L’impossibile recensione di una storia di pura umanità


COVERDifficile scrivere una recensione “classica” per un esordio letterario come Nel nome della madre di Alessandro Greco. Impossibile tenere chiusa la botola della molla soggettiva e personale che, fin dalla prima pagina, da quella lettera alla figlia che costituisce il primo capitolo, si miscela alla vicenda della storia, ne viene coinvolta, si commuove, nel senso etimologico del partecipare insieme. Quella che Greco, con un coraggio e una dignità inauditi, ha deciso di mettere nero su bianco tra le pagine di un libro è una storia vera, la sua storia, che si immerge in due momenti di quella che non potrebbe definirsi altrimenti che tragedia umana. Un tumore al cervello, prima, l’inspiegabile morte del figlio appena nato, immediatamente dopo.

Basterebbe già la menzione di questi due eventi per allontanare chiunque dal libro: cose talmente insopportabili e dolorose da essere relegate al baule del non detto, noi come struzzi che sotterrano la testa per fingere di non vedere che accade anche questo, al mondo. Ma l’autore ha vissuto la perversa sfida, e ha trovato una conciliazione sulla carta: è questa che ci offre, decorata con pensieri che sono densi come la vita vera. E dunque prendiamo il libro in mano, sollevati dal pensiero, egocentrico e umanissimo, del “non è a me che è successo”. Poche pagine, e con scosse emotive profonde il pensiero è già ribaltato: “potrebbe succedere a me, all’improvviso, ogni giorno”. Ed è così che si fa chiara l’impossibilità di una recensione, perché questo autore, uomo, marito e padre, diventa a ogni pagina sempre più un fratello, fratello uomo, insieme con ciascuno di noi sulla superficie di un’esistenza che ingloba splendori e dolori, mette a dura prova e scuote vite, altre ne fa nascere, altre si riprende, inaspettatamente, e senza motivazione.

La reazione a tutto questo dolore, che suo malgrado deve scendere a patti con l’ambiente ospedaliero, con ripugnanti rituali, spoliazioni che mettono a repentaglio la dignità di uomo e spalancano porte infernali di paura e di male assoluto, aprendo voragini buie e apparentemente insopportabili, ha un doppio segreto. Il più immediato è la scrittura, la cura, la destinazione di un’urgenza umana: lasciare una traccia, una testimonianza, un’impronta. Il secondo è la chiave di volta di tutto, la soluzione alla tragedia e la mano stretta al fratello uomo, che sia l’anestesista che ci ridà la vita dopo un operazione al cervello, che sia il barista sotto casa. È l’amore, niente altro che l’amore. Immenso, sterminato, puro e incontaminato. Quello che Alessandro prova per la moglie, Federica, quello che sboccia fortissimo per i figli, la primogenita Sara e l’atteso Edoardo, promessa di una vita nuova dopo l’orrore, ma, per un beffardo gioco del destino, generatore di nuovo orrore.

Non c’è morale spicciola dietro a un debordante romanzo del genere, né l’autore ha certo l’intenzione di erigersi a esempio, a sciagurato riferimento e monito per le vite altrui. Questa storia è invece una pura, limpida e sconcertante testimonianza di vita e di amore. Sconcertante perché non siamo abituati, non vogliamo e non ci piace mai scendere a patti con un dolore che annienta, con una paura che attanaglia, quella di morire. Commuovente, però, fino alle lacrime, perché dalle pagine di “Nel nome della madre” emerge una voglia disperata di vita e amore: nelle parole struggenti di un padre ai figli e alla moglie, nell’attesa piena di meraviglia in sala parto, nella ricostruzione delle macerie di due vite legate da un figlio andato via troppo, troppo presto, nella paura a cui solo la forza dell’amore può dare coraggio e forza.

“Sappi che io, adesso, mi rimbocco le maniche e inizio da subito a fare tutto il possibile per restare ancorato alla terra come una quercia. Io, adesso, mi metto a scalare il grattacielo per primo, senza guardare in basso ma solo spingendo dannatamente fuori tutta la forza che ho dai polsi alle caviglie. Io, adesso, faccio il diavolo a quattro e lo faccio per te. Lo faccio per regalarti Natali e compleanni con me seduto in poltrona”.

Uno qualunque, Alessandro Greco, uno come me, come voi, davanti al quale inchinarsi con spirito di fratellanza e rispetto, al quale stringere la mano per condividere niente altro che deflagrante umanità.

 

Alessandro Greco

Classe 1974, originario di Pescara, lavora nel marketing di una multinazionale dell’energia. Scrittore e blogger, ha pubblicato diversi racconti, oltre ad aver curato alcune antologie, tra cui (con Alberto Gherardi) Siria, scatti e parole (Miraggi 2014). Nel nome della Madre è il suo primo romanzo.

Titolo: Nel mome della madre

Autore: Alessandro Greco

Editore: Miraggi

Pagine: 272

Scheda della casa editrice



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