilia, protagonista del citato romanzo, avrebbe probabilmente avuto luogo ugualmente, ma sicuramente si sarebbe svolto diversamente se Vittorini non avesse inserito i suoi ricordi, il suo immaginario e le sue visioni provenienti direttamente dal territorio incerto, nebuloso e sconnesso dell’infanzia.  Nato nel 1908 a Siracusa, lo scrittore riuscì ad abbondare l’isola soltanto nel 1924, dopo vari tentativi di fuga.

Nel 1930 approdò tra i circoli intellettuali fiorentini, ma aveva già iniziato a correggere bozze e ad inviare articoli e pezzi narrativi a Curzio Malaparte, che li pubblicava sulla rivista Conquista dello Stato. Nel 1929 iniziò la sua collaborazione con la rivista Solaria e con l’articolo Scarico di coscienza, apparso su Italia Letteraria, per la prima volta accusò di provincialismo la letteratura italiana, quello stesso provincialismo che lo aveva portato a scappare dalla sua terra natia. Dal 1931, a causa di un’intossicazione da piombo, si dedicò soltanto alle consulenze editoriali e alle traduzioni dall’inglese, le più note delle quali sono quelle di Faulkner, Poe e Lawrence.

ortigia

Isola di Ortigia

Attestato su posizioni di fascismo di sinistra al momento dello scoppio della guerra civile spagnola nel 1936, si iscrisse poi al Partito Comunista Italiano e partecipò attivamente alla Resistenza. Proprio questa atmosfera e questa temperie compaiono nel romanzo del 1945, edito da Bompiani, Uomini e no. Il protagonista Enne 2, capitano dei GAP a Milano, crea una sorta di dialogo psicologico-sentimentale con l’autore, che interviene e sospende la narrazione, inserendo riflessioni e meditazioni personali, sulla scia dell’ermetismo e facendo ampio uso di simboli e metafore. La guerra e le vicende storiche vengono analizzate e scandagliate secondo un occhio umano e non documentaristico, secondo una modalità Umana, pur di fronte alla disumanità dei crimini commessi. Nell’editoriale del primo numero della rivista Politecnico, datato 29 settembre 1945, esprime così l’assurdità di quanto accaduto: “Non vi è delitto commesso dal fascismo che questa cultura [NdA la cultura occidentale, che parte dalla Grecia e arriva all’illuminismo e oltre] non avesse insegnato ad esecrare già da tempo. E se il fascismo ha avuto modo di commettere tutti i delitti che questa cultura aveva insegnato ad esecrare già da tempo, non dobbiamo chiedere proprio a questa cultura come e perché il fascismo ha potuto commetterli?”.

Dagli anni Cinquanta fino alla morte, diresse la collana “I Gettoni” e “Nuovo Politecnico” di Einaudi e le collane “La Medusa” e “Nuovi scrittori stranieri” per Mondadori. Ammalatosi di tumore allo stomaco, morì nella sua casa di Viale Gorizia a Milano il 12 febbraio 1966. Nel 2003 è stato inaugurato a Siracusa il Parco Letterario “Elio Vittorini”, che propone ai visitatori un lungo percorso guidato. Snodandosi per lo più nell’isola di Ortigia, il Viaggio Sentimentale – Il Garofano Rosso, questo il nome del percorso, attraversa i luoghi più significativi della vita e delle opere dello scrittore.




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