Etica dell’acquario – Ilaria Gaspari


etica-dellacquario-ilaria-gaspari-volandSuadente, è con questo aspetto che l’esordio narrativo di Ilaria Gaspari fa breccia nelle emozioni del lettore. Pagine di una storia dalla quale è difficile staccarsi, avvolti da invisibili spire che si fanno sempre più stringenti, vortice di detti e non detti, tra svelamenti di episodi del passato e nodi da risolvere. È una formula più che riuscita: Etica dell’acquario non solo “funziona”, ma mette in scena qualcosa di affatto banale: gli anni universitari di un gruppo di ragazzi. Non è banale perché siamo a Pisa, alla Scuola Normale, i ragazzi sopracitati sono tutti borsisti e alloggiano in un collegio, dove passeranno anni di studio e di vita. La Normale è l’acquario del titolo, una sorta di serra per la coltivazione di giovani talenti, dentro alla quale il clima è soffocante e fuori dalla quale si distende un mondo non solo distante, ma percepito come sbagliato, dannoso ai fini della rigorosa e altrettanto dura crescita in vitro.

Tra le quattro mura trasparenti dell’acquario si articola la storia di Gaia e dei quattro amici normalisti, che recuperiamo a ritroso, dai ricordi fluiti dieci anni dopo, nell’occasione insolita e oscura di una convocazione in questura, a Pisa. C’è Marcello, il fidanzato dell’epoca, ci sono Leo e Cecilia, spalle di anni di studio e vita comune nel collegio, scandita da tavoli di formica in mensa e caffè preparato su fornelli elettrici illecitamente nascosti nelle stanze. C’è Matteo, vittima di un suicidio a poco più di vent’anni, e soprattutto c’è Virginia, misterioso personaggio, avvolto da un’aura di ineffabile e sottile perversione, crudele quanto impalpabile.

Ma nessuno di questi personaggi è decifrabile in modo lineare: sfaccettature, non detti e ossessioni soffiano sul quel lungarno che connota una Pisa piovosa e offuscata nell’arancio malinconico dei lampioni, sul giardino segreto dell’ormai decrepito collegio universitario. Pisa stessa diventa un’ossessione, l’ennesima: nel fango del suo fiume c’è lo stesso paludoso fondo di quello stagno del giardino dove pesci deformi si laceravano l’un l’altro. È la metafora perno del romanzo, l’immagine dentro alla quale precipitano i vent’anni di Gaia, il labirinto dove perdere se stessi e la strada sicura davanti a sé, dove galleggiare annaspando tra obblighi, rinunce e spasmodica competizione.

Nella spirale di piani narrativi che si alternano in un intreccio inestricabile, la storia agguanta, invitando a correre verso la fine. Sottili ventose di angoscia le crescono addosso, ammantandola di una fascinosa e crudele atmosfera opaca, confusa, come un vetro appannato dietro al quale inseguire una verità che sfugge. Il potere è quello suadente di un noir: intensi contrasti di luce e ombra caratterizzano tutta la narrazione, segreti inconfessabili svelano la seconda faccia di personaggi apparentemente completi. Rumore di tacchi su selciati notturni, abbagliante luce di rossetti rossi che mascherano le ferite dei sussurri giudicanti raccolti in biblioteca, mentre nell’acquario sbocciano e sfioriscono corpi e amori, i futuri dei pesci accelerano o periscono, e il passato si incrosta sul muro vissuto di stanzette e ricordi.

Un piccolo e prezioso gioiello di pagine e scrittura, che non lascerà indifferenti.

 

Ilaria Gaspari è nata a Milano nel 1986 e si è diplomata in filosofia alla Scuola Normale di Pisa. Attualmente vive e lavora a Parigi, dove sta scrivendo la sua tesi di dottorato.

Titolo: Etica dell’acquario

Autore: Ilaria Gaspari

Editore: Voland
Pagine: 192

Scheda della casa editrice

 



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