“Abbasso l’odio e viva l’amore”: gli “Elio” sul palco dell’Ariston


20160209_113410-1-724x429Un’attesa divertita e la consueta, classica, aurea di nonsense accompagnano gli Elio e le storie tese, preseti quest’anno al Festival di Sanremo con un pezzo che promette grandi cose: “Vincere l’odio”, un verso che riprende e capovolge il “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri e che, in barba allo standard della forma canzone, è composto da soli 8 ritornelli. Un tripudio di riferimenti metatestuali e citazioni, come consuetudine di un gruppo che vanta una serie di apparizioni festivaliere accomunate da un anticonformismo a carica ironica, provocatorio ma non troppo, al tempo stesso colto e sarcastico, basti pensare a “La terra dei cachi” e all’ultima, esilarante, “La canzone mononota”. “Non è certo da questo brano, ma dal primo giorno che ci siamo messi a comporre musica che cerchiamo di cambiare la forma canzone, diciamo che siamo annoiati dal classico standard che vede alternarsi strofa e ritornello: perché sprecare tempo con le strofe? È una questione che ci sta a cuore”. Specificano poi che sì, il ritornello è tale perché torna, mentre i ritornelli della loro canzone non si ripetono mai, sono degli “andantelli”. “I messaggi che lanciamo sulla forma canzone sono continui – hanno proseguito gli Elio sollecitati dai giornalisti incuriositi in sala stampa – anche se lo fanno tutti, non siamo mica obbligati a comporre musica così, siamo liberi!”.

Alla domanda sul perché del titolo, Elio ha risposto serafico: “siamo sempre stati in favore dell’amore e contro l’odio, la falsità e l’ipocrisia, il nostro è un titolo che sintetizza un’intera carriera all’insegna del vincere questo brutto sentimento, l’odio. Insomma, abbasso l’odio e viva l’amore”. Non si sbottonano però, gli Elio, sulla loro esibizione, che si preannuncia come consuetudine fuori dall’ordinario: “sarà un guardare interessante, bello no” promettono a proposito del look. L’unica certezza è l’assenza di Rocco Tanica, impegnato come l’anno passato nella pseudorassegna stampa in diretta dal roof dell’Ariston, e dunque impossibilitato per regolamento a presentarsi in gara.

2016-02-09 11.37.54-724x429“L’album contiene delle canzoni”, commentano infine con spiccata e sagace oggettività alle richieste di informazioni sul nuovo disco in uscita il 12 febbraio, dal packaging che promette provocatorie novità. “Dopo due secondi posti, non puntiamo certo al podio, non lo abbiamo mai fatto, ma al quarto posto – incalzano riportando l’attenzione sulla gara festivaliera – Anzi, quest’anno abbiamo fatto una scelta radicale, vogliamo arrivare tra gli eliminati ed essere ripescati dal pubblico, sarebbe il cammino più entusiasmante ed emozionante per un artista qui al festival, e se non accadrà invidieremo chi vivrà così teneramente questa esperienza”.

Primi in tante cose, soprattutto sul tradizionale palco nel tempio della musica italiana, gli Elio non smettono di segnare primati, e così porteranno nella serata dedicata alle cover un rifacimento molto particolare della Quinta sinfonia di Beethoven. È pur sempre una cover, come negarlo? Secondo lo stesso inequivocabile ragionamento, Rocco Tanica ha chiuso la conferenza-show facendo notare alla platea di giornalisti che, nell’ambito del consueto conteggio di parole ricorrenti nei testi delle canzoni festivaliere, la band sarà la prima – e probabilmente l’unica – a citare non le classiche “cuore-sole-amore” bensì “ebreo ellenizzato di tarso”. Una scelta che, oltre a generare la complice risata della sala stampa, promette grande divertimento per l’esibizione di giovedì sul palco dell’Ariston.




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